Il blocco dello scrittore

Volevo scrivere qualcosa sul cosiddetto “blocco dello scrittore” e su come superarlo, ma non m’è venuto da scriverci nulla.

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Tutto quel che serve in uno zaino, e basta (Jack Kerouac dixit)

Volevo procurarmi uno zaino completo, con il necessario per dormire, ripararmi, mangiare, cucinare, insomma cucina e camera da letto da portare in spalla, e andarmene chissà dove e trovare una solitudine perfetta e contemplare il vuoto perfetto della mia mente ed essere del tutto neutrale rispetto a qualunque idea e tutte.

(Jack KerouacI vagabondi del Dharma, traduzione di Magda de Cristofaro, Mondadori, 1961-2006.)

La visione di Kerouac è sovente anche la mia, lo ammetto: tutto in uno zaino messo in spalla, tutto ciò che serve per la vita ovvero il proprio mondo da portarsi appresso ovunque e via, nella libertà più assoluta data anche dal sapere di non aver bisogno d’altro, di avere già con sé ciò che serve d’indispensabile per vivere e, se servirà altro, nel luogo o nei luoghi in cui si giungerà, si vedrà il da farsi. E con la mente vuota delle troppe cose inutili e francamente insensate alle quali tocca pensare nella quotidianità, così da poter essere finalmente colmata di pensieri veramente importanti, anche perché veramente liberi.
Un’utopia? Forse sì. Oppure, forse, solo l’ennesima utopia che si ritiene tale perché non si hanno la volontà e il coraggio di realizzarla.

(Nella foto: Jack Kerouac fotografato a Tangeri nel 1957 da Allen Ginsberg. Fonte: qui.)

La realtà “vera” è nei libri

Chi legge libri dice spesso che la lettura rappresenta anche una specie di “fuga” dalla realtà quotidiana e dalle sue frequenti brutture. È una cosa vera, ma questa tale fuga verso qualsivoglia fantasia letteraria – perché tale viene superficialmente intesa da molti: come un perdersi nell’irrealtà, nelle illusioni di dimensioni immaginarie (o immaginate) e inventate dunque “false” – piuttosto è forse il modo migliore per svelare e comprendere quanta illusione e falsità ci siano nella quotidiana realtà, ovvero in ciò che ci viene fatta ritenere tale.
Anche per questo chi legge buoni libri il mondo lo sa vedere e capire meglio, nonostante la letteratura lo faccia fantasticare come poche altre cose saprebbero fare (e molto meglio di esse).

La lettura è libertà


La lettura dei libri libera la mente e alimenta il pensiero, che non a caso è la più grande e illimitabile libertà a disposizione dell’uomo.
Chi non legge, dunque, non sarà mai una persona realmente libera, e “vivrà” imprigionata nello spazio vuoto della sua mente.
Una condizione più sventurata persino rispetto all’ordinaria pazzia: almeno il pazzo ha la mente piena di bizzarrie, senza dubbio, ma non certo vuota. E, appunto, non so cosa sia peggio tra le due cose.

Polveri sottili e parole pesanti

Oltre a rilevare la quantità di polveri sottili che respiriamo quotidianamente nei nostri paesi e nelle città, sensori analoghi dovrebbero rilevare la quantità di parole stolte e inutili emesse in aria che udiamo ogni giorno, fissando similari limiti da non superare per preservare l’incolumità pubblica. Perché se di frequente le prime ci soffocano saturando i polmoni di sostanze nocive, pure le seconde molto spesso ci soffocano riempiendo la mente di colossali scempiaggini, e la nocività è diversa nella forma ma, per certi aspetti, non meno letale nella sostanza.