La testa tra le nuvole, e oltre

A volte bisogna avere la testa tra le nuvole. Perché è l’unico modo per passarvi attraverso, sbucarvi oltre e finalmente tornare a essere illuminati dal Sole e dalle stelle.

Altrimenti da quella coltre nuvolosa riguardo alla quale ci si convince (o si è convinti) che infilarci la testa sia inopportuno, sbagliato, azzardato, si finirà per essere costantemente limitati e, infine, per restarne oppressi, laggiù in basso, privi di luce e di energia.

(L’immagine è mia, ed è di qualche giorno fa.)

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L’infinito a portata di sguardo (reload!)

P.S. (Pre Scriptum): pubblicavo il post sottostante poco più di un anno fa, qui sul blog, e credo sia assolutamente consono anche all’evento astronomico di questa sera, seppur mi auguro che il suo invito possa sempre essere “consono” – per un necessario bisogno “antropologico”, ecco. Buona congiunzione Luna-Marte!

Spero proprio che gli esseri umani non perdano mai la preziosa capacità di restare incantati ad osservare il cielo stellato. Probabilmente alcuni la stanno già smarrendo, forse in certi casi non è colpa loro ma di mancanze altrui. Fatto sta che da sempre la volta celeste dona la più potente visione che l’occhio umano possa cogliere, una visione la cui intensa, soverchiante bellezza sa rimetterci al nostro posto – noi uomini sovente troppo dissennati e arroganti qui, su questo granello di roccia sperso nello spazio – e al contempo sa regalarci un’irresistibile, esaltante, incommensurabile sensazione di immensità, che possiamo percepire e sentire spandersi direttamente nel cuore, nell’animo e nello spirito. Null’altro sa darci tutto ciò e, ne sono convinto, niente altro è ugualmente prezioso e utile.

Incantatevi, a osservare le stelle, regalatevi questa emozione insuperabile. Sintonizzatevi sull’infinito, e vedrete che accadrà una sorta di prodigio: resterete coi pieni ben saldi a terra ma nella testa avrete la luce delle stelle.

“Osservare” nel profondo, non “vedere” in superficie

119234-1“(..) Troppo spesso noi esseri umani, che abbiamo avuto la fortuna – rispetto alle altre razze viventi sul pianeta – di sviluppare in modo approfondito una consapevole concezione quadridimensionale del mondo, in senso generale e non solo visuale, commettiamo il grave errore di limitarci a un’osservazione del mondo stesso sostanzialmente “bidimensionale”, per così dire. Un riferimento orizzontale, uno verticale e nulla più, quasi che, ormai assuefatti alla tele-visione della realtà attraverso uno schermo televisivo o similmente tale, nella quale la “distanza” che l’etimo greca del termine identifica è priva di profondità e ancor più della dimensione temporale, si porti e utilizzi quel modo di vedere le cose anche nel mondo reale, restando sulla superficie della visione proprio come se vi fosse uno schermo oltre il quale è impossibile andare e dal quale, gioco forza, dobbiamo ricavare qualsiasi dimensionalità. Guardiamo il paesaggio come se l’immagine scorresse in TV ovvero sul web, come se non vi fosse la possibilità di penetrarlo, di andarci dentro e dunque aggiungere una terza dimensione e poi, una volta in esso, avere cognizione pure della quarta dimensione, quella del tempo. Non solo: in fondo, pure restando in un mero ambito percettivo di tipo bidimensionale – orizzontale/verticale – si possono ricavare innumerevoli altri riferimenti dimensionali, i quali nell’insieme danno corpo alla nostra osservazione, la arricchiscono di molti particolari, dettagli, intuizioni, cognizioni. (…)”

(Appunti tratti da un nuovo testo in lavorazione, nel quale si parla di genti, di paesi, di natura, di storia, di futuro. Di vita, in pratica, nel senso più pieno e alto del termine.)

PERCEPTIONS, un progetto di elaborazione fotografica digitale (e “concettuale”)!

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Sono molto lieto e onorato di potervi presentare PERCEPTIONS, un progetto di elaborazione “digital-concettuale” fotografica, composto da una serie di venti immagini sulla quale ho lavorato negli ultimi mesi.

