Tempus semper fugit!

Si parla tanto di velocità, di andare sempre più veloci, di costruire treni ad alta velocità e aerei ipersonici, di ogni limite che al riguardo deve essere superato da nuovi record, di ipotizzate future astronavi che un giorno, chissà, viaggeranno alla velocità della luce… ma, alla fine e ineluttabilmente, c’è una cosa che va veloce come nessun altra al punto da risultare sempre c comunque insuperabile: il tempo.

Che non esiste per come noi lo crediamo perché in verità è una rappresentazione del moto tra le cose, come spiega la fisica, ma che, se lo intendiamo nel modo più comune, come ore giorni mesi e anni che passano (il che in effetti è un moto, no?), è realmente qualcosa che sfugge via in modo inopinato e irrefrenabile. Sed fugit interea fugit irreparabile tempus, “Ma fugge intanto, fugge irreparabilmente il tempo” scriveva già più di due millenni fa Virgilio, e per questo, allora come oggi e come sempre, sprecare il tempo è una delle cose in assoluto più cretine che si possano fare. È un po’ come avere a disposizione – per tornare all’esempio utilizzato in principio di post – un mezzo di trasporto iperveloce, tecnologico e preziosissimo, e andarci a passo di lumaca, ma con una differenza fondamentale: che quel mezzo iperveloce, se pure andasse alla sua massima velocità, lo si potrebbe comunque frenare e controllare, il tempo invece no. Continuerà a correre, a superare, a staccare chiunque lo sprechi non rendendosi conto della sua inesorabile e velocissima sfuggevolezza. Che non esiste come non esiste il tempo, appunto, ma che anche per questo nessuno può raggiungere: bisogna solo adeguarcisi e sfruttarlo al meglio nel modo più proficuo possibile. Altrimenti si resta indietro, immoti e abbandonati in un’esistenza del tutto sprecata.

Tempo non c’è tempo, sempre più in affanno
Inseguo il nostro tempo, vuoto di senso, senso di vuoto.

La libertà sulle montagne

«E tu come mai te ne stai così da sola, lontana dalle altre?» ho chiesto alla nuvoletta solitaria.
«Perché sto volando sui monti e la montagna dona sempre la più grande libertà, anche a noi come a voi. Volevo goderne almeno per un po’, prima di scendere verso la pianura e diventare mera foschia in mezzo tutte le altre nuvole» mi ha risposto, prima di muoversi lentamente in direzione Sud con la soavità che le nuvole sui monti manifestano come si manifesta la libertà nell’animo di chiunque stia lassù.

(Sì, a volte avere la testa tra le nuvole è necessario. Per parlarci insieme, quanto meno.)

Di nuovo: BASTA MOTO SUI SENTIERI!

Il “report” pubblicato qualche settimana fa dalla Federazione Motociclistica Italiana con il quale la stessa FMI cerca di asserire in modo “scientifico” la sostenibilità ambientale delle attività motoristiche in territori naturali è ignobile. E tale lo è perché doppiamente ipocrita.

Innanzi tutto, perché rappresenta un bieco tentativo di autoassoluzione che per tale obiettivo di fondo vanifica la scientificità dello studio – il quale peraltro ovviamente comprova la sostenibilità delle attività motoristiche in ambiente: qualcuno veramente crede(va) che uno studio commissionato dalla FMI a favore delle sue attività se ne sarebbe uscito dicendo che no, ci spiace, quelle vostre attività non sono compatibili con la salvaguardia ambientale? Ma per favore!

Comunque, fosse “solo” per questo, si potrebbe pure soprassedere e persino apprezzare questa apparente attenzione all’ambiente. In verità c’è ben di peggio e di più ipocrita, che si origina dal fatto che lo studio fa riferimento “ad eventi occasionali come gare di enduro o motocavalcate, che interessano lo specifico luogo per uno/due giorni all’anno” (pag.35), da che fa riferimento ad una ben precisa e limitata area (il “campo gara ProPark di Ceranesi (GE)”, utilizzata fin dal 1990) e, soprattutto, dalle foto che vedete a corredo di questo articolo. Le ho scattate pochi giorni fa su un sentiero delle Prealpi Bergamasche, anche piuttosto accidentato in certi tratti, a circa 1200 m di quota; uno di quegli itinerari rurali dove una specifica legge regionale (nr.31 del 5 dicembre 2008), pur integrata da esecrabili emendamenti, impedisce in generale il passaggio di mezzi motorizzati se non dietro specifici permessi temporanei (relativi a eventuali manifestazioni sportive). Bene, lorsignori della FMI, ipocritamente, fanno finta di nulla riguardo quella gran schiera di motociclisti che se ne fregano bellamente del suddetto divieto di transito e scorrazzano liberamente per i sentieri di montagna, sapendo benissimo che la legge è ben poco applicabile in quanto mancano i controllori del suo rispetto (le forze dell’ordine di ogni specie, notoriamente esigue ovunque) e approfittando biecamente del sostanziale menefreghismo delle amministrazioni locali (salvo qualche raro caso) che se da un lato effettivamente possono fare poco, anche per mancanza di adeguati strumenti dispositivi, dall’altro fanno spallucce e pensano ad altro.

