Il viaggio dev’essere avventuroso

Il viaggio dev’essere avventuroso. «La gran cosa è muoversi,» dice Robert Louis Stevenson in Travels with a Donkey, «sentire più da vicino le necessità e gli intralci del vivere; scendere da questo letto di piume della civiltà, e trovare sotto i piedi il granito del globo, sparso di selci taglienti». Le asperità sono vitali. Tengono in circolo l’adrenalina. L’adrenalina l’abbiamo tutti. Non possiamo eliminarla dal nostro organismo o pregare che evapori. Privati di pericoli, inventiamo nemici artificiali, malattie psicosomatiche, esattori delle tasse, e, peggio di tutto, noi stessi, se siamo lasciati soli nella stanza singola. L’adrenalina è la nostra indennità di viaggio. Tanto vale consumarla in modo innocuo.

(Bruce ChatwinAnatomia dell’irrequietezza, traduzione di Franco Salvatorelli, Adelphi, 1996, pag.124. La foto è tratta da qui.)

Consigli di lettura: Davide López, “Schegge di sapienza, frammenti di saggezza, e un po’ di follia”

Ovvero: di libri che non ho ancora letto ma so per certo – cioè per vari e giustificati motivi, anche senza averli ancora letti – che siano interessanti e importanti da conoscere subito. E che ovviamente leggerò presto.

Davide López, Schegge di sapienza, frammenti di saggezza, e un po’ di follia, Angelo Colla Editore, 2007.

Questa volta mi affido al consiglio di lettura di un amico di grande intelligenza, cultura e sensibilità, Giuseppe Ravera, che per questi tempi di epidemie più o meno virulente e più o meno deliranti suggerisce il libro di López, così scrivendone:

Psicoanalista talentuoso sino alla genialità definisce la società post-moderna “società di Gesù bambino”: il mondo in cui le diversità individuali sono annullate in modo nichilistico e distruttivo, e le responsabilità polverizzate sino all’annullamento. Una società dominata dalla gioia maligna di “tirare giù” chi aspira al cambiamento e alla propria realizzazione; una società nella quale gli individui sono prigionieri del circolo vizioso narcisismo-masochismo e concepiscono la volontà di potenza come prevaricazione.
Se vi sembra un giudizio eccessivo, pensate allo spettacolo di esibizionismo, di cialtroneria, di incompetenza non si sa se più arrogante o più presuntuosa ammannito in queste settimane da chi ha (avrebbe) la responsabilità di governo. Una ferita su cui giornali e televisioni in caccia di facile audience hanno versato ogni giorno il sale urticante della fine del mondo. Poteva andare diversamente nell’unico paese al mondo in cui il populismo sta sia al governo che all’opposizione?

Osservazione ineccepibile, insomma, che rende questo consiglio di lettura ancor più prezioso.
Cliccate sulla copertina del libro per saperne di più; qui invece potete leggere un’interessante intervista a Davide López riguardo il libro e i temi in esso trattati.

Tellin’ Tallinn on ArtIcon

La promozione, il coordinamento e l’ufficio stampa di Tellin’ Tallinn sono e saranno curati da ARTICON, una nuova e innovativa realtà nel campo del management culturale formata da un team di professionisti dedito alla promozione e alla valorizzazione del talento e delle opere di artisti, musicisti e scrittori.

ARTICON offre e propone talent management, organizzazione eventi, comunicazione e gestione della presenza in Rete e sui social media, pubbliche relazioni, ufficio stampa, sviluppo partnership, sponsorizzazioni, supporto logistico, assistenza fiscale, legale, valutazione sostenibilità progetti e molto altro. Il team di ARTICON si impegna costantemente ad aggregare, sostenere e promuovere gli artisti e i creativi che fanno parte della propria community incrementando la loro visibilità, facilitando lo sviluppo delle loro relazioni con il pubblico, la stampa e gli investitori e sviluppando dinamiche innovative di interazione e di condivisione delle esperienze.
Per qualsiasi info e contatto, potete scrivere a info@articon.it

Cliccando sull’immagine della home page del sito di ARTICON potrete invece accedervi e acquistare Tellin’ Tallinn in pre order direttamente dall’editore Historica, con uno speciale prezzo promozionale.

