La civiltà selvatica

(Lapponia finlandese, agosto 2010.)

Più l’uomo è civilizzato, urbanizzato, colto, consapevole di ciò che ha intorno nella propria quotidianità, più sente il richiamo dei territori meno civilizzati, meno urbanizzati, più selvaggi e vergini.
Perché? Solo fascino dei luoghi in sé? Solo sensibilità, magari anche indotta, verso una tale antitetica correlazione geografica? O mera volontà di evadere dal mondo ordinario e dalle sue frequenti brutture?
Forse niente di tutto questo, e di tutto ciò a cui verrebbe facilmente – e giustificatamente – da pensare.

Forse, invece, la verità è che l’uomo diventa realmente umano solo dove possa ritrovare – o almeno cogliere – l’ancestrale legame con il territorio che lo ospita, ovvero dove torni (virtualmente, ma nemmeno troppo) a quel momento in cui uscì dalle caverne, dai ripari entro cui si rifugiava per difendersi da intemperie e belve feroci, e prese a esplorare ciò che vi era al di fuori, referenziandosi col mondo, con tutto ciò che conteneva, e cominciando a scrivere in e su quei territori la sua “vera” storia – la narrazione ecostorica, per meglio dire, della sua presenza nel mondo.
Non è un caso che si usi lo stesso verbo, “essere”, per indicare cosa noi siamo e dove noi siamo. Io sono ciò che sono, io sono in un dato luogo. E ugualmente non è casuale che il termine “essere”, nella forma sostantiva, ci indica in quanto creature d’una determinata specie: l’essere umano.

Credo dunque sia per questo che noi, “esseri umani”, grazie al livello culturale generato dalla nostra civiltà quand’essa sia realmente tale e sviluppata, evoluta, “piena”, e quando di essa noi si faccia consapevolmente parte, veniamo affascinati e attratti dalla Natura a sua volta nella forma più autentica e vera. È il “nulla” che abbisogniamo per dare un senso virtuoso al tutto che siamo e possiamo essere, la dimensione senza la quale, cioè senza la sua cognizione e consapevolezza, finiamo inesorabilmente per generare da soli: il nulla nel tutto, la cancellazione nemmeno troppo immateriale della civiltà, la perdita pressoché assoluta di senso umano. Nella parte più degradata del mondo antropizzato avviene proprio questo: si ignora la selvatichezza naturale, si diventa umani selvaggi. È un processo inevitabile, appunto, e inevitabilmente letale. In fondo, altra cosa niente affatto causale, è proprio presso le nazioni civicamente e culturalmente più avanzate che oggi si riscontra il più attivo e consapevole legame con l’ambiente selvatico naturale. Ma, sia chiaro non è una questione di istruzione, non solo (tanto più che cultura e istruzione sono due cose ben distinte, a volte pure inopinatamente antitetiche), è semmai una questione di civiltà. Quella che ad esempio c’era fino a qualche tempo fa sulle Alpi, tra rudi e (formalmente) illetterati montanari, e che invece è stata sovente spazzata via da un degrado culturale biecamente travestito da (falso) benessere economico.

Ascoltatelo, dunque, il richiamo verso la Natura selvatica: in quel nulla apparente troverete tutto quanto serve a vivere veramente la vita, e capirete come quel drammatico nulla che si trova dove invece crediamo ci sia tutto è uno degli elementi più nocivi al nostro vivere contemporaneo. Da annullare, in tal caso sì, quanto prima e definitivamente.

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Nord profondo (un articolo di “Studio”, e un resoconto di viaggio)

AapoHuhta_4Leggo su Studio di un intrigante progetto di quattro fotografi finlandesi, Juuso Westerlund, Aapo Huhta, Helen Korpak e Maria Gallen-Kallela i quali, ispirati dal poema epico nazionale Kalevala, hanno attraversato la remota regione del Kainuu indagandone contemporaneità e tradizione, fissando poi tutto quanto nelle immagini fotografiche – quella lì sopra, di Aapo Huhta, fa parte della serie che potete vedere cliccando qui, ove potrete leggere anche l’articolo relativo di Valentina De Zanche.