Eppure io, appassionato camminatore quale sono, 8 volte su 10 uscite in montagna trovo tracce del passaggio di motociclette dove non vi dovrebbero essere. Inoltre, non di rado, quando incrocio i “produttori” di quelle tracce, noto bene la sicumera e la boria di chi si sente “intoccabile” – così come ho conosciuto persone finite in ospedale per essere state aggredite da motociclisti particolarmente violenti ai quali avevano contestato il transito proibito.

Posto quanto sopra, proviamo a denotare il tutto alla FMI. Scommettiamo che minimizzeranno la questione, che citeranno “pochi casi isolati”, che altezzosamente sosterranno che “qualche cane sciolto” non può rovinare l’intero movimento? Be’, nelle mie uscite in montagna percorro una piccola parte di territorio alpino, e di tracce di passaggi motociclisti, come detto, ne trovo quasi ovunque. Per pura legge statistica, i “pochi casi isolati” potrebbero rappresentare la gran maggioranza del movimento motociclistico fuoristradista. Punto.

Ipocrisia allo stato purissimo, insomma.

A questo punto, rinnovo l’appello già diffuso sia qui che altrove (e sulla questione ne ho scritto anche qui): se ne vedete scorrazzare di tali motociclisti ove è loro proibito (quasi ovunque sulle vie rurali, appunto), denunciate, denunciate, denunciate! Fotografateli, girate un breve video, fate in modo che siano evidenti le targhe o altri dettagli utili al riconoscimento e poi d-e-n-u-n-c-i-a-t-e. Non fategliela passare liscia! Un atto di prepotenza così marchiano e tanto dannoso non può più restare impunito: lo devono capire loro, i colpevoli, e parimenti lo devono capire le autorità amministrative e istituzionali. Non è una mera posizione di parte, questa, e chiedo scusa a quei motociclisti che invece rispettano le regole, l’ambiente e le altre persone, ma è una fondamentale questione di civiltà, di buon senso, di educazione civica. Qualcosa che tutti dovremmo sentire come indispensabile da mettere in atto, se non vogliamo che anche quei territori ancora custodi di grande fascino, bellezza e purezza vengano definitivamente guastati e messi nelle mani di gente priva di qualsiasi scrupolo e dignità che ne possa disporre liberamente – e prepotentemente.

Basta moto sui sentieri!

Da grande appassionato di “vagabondaggi” in Natura, e da cultore delle relative tematiche culturali, voglio sottoporvi un appello assai sentito, che deriva da una considerazione fondamentale.

Come dà notizia al solito puntuale MountCity, si moltiplicano le segnalazioni (sui giornali locali) di multe salate ai motociclisti sorpresi mentre fanno motocross nei boschi o lungo le vie rurali – mulattiere, sentieri, piste agrosilvopastorali – sulle quali vigono divieti di transito ai mezzi motorizzati privi di adeguato permesso.
Bene, benissimo! Finalmente!
Le genti di montagna (e con esse tutte le persone che la frequentano con consapevolezza) non possono che essere ben contente di queste notizie. Perché la percezione del paesaggio montano e il relativo immaginario collettivo che ne alimenta la cultura sono composti da elementi estetici, culturali e antropologici che nulla hanno a che vedere con l’utilizzo ludico-motorizzato del territorio, disturbante, dannoso e inquinante, che questi “motociclisti” pretendono di imporre, oltre che dalla bieca incultura che si portano appresso (di frequente poi “espressa” con estrema maleducazione e prepotenza).

Quindi, l’appello di cui vi dicevo: se ne vedete scorrazzare, di tali motociclisti, ove è loro proibito (quasi ovunque, sulle vie rurali), denunciate, denunciate, denunciate! Non fategliela passare liscia! Un atto di prepotenza così marchiano e tanto dannoso non può più restare impunito. Non è una mera posizione di parte, questa, ma una questione di civiltà, di buon senso, di educazione civica. Qualcosa che tutti dovremmo sentire come indispensabile da mettere in atto, ecco.