Dalle stalle alle stelle con le pietre dei monti – e con Sara Invernizzi, questa sera a RADIO THULE su RCI Radio!

Questa sera, 20 novembre duemila17, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 2a puntata della stagione 2017/2018 di RADIO THULE, intitolata Dalle stalle alle stelle!

I manufatti umani sono lo specchio di culture e di saperi, ma riflettono anche la natura del territorio sul quale sorgono. Le architetture tipiche di Torre de’ Busi e di Carenno avevano il colore delle rocce che affiorano, della terra e degli alberi. L’unicità di queste architetture sta nel connubio tra cultura materiale e pietra locale. È un’unicità che si sta perdendo con l’abbandono, ma che è importante ricordare.” Su questi intriganti presupposti si basa Dalle stalle alle stelle, il progetto avviato da qualche settimana a questa parte che si propone di creare condivisione di conoscenza e di riportare alla memoria i particolari e unici manufatti in pietra che caratterizzano la Val San Martino e la Valle Imagna a cavallo della dorsale dell’Albenza, oltre che alla Val Taleggio.
Il proposito primario di “Dalle stalle alle stelle” è quello di coinvolgere quante più memorie e mani possibili per poter ricostruire il ricordo di un passato che è quasi del tutto crollato ma è tutt’oggi fondamentale per una virtuosa comprensione del presente e costruzione del futuro, coinvolgendo la popolazione del territorio a condividere testimonianze d’ogni genere, pensieri e racconti attraverso le quali avviare iniziative di concreta riscoperta di questo patrimonio storico: ricerche sul territorio, censimenti delle opere presenti, valorizzazione e conoscenza dei loro pregi attraverso eventi pubblici e una community su facebook. Un progetto, insomma, il cui valore assoluto non si limita certamente al territorio di riferimento ma diventa emblematico per qualsiasi altra zona dotata di simili peculiarità culturali nonché, e anche di più, per la gente che la abita e l’indispensabile cognizione dei tesori conservati dal territorio in cui vive, con tutto il loro inestimabile valore culturale.

Di tutto ciò ci racconterà Sara Invernizzi, ricercatrice e animatrice culturale, fondatrice e anima di “Dalle stalle alle stelle”, ospite di questa puntata: da dove è nato il progetto, di cosa concerne e di quali “tesori” vuole occuparsi, cosa ha realizzato finora, quali sono gli obiettivi prossimi e le finalità perseguite.

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, quiStay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

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Dalle stalle alle stelle: un territorio e il suo fragile “cuore” di pietra

Lunedì prossimo, 20 novembre duemila17, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 2a puntata della stagione 2017/2018 di RADIO THULE, intitolata Dalle stalle alle stelle!

I manufatti umani sono lo specchio di culture e di saperi, ma riflettono anche la natura del territorio sul quale sorgono. Le architetture tipiche di Torre de’ Busi e di Carenno avevano il colore delle rocce che affiorano, della terra e degli alberi. L’unicità di queste architetture sta nel connubio tra cultura materiale e pietra locale. È un’unicità che si sta perdendo con l’abbandono, ma che è importante ricordare.” Su questi intriganti presupposti si basa Dalle stalle alle stelle, il progetto avviato da qualche settimana a questa parte che si propone di creare condivisione di conoscenza e di riportare alla memoria i particolari e unici manufatti in pietra che caratterizzano la Val San Martino e la Valle Imagna a cavallo della dorsale dell’Albenza, oltre che alla Val Taleggio.

Il proposito primario di “Dalle stalle alle stelle” è quello di coinvolgere quante più memorie e mani possibili per poter ricostruire il ricordo di un passato che è quasi del tutto crollato ma è tutt’oggi fondamentale per una virtuosa comprensione del presente e costruzione del futuro, coinvolgendo la popolazione del territorio a condividere testimonianze d’ogni genere, pensieri e racconti attraverso le quali avviare iniziative di concreta riscoperta di questo patrimonio storico: ricerche sul territorio, censimenti delle opere presenti, valorizzazione e conoscenza dei loro pregi attraverso eventi pubblici e una community su facebook. Un progetto, insomma, il cui valore assoluto non si limita certamente al territorio di riferimento ma diventa emblematico per qualsiasi altra zona