Ho avuto la fortuna di “viverlo”, il Kainuu – la regione protagonista del progetto – come ho potuto vivere, esplorare, conoscere e, almeno un poco, comprendere un po’ tutto il territorio finlandese – paese che mi è rimasto particolarmente nel cuore e ancor più nell’animo: dal Baltico fino a oltre il Circolo Polare Artico, dalle animate città alla misteriosa tundra, da Alvar Aaalto a Santa Claus.
E’ uno luogo di ancestrale potenza naturale, selvaggio senza essere inospitale, super-geografico, emozionale ed elementale, nel quale ancora l’uomo pur dominante su tutto e la Natura devono dialogare e trovare continui accordi di reciproco interesse. Anzi, nel quale l’uomo deve “diventare” un po’ Natura e la Natura diventa parte della genetica umana. Un luogo spirituale, quasi, nel senso più cop_Finlandia“religiosamente pagano” possibile, ove chiunque credesse di ritrovarvi il “nulla”, nelle sue vastità naturali apparentemente infinite e pressoché totalmente non antropizzate, in verità non avrebbe capito niente.
Quell’articolo di Studio mi ha fatto tornare in mente la mia appassionata esplorazione finnica, e il resoconto che ne trassi. Se lo volete leggere (in formato pdf) cliccate sulla “copertina” qui accanto. Di sicuro, leggendo quanto vi troverete raccontato, comprenderete meglio ciò che lì sopra ho scritto.

Oi maamme, Suomi, synnyinmaa, soi, sana kultainen!

Arto Paasilinna, “La fattoria dei malfattori”

COP_lafattoriadeimalfattoriHo avuto la fortuna, qualche anno fa, di scorrazzare in lungo e in largo per la Finlandia, da Helsinki lungo la parte centrale, l’ovest del paese e le rive del Golfo di Botnia su fino alla Lapponia e oltre il Circolo Polare Artico, per poi ridiscendere dalla parte orientale, quella confinante con la Russia, oltrepassando la Carelia per tornare a Helsinki. Ho attraversato città e villaggi meravigliosi, un’infinità di laghi, fiumi impetuosi, montagne antichissime e soprattutto foreste, foreste, foreste, foreste. E, andando sempre più verso Nord e il Circolo Polare Artico, foreste, foreste e foreste. “Un po’ monotono!” penserete forse voi: beh, anch’io lo credevo, prima di andarci, e l’ho pensato nel primo paio di giorni che ci stavo in mezzo. Poi, ho cominciato a percepire vividamente una sorta di aura spirituale scaturente da quel paesaggio, difficile da spiegare ma assolutamente intensa, e l’unico modo per non sentirsi persi, in quelle estensioni forestali infinite, era proprio quello di intercettare quell’aura, quell’ordine naturale ancestrale, e armonizzarsi ad esso. D’altro canto, mi è servito pure osservare come vivessero quella condizione i finlandesi stessi, gli abitanti di cittadine e villaggi sparsi in quel nulla arboreo e distanti decine e decine di chilometri gli uni dagli altri: una Natura così soverchiante si può percepire come non ostile solamente inglobandola nel proprio dna, nella propria essenza antropologica e sociologica. Di nuovo, per poter capire e comprendere la visione delle cose quotidiane e la cultura di fondo dei finlandesi – oltre che, non posso non ammetterlo, per trovare così affascinante un paesaggio che altri apprezzano per i primi 5 minuti e poi dal quale non vedono l’ora di fuggire, sentendosi totalmente smarriti e lontani dalla cosiddetta “civiltà” – è stata per fondamentale la lettura dei romanzi di Arto Paasilinna.
Ecco: ho voluto annoiarvi con questa lunga introduzione perché, letto pure La fattoria dei malfattori (Iperborea, 2013, pag.352, traduzione di Francesco Felici; orig. Hirttämättömien lurjusten yrttitarha, 1998) e sui libri di Paasilinna – che considero in assoluto il “caposcuola” del peculiare stile letterario scandinavo – avendo già scritto molto, m’è sorto il dubbio che dovendone scrivere ancora avrei finito per risultare ripetitivo…

Arto-Paasilinna_fotoLeggete la recensione completa di La fattoria dei malfattori cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

“Convenienze” linguistiche (Mikael Niemi dixit)

Dalla tesi di primo livello di Hugo Rantatalo, pubblicata dall’università di Umeå nel 1985 e intitolata “Ingiurie ed espressioni colorite in tornedaliano”, ho tratto la seguente citazione: “Da notare che il meänkieli dispone di sole tre parole per indicare la neve, contro le cinquantotto che definiscono il rapporto sessuale.”

