Uomini, o bestie

(Photo credits: Agence de presse Meurisse [Public domain] / Original uploader: Galilea at German Wikipedia, CC BY-SA 3.0, http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)

Due cose mi sorprendono: l’intelligenza delle bestie e la bestialità degli uomini.

(Tristan Bernard, citato in AA.VV., Animal Agenda 2012, Terra Nuova Edizioni, Firenze.)

Infatti…

Finché gli uomini massacreranno gli animali, si uccideranno tra di loro. In verità, colui che semina il seme del dolore e della morte non può raccogliere amore e gioia.

(Pitagora, citato in Steven RosenIl vegetarianesimo e le religioni del mondo, traduzione di Giulia Amici, Gruppo Futura, Bresso, 1995, p. 130.)

Orgoglio da lettore

(Photo credit: Roberto Pera – Public domain.)

Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto, io sono orgoglioso di quelle che ho letto.

(Jorge Luis Borges, Poesie (1923–1976), traduzione di Livio Bacchi Wilcock, BUR Rizzoli, 2004.)

Il Re e il presidente

Trump ha bisogno di un calcio nel culo bello forte. Potrebbe rianimarlo.

Così ha scritto ieri Stephen King sul suo profilo Twitter.

D’altro canto, uno dei massimi scrittori di letteratura horror di sempre se ne intende bene di mostri spaventosi ed esseri pericolosi, non vi è dubbio. C’è da dargli credito.

P.S.: il titolo del post l’ho “rubato” a Valeria Parrella, qui. Per la cronaca, il suo ultimo libro è questo.

Una necessaria soppressione

Quasi dappertutto l’operazione di prendere partito, di prendere posizione pro o contro, si è sostituita all’operazione del pensiero. Si tratta di una lebbra che ha avuto origine negli ambienti politici, e si è espansa, attraverso tutto il paese, alla quasi totalità del pensiero. Non è certo che sia possibile rimediare a questa lebbra, che ci sta uccidendo, senza cominciare dalla soppressione dei partiti politici.

(Simone Weil, Manifesto per la soppressione dei partiti politici, Castelvecchi, Roma, 2008; 1a ed. 1950.)

Cosa compra chi compra arte (e spende milioni)?

Avrete certamente letto della vendita all’asta – da Sotheby’s a New York – di uno dei dipinti di Claude Monet della famosa serie Les Meules (“I covoni” o “I mucchi di fieno”), aggiudicata per la cifra record (per l’artista francese) di 110.747.000 dollari.

Posto che non ci vedo nulla di scandaloso (come invece qualcuno trova sempre, in tali casi) nello spendere una tale cifra di denaro per un’opera d’arte – anzi, l’arte è forse rimasta (o lo è da sempre?) l’unica cosa non vitale che giustifichi certe transazioni di denaro, a prescindere dalle varie questioni legato al mercato dell’arte e alla sua “etica” di fondo (dunque anche delle speculazioni di varia natura), mi viene da riflettere sul “senso superiore”, se così lo posso definire, che può stare alla base di una tale azione finanziaria. Voglio dire: cosa compra chi spende una cifra del genere per un’opera d’arte, oltre – materialmente – all’opera stessa? Compra il prestigio che essa si porta dietro? Compra la sua bellezza, dunque la sua valenza estetica? Forse invece compra la possibilità esclusiva di godere di tale bellezza, dunque la valenza estatica? Ovvero in realtà non compra affatto l’opera, se non commercialmente, ma rivendica il diritto di poter comprare un bene di tale valore e “potere” – artistico, culturale finanziario, come una sorta di demone che compri l’anima a un mortale per come l’arte sia l’anima del nostro mondo e della civiltà umana? Insomma: quanto tale operazione, oltre che finanziaria, è artistico-estetica, e quanto è sociologico-antropologica?

Ribadisco: sono mere riflessioni, con domande relative, di un altrettanto mero appassionato di arte quale sono (ben conscio di come fondamentale, per innumerevoli aspetti, sia da sempre l’arte per la nostra civiltà), senza alcuna accezione critica e volontà di giudizio.