Io, fossi in me, ne approfitterei. Fossi in voi anche, mi auguro. 😉

L’estinzione degli scrittori

Uno scrittore scrive un libro attorno ad uno scrittore che scrive due libri, attorno a due scrittori, uno dei quali scrive perché ama la verità ed un altro perché ad essa indifferente. Da questi due scrittori vengono scritti, complessivamente, ventidue libri, nei quali si parla di ventidue scrittori, alcuni dei quali mentono ma non sanno di mentire, altri mentono sapendolo, altri cercano la verità sapendo di non poterla trovare, altri credono d’averla trovata, altri ancora credevano d’averla trovata, ma cominciano a dubitarne. I ventidue scrittori producono, complessivamente, trecentoquarantaquattro libri, nei quali si parla di cinquecentonove scrittori, giacchè in più di un libro uno scrittore sposa una scrittrice, ed hanno tra tre e sei figli, tutti scrittori, meno uno che lavora in banca e viene ucciso in una rapina, e poi si scopre che a casa stava scrivendo un bellissimo romanzo su uno scrittore che va in banca e viene ucciso in una rapina; il rapinatore, in realtà, è figlio dello scrittore protagonista di un altro romanzo, ed ha cambiato romanzo semplicemente perché gli era intollerabile continuare a vivere assieme a suo padre, autore di romanzi sulla decadenza della borghesia, e in particolare di una saga familiare, nella quale figura anche un giovane discendente di un romanziere autore di una saga sulla decadenza della borghesia, il quale discendente fugge di casa e diventa rapinatore, e in un assalto ad una banca uccide un banchiere, che era in realtà uno scrittore, non solo, ma anche un suo fratello che aveva sbagliato romanzo, e cercava con raccomandazioni di farsi cambiare romanzo. I cinquecentonove scrittori scrivono ottomiladue romanzi, nei quali figurano dodicimila scrittori, in cifra tonda, i quali scrivono ottantaseimila volumi, nei quali si trova un unico scrittore, un balbuziente maniacale e depresso, che scrive un unico libro attorno ad uno scrittore che scrive un libro su uno scrittore, ma decide di non finirlo, e gli fissa un appuntamento, e lo uccide, determinando una reazione per cui muoiono i dodicimila, i cinquecentonove, i ventidue, i due, e l’unico autore iniziale, che ha così raggiunto l’obiettivo di scoprire, grazie ai suoi intermediari, l’unico scrittore necessario, la cui fine è la fine di tutti gli scrittori, compreso lui stesso, lo scrittore autore di tutti gli scrittori.

(Giorgio Manganelli, Cento, in Centuria. Cento piccoli romanzi fiume, Milano, Adelphi ed.1995, pagg. 215-216.)

P.S.: Manganelli era un genio. Punto.

La lettura rende il mondo più mondo

Allora, avevo sei anni, leggevo libri da bambini, non me ne ricordo uno, mentre mi ricordo, cinque anni dopo, il primo libro da grandi che ho letto; sono passati più di quarant’anni e io, di quel momento lì che ho scoperto i libri da grandi, quante cose ci possono essere dentro un libro senza figure, mi ricordo tutto: mi ricordo dov’ero, sotto il portico di casa nostra in campagna, mi ricordo il cantar di mia nonna dalla cucina, mi ricordo che passava mio babbo con dei secchi di cemento, mi ricordo la sedia arancione dove ero seduto, mi ricordo la polvere che c’era nell’aria, mi ricordo la sensazione stranissima dovuta al fatto che io, incantato dal libro, non ero per questo incanto estraniato dal mondo, ero dentro, nel mondo: leggere produceva un effetto stranissimo, faceva diventare il mondo più mondo.

(Paolo Nori, La grande Russia portatile, Salani Editore, 2018, pagg.12-13.)