(Mikael Niemi, L’uomo che morì come un salmone, Iperborea, 2011, traduzione di Laura Cangemi; orig. Mannen som dog en lax, 2006.)

Mikael Niemi
Mikael Niemi
Beh, mi viene da pensare che tale citazione è tratta da un romanzo ambientato nel Tornedalen, regione all’estremo Nord della Svezia a pochi passi dal Circolo Polare Artico, nella quale oltre a laghi, foreste, salmoni da pescare, renne da cacciare e alberi da tagliare non vi sia molto di più da fare…
In ogni caso, qui sul blog, trovate la recensione del romanzo suddetto, e forse con essa capirete meglio pure quella suggestiva citazione.

Impressioni di viaggio in Finlandia

Siamo in estate: tempo di vacanze per tanti, ovvero tempo di viaggi per molti di voi, magari verso mete che non siano troppo banalmente turistiche, o che in tal modo non siano vissute… Posto ciò, visto l’apprezzamento che hanno avuto in passato e considerando il fatto che potrebbero venire utili a coloro i quali si accingeranno a calcare le stesse rotte, ripubblico qui nel blog i personali resoconti dei viaggi effettuati negli anni scorsi in Scandinavia, terra particolarmente prediletta a chi vi scrive e alla quale ho dedicato una minuziosa esplorazione per qualche anno.
Così, dopo le Impressioni di viaggio in Scandinavia (Estate 2007), le Impressioni di viaggio al Circolo Polare Artico (2008) e le Impressioni di viaggio in Danimarca (2009), ecco le Impressioni di viaggio in Finlandia (2010), ultima tappa (per ora) del mio girovagare iperboreo. Spero che queste “Impressioni…” vi possano essere effettivamente utili, così come a me risultano utili i resoconti di altri viaggiatori che puntualmente consulto prima di effettuare qualche nuovo viaggio.
Buona lettura e, se partirete, buon viaggio!

Kuopio, ottava città di Finlandia, sulle rive del lago Kallavesi disseminato di isole d’ogni taglia
“Finlandia?”
Sì, Finlandia! – ribadisco io, con il malcelato orgoglio di chi annuncia un qualcosa di non ordinario, a quelli che mi guardano con fare un poco sgomento, come a dire “e che ci vai a fare in Finlandia?” – in realtà celando dietro l’entusiasmo per il viaggio imminente qualche similare perplessità… In Scandinavia ci sono Svezia e Norvegia, in primis; poi la cugina continentale Danimarca – visitata lo scorso anno – e poi c’è la Finlandia, una specie di parente geograficamente vicina ma per il resto di terzo o quarto grado, un’entità dotata di proprie peculiarità delle quali va’ parecchio orgogliosa, ma che la rendono, appunto, un qualcosa a sé, un mondo vicino ma a parte, le cui poche cose celebri che ce la rendono apparentemente affine – Babbo Natale/Santa Claus, innanzi tutto, eppoi come non citare la Nokia! – sono in realtà una minima parte della sua anima più autentica…
Eccoci a Vantaa, dunque, aeroporto internazionale di Helsinki più volte vincitore del titolo di miglior scalo del mondo – non quest’anno però, e difatti i bagagli impiegano ben 2 (due) minuti per scorrere sul rullo ed esserci riconsegnati! Vergogna!
Dicevo: Vantaa, a una ventina di chilometri dal centro di Helsinki… Percorrere l’autostrada che porta verso la capitale serve per confermare quel pensiero poco sopra esposto sull’apparente affinità della Finlandia alle nostre zone: molte industrie, molti automezzi nel traffico, le sedi di alcune delle più note aziende finniche – la già citata Nokia, la Suunto, la Kone (buona parte degli ascensori in funzione sul pianeta sono finlandesi!); poi si arriva in centro, e solo in quel momento ci si rende che conto che qualcosa di assai diverso dalle nostre città – e comune alle altre capitali nordiche – lo si è appena constatato: traffico pressoché nullo, per essere nella capitale di uno stato, e che paradossalmente si dirada più ci si inoltra verso il centro… Subito dopo la città già ci offre una risposta – anche questa molto nordica – a tale situazione: moltissimi mezzi pubblici in circolazione, tram e bus, e ancor più biciclette, agevolate da una rete di corsie ciclabili che copre l’intero stradario metropolitano. Notevole, per noi abituati a soffocare in quotidiani ingorghi su strade inadeguate e pericolose!…