Jack London, l’omaggio più significativo

Il 12 gennaio di 146 anni fa nasceva a San Francisco Jack London. Uno dei più grandi scrittori americani, uno dei più grandi americani, uno dei più grandi – di questo ultimo secolo e mezzo di civiltà umana. E da qui, pensare a Jack London significa pensare a Davide Sapienza, curatore e traduttore delle opere del grande autore americano tra i più importanti in assoluto. Dunque, l’omaggio più significativo a Jack London in questa ricorrenza odierna non può che essere il suo (uno dei tanti con cui Davide ha manifestato il proprio legame speciale con London): lo potete trovare e leggere cliccando sull’immagine qui sopra.

L’è andà così

“Un giorno incontrai per la montagna un tale che aveva inciso sul cinturino del cappello questa frase: l’è andà così. Gli chiesi: com’è andata? E lui, guardando lontano e stringendosi nelle spalle rispose: mah, così è andata.”

(Mario Rigoni Stern, Il bosco degli urogalli, Einaudi, 1a ediz. 1962.)

Questo fulminante incipit d’un racconto de Il bosco degli urogalli del grande Rigoni Stern (del quale lo scorso 1 novembre si è celebrato il centenario dalla nascita), che coglie così bene il tipico pragmatismo montanaro fatto di poche parole e altrettanto poche emozioni, se ormai considerate superflue per la propria quotidianità, mi fa riflettere sul senso e sull’essenza della memoria. Perché se è fondamentale ricordare la storia, sapere ciò che custodisce per riflettere, capire e imparare, è altrettanto fondamentale non recriminarci sopra e, per ciò, perdersi in inutili compatimenti. La storia è figlia del tempo e lo segue inesorabilmente, tornare indietro non si può: ricordare sempre sì, fare della memoria una fonte di rimpianti no. Altrimenti è un po’ come ammorbare il presente e avvelenare il futuro. Il passato è passato: di qualsiasi cosa esso sia fatto, ormai è andata. Amen.

P.S.: da qualche settimana è nelle librerie Mario Rigoni Stern. Un ritratto, l’ultimo libro di Giuseppe Mendicino, forse il massimo esperto del grande scrittore di Asiago nonché suo biografo appassionato e sensibile. Con le opere di Rigoni Stern, è certamente un libro da leggere, per conoscerlo ancora meglio proprio in occasione di questi tempi di celebrazione centenaria.

9 ottobre, Vajont

Cinquantotto anni fa, 9 ottobre, Vajont.

Mai dimenticare.

(Immagini tratte da Wikimedia Commons, cliccateci sopra per ingrandirle.)

Bonatti

[Immagina tratta dalla pagina Facebook del CAI Lecco, qui.]
Walter Bonatti se ne andava a scalare e esplorare altre montagne, vallate, deserti e foreste esattamente dieci anni fa. Ma la sua presenza così potente travalica spazi, tempi, dimensioni, storie e memorie: Walter c’è, sempre, anche perché, mi viene da credere, “non può esserci” un mondo senza Bonatti, senza figure così preziose e illuminanti come egli è stato. O forse potrebbe pure esistere ma sarebbe infinitamente meno interessante, affascinante e nobile di questo – almeno per noi che Bonatti lo abbiamo conosciuto, di persona, dai suoi libri, dai suoi reportage, con le sue scalate, le sue esplorazioni e le sue doti umane, e sappiamo di essere non solo così fortunati per questo ma pure, se così posso dire, più vivi.

‘O vedi che semo coijoni! (Reload)

Gasperino: …Ma che li tieni tu li conti?
Amministratore: Sono il suo umilissimo amministratore signor Marchese…
Gasperino: E fammeli vedé ‘sti conti. Quanto spennemo dentro ‘sta casa?
Amministratore: Ma perché? Non si fida di me? Sono generazioni che amministriamo la sua famiglia… prima mio nonno, poi mio padre e adesso io…
Gasperino: Ma che t’offenni? Per esempio, quanto ‘o pagamo er carbone? Famme sapè.
Amministratore: Mmmh il carbone…
Gasperino: Il carbone! Quanto ‘o pagamo?
Amministratore: E che possiamo pagare…
Gasperino: E che possiamo pagare? Quanto ‘o pagamo?
Amministratore: Sette paoli il quintale.
Gasperino: E ‘a carbonella?
Amministratore: Quattro.
Gasperino: E le fascine, pe’ accenne er foco?
Amministratore: Cinque a dozzina.
Gasperino: E ‘a legna?
Amministratore: E quella non la compriamo, viene dai nostri boschi… la vendiamo.
Gasperino: E quanto ce famo?
Amministratore: Dieci al quintale.
Gasperino: ‘O vedi che semo coijoni! Ma come, compramo tutto a tre volte il prezzo corente e solo ‘a legna ‘a vennemo alla metà?! Dice nun me fido… Ho fatto bene a vedé i conti… artro che. Se tu me freghi qui, me freghi su tutto! Perciò sei un ladro; sei ladro tu, tu padre e tu nonno e io ve licenzio a tutti e tre. Aspetta ‘n pò, prima da fa’ fagotto dimme na cosa… Ma quer vinello che se semo bevuti giù a tavola, ma che ‘o famo noi?
Amministratore: Si signore, viene dalle vigne del Mascherone…
Gasperino: Siii?!? E quanto ce n’avemo?
Amministratore: Parecchie botti di quello nuovo più quello vecchio imbottigliato.
Gasperino: E ‘ndo stanno tutte ste botti e ste bottije… ortre che a casa tua?
Amministratore: Giù in cantina.
Gasperino: Allora io vado in cantina e tu te ne vai affanculo, brutto ladro.

Della serie: vizi atavici di un paese senza speranza (con possibile soluzione, ad aver gli attributi di praticarla. Ad averli, già – altro vizio, anzi, altra pecca…).

(Ovviamente lo spezzone è tratto da Il marchese del Grillo, film del 1981 diretto da Mario Monicelli.)