La vita è bella (forse)

Uno aveva letto sull’Izvestija che la vita è bella, ma pensava che prima o poi ci sarebbe stata una smentita.

(Nikolaj Erdman, Il suicida, 1928, dal Repertorio dei matti della letteratura russa di Paolo Nori – in preparazione – dal cui blog ho tratto la citazione. Le “Izvestija” è questo, per chi non lo conoscesse.)

Oggi c’è l’Italia!

[Immagine di fondo tratta da qui.]

“Oggi c’è l’Italia!” significa, per i più, che stasera gioca la squadra omonima. Preparare le bandiere. (Le vendono gli extracomunitari ai semafori). “Tranquilli”. (In un paese apatico e feroce).

(Alberto Arbasino, incipit di Paesaggi italiani con zombi, Adelphi, 1998.)

Una perla, o un briccone

Il mondo giudica gli uomini non dalle prove, ché non ha il tempo di ricercarle, ma dalle apparenze, onde poco basta a passare per una perla e pochissimo per un briccone.

(Aristide Gabelli, Pensieri, ed.orig. Fratelli Drucker Editori, 1892.)

Non so, ma mi pare che un pensiero come questo di Gabelli sia piuttosto consono, in questi giorni virulentemente difficili.

La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.

[Foto di Sampinz, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=75742140.%5D
(José Saramago, Viaggio in Portogallo, traduzione di Rita Desti, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2011-2015.)

L’estinzione degli scrittori

Uno scrittore scrive un libro attorno ad uno scrittore che scrive due libri, attorno a due scrittori, uno dei quali scrive perché ama la verità ed un altro perché ad essa indifferente. Da questi due scrittori vengono scritti, complessivamente, ventidue libri, nei quali si parla di ventidue scrittori, alcuni dei quali mentono ma non sanno di mentire, altri mentono sapendolo, altri cercano la verità sapendo di non poterla trovare, altri credono d’averla trovata, altri ancora credevano d’averla trovata, ma cominciano a dubitarne. I ventidue scrittori producono, complessivamente, trecentoquarantaquattro libri, nei quali si parla di cinquecentonove scrittori, giacchè in più di un libro uno scrittore sposa una scrittrice, ed hanno tra tre e sei figli, tutti scrittori, meno uno che lavora in banca e viene ucciso in una rapina, e poi si scopre che a casa stava scrivendo un bellissimo romanzo su uno scrittore che va in banca e viene ucciso in una rapina; il rapinatore, in realtà, è figlio dello scrittore protagonista di un altro romanzo, ed ha cambiato romanzo semplicemente perché gli era intollerabile continuare a vivere assieme a suo padre, autore di romanzi sulla decadenza della borghesia, e in particolare di una saga familiare, nella quale figura anche un giovane discendente di un romanziere autore di una saga sulla decadenza della borghesia, il quale discendente fugge di casa e diventa rapinatore, e in un assalto ad una banca uccide un banchiere, che era in realtà uno scrittore, non solo, ma anche un suo fratello che aveva sbagliato romanzo, e cercava con raccomandazioni di farsi cambiare romanzo. I cinquecentonove scrittori scrivono ottomiladue romanzi, nei quali figurano dodicimila scrittori, in cifra tonda, i quali scrivono ottantaseimila volumi, nei quali si trova un unico scrittore, un balbuziente maniacale e depresso, che scrive un unico libro attorno ad uno scrittore che scrive un libro su uno scrittore, ma decide di non finirlo, e gli fissa un appuntamento, e lo uccide, determinando una reazione per cui muoiono i dodicimila, i cinquecentonove, i ventidue, i due, e l’unico autore iniziale, che ha così raggiunto l’obiettivo di scoprire, grazie ai suoi intermediari, l’unico scrittore necessario, la cui fine è la fine di tutti gli scrittori, compreso lui stesso, lo scrittore autore di tutti gli scrittori.

(Giorgio Manganelli, Cento, in Centuria. Cento piccoli romanzi fiume, Milano, Adelphi ed.1995, pagg. 215-216.)

P.S.: Manganelli era un genio. Punto.