Cos’è Perceptions
Le immagini del progetto Perceptions nascono da un’osservazione molto evidente, forse anche banale ma probabilmente assai ignorata: gli occhi guardano, il cervello osserva, ma è poi l’animo che vede veramente, ovvero che percepisce ciò che poi realmente la mente coglie, nota, e conserva come ricordo precipuo della originaria visione. Proprio come se, del panorama complessivo colto dallo sguardo, solo una parte di esso alla fine risulti colorato, dunque in risalto rispetto al resto – viceversa in qualche modo “privato” di cromatismi – e attirante l’attenzione più vivida e consapevole dell’osservatore.
E’ un processo che si compie in modo quasi sempre inconscio e automatico, ma il cui senso si può facilmente ritrovare in qualsiasi rappresentazione umana della realtà, dall’arte alla musica, dalla letteratura alla cinematografia, fino alla più banale descrizione di qualsivoglia cosa che possa essere fatta nel corso d’una chiacchierata tra amici. Inutile denotare che tale percezione ha un carattere totalmente individuale, legandosi alle memorie, alle esperienze, agli interessi, ai sogni e ai desideri e a quant’altro di personale formi la parte psico-intellettuale dell’osservatore. In base a ciò, gli occhi guardano, come detto, il cervello osserva quanto visto, lo registra e lo elabora, infine l’animo trasforma questa elaborazione del generale in percezione del particolare, ovvero in qualcosa che più di altre “lascia il segno” in noi, ci colpisce, ci emoziona e ci suggestiona, fin anche ci condiziona, forse. E l’animo può compiere ciò proprio grazie alla capacità di miscelare la parte fisica della realtà con quella “metafisica” della persona interagente nella realtà stessa. L’oggetto reale guardato/osservato si avvolge della nostra essenza interiore, così da essere percepito nel suddetto modo suggestionante, magari in senso opposto o quasi rispetto alla propria realtà originaria. Diventa ricordo, nel senso più pieno e alto del termine.
E’un processo questo, oltre che inconscio e automatico, anche universale. Per tale motivo le immagini di Perceptions non sono state realizzate appositamente per il progetto, ma molto normalmente vengono dalla più semplice quotidianità: fotografie pescate a caso tra le tante, ricordi – questa volta in senso “elementare”, come la fotografia senza mire artistiche è in origine – del vissuto passato senza particolari connotazioni specifiche. Pescate a caso, certo, ma per scelta non casuale, dacché immagini realizzate appositamente avrebbero in qualche modo reso più artificiosa l’idea di fondo del progetto. In questo modo, invece, anche nel concreto si compie quel processo descritto di sguardo-osservazione-visione-percezione: dalla “banale” foto-ricordo, rielaborata, emerge la percezione insita in essa. Come se l’immagine divenisse in qualche modo un’istantanea dell’animo.
E se altri, nel guardarle, coglieranno dalle immagini di Perceptions ulteriori – appunto – percezioni, il senso non cambia. Anzi, dacché condiviso, il suddetto processo potrà dirsi ancora più compiuto.

Perceptions sul web
Oltre che qui (e nel profilo facebook personale), potete vedere il progetto Perceptions e visitare la galleria di immagini – in grande formato e miglior qualità – in due web-luoghi dedicati: il sito “ufficiale” del progetto, che gira su SitoHD, la piattaforma web per siti fotografici professionali, oppure il blog lucarotaperceptions.wordpress, nel quale peraltro troverete anche le news relative a tutti gli sviluppi futuri del progetto e ogni altra informazione in merito.
Cliccate sull’immagine sopra per entrare nel sito (il quale è disponibile anche in una versione per smartphone e tablet), oppure su quella sotto per visitare il blog. Inutile dire che siete liberissimi (anzi, invitati) a lasciare le vostre impressioni su quanto vedrete, anche solo cliccando Like sulle immagini che ritenete più interessanti. E fin da ora grazie di cuore, se lo farete!

Perceptions “live”
E, giusto a proposito di sviluppi futuri, Perceptions diverrà anche un progetto espositivo: l’intera serie delle immagini sarà riprodotta in C-Print su DBond, in formato cm.40×30 e in edizioni limitate, in modo da essere, oltre che esposta in gallerie d’arte e luoghi espositivi vari, anche disponibile per chi ne vorrà possedere uno o più esemplari.
Nel caso, se desiderate avere maggiori informazioni in tal senso, non esitate a contattarmi.