La vera bellezza

È tardi, la luce lentamente svanisce e svapora nel costante avanzare del blu profondo del reame notturno. D’altronde, restare lassù in vetta fino al tramonto per godere di un tale, incredibile spettacolo, di una così suprema bellezza… Come si poteva lasciar lì tutto e tornarsene prima verso valle? È rimasta così poca bellezza a questo nostro mondo! Anzi, di bellezza ce ne sarebbe a bizzeffe, ne è rimasta semmai poca della capacità di recepirla e di apprezzarla, la vera bellezza, e non certo quella artificiosa e imposta in base alla quale viene dettato il “gusto” contemporaneo…

(Tratto da Libero, Giraldi Editore, 2009. Ovvero questo libro – lo trovate qui, ad esempio. Ma se lo cercate e ordinate dal vostro libraio di fiducia è meglio.)

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Gli alieni e i terrestri

Mmm… così di recente ci sarebbe stata “un’ondata di avvistamenti UFO”, a quanto raccontano i media.

Eh! Come no!
Ma veramente i terrestri credono – quelli che avvistano i dischi volanti e gli altri che vi danno credito – che razze aliene infinitamente più intelligenti e tecnologicamente tanto avanzate da saper costruire astronavi in grado di superare distanze intergalattiche ovvero superdimensionali – veramente credono che civiltà aliene del genere siano di contro talmente idiote da prendere contatto con una razza così primitiva, rozza e tremendamente perniciosa (per sé e per ogni cosa abbia intorno) come quella umana qui sulla Terra?

Con tutte le civiltà ben più meritevoli di considerazione e più umane (!) che vivono un po’ ovunque tra le galassie?

Veramente credete a una tale possibilità?

Caspita, certo che ce ne vuole di vanagloria e tracotanza per credere a ciò!

Piuttosto, meno male che le razze aliene che transitano dalle parti della Terra sono talmente intelligenti da non “ragionare” come i terrestri e comportarsi di conseguenza. Altrimenti la “civiltà” umana sarebbe stata eliminata già da un pezzo.
Ecco.

Certe sere

E poi ci sono certe sere che, a pensare alle giornate trascorse, non sai se essere contento che siano finalmente arrivate o essere deluso che siano già arrivate. Per cui ci rifletti sopra, almeno finché trovi di dover stabilire se sia meglio sperare che le mattine successive arrivino quanto prima oppure il più tardi possibile. A volte, dall’una risoluzione dipende anche l’altra, nel bene e nel male.

E non è che la certezza che le sere o le mattine arrivino e passino comunque cambi qualcosa. Il tempo è relativo, certe domande quotidiane un po’ meno, visto che la risposta dipende da noi stessi. Che, a differenza del tempo, dovremmo cercare di non essere troppo relativi, in tal caso. Anzi, per nulla.

La fretta

Veramente non la capisco ‘sta cosa di tanta gente che la mattina mi trovo lungo la strada quotidianamente percorsa per recarmi ove lavoro, e che guidano come dei pazzi, dei forsennati, appiccicando la loro auto a quella che li precede a velocità folle – è una strada di montagna, per inciso – come fossero perennemente in ritardo – dacché io penso: ma alzatevi qualche minuto prima, che diamine! – e tutto ciò, appunto, per andare a lavorare.

Tutti quanti così entusiasti, felici, smaniosi di cominciare l’ennesima giornata lavorativa?

Non so, ma non credo.

Di contro, la sera, di ritorno dai suddetti luoghi di lavoro, quando invece per la gioia d’aver concluso quell’ennesima giornata lavorativa – e chissà quanto pesante, stancante, stressante in molti casi – e di poter tornarsene a casa propria a riposare, a rilassarsi, a coltivare le proprie passioni o semplicemente a starsene in compagnia dei propri cari (come si usava dire un tempo), ti verrebbe insomma da pensare che dovrebbero viaggiare sì veloci verso le proprie dimore la sera, piuttosto che la mattina, per tutti questi motivi…

Invece no, a trenta all’ora e non di più. Come se stessero recandosi in chissà qual terribile luogo per cui protrarre il più possibile l’arrivo, andando a velocità degne d’un calesse ottocentesco.
E io dietro, anelante di tornare a casa per rilassarmi e fare le mie cose, a osservare nello specchietto delle auto davanti a me espressioni sovente da partenza verso il fronte se non da patibolo, dacché si direbbero queste le mete verso cui stanno guidando con tale spossante lena.

Che abbiano tutti una crisi matrimoniale (o quando di affine) in corso ovvero da affrontare a casa, con conseguente crisi di rigetto?

Non so, ma non credo.

Però, se così fosse, le mogli/conviventi/fidanzate/amanti le capisco. Più di tutta quella gente, ecco.

L’uomo moderno pensa di perdere qualcosa − del tempo − quando non fa le cose in fretta; però non sa che fare del tempo che guadagna, tranne ammazzarlo.

(Erich Fromm)

Leggere a letto

A volte penso, quando leggo nelle solite statistiche i dati su quella ampia parte di popolazione la quale dichiara di non leggere nemmeno un libro all’anno, spesso motivando ciò col “non avere tempo”, che se uno non riesce a trovare nemmeno qualche minuto, la sera quando se ne va a letto, per leggere un buon libro, be’, i casi sono due: o è una strana creatura che non abbisogna di dormire, o è un povero idiota.

Lo penso solo, eh, poi non è che lo dico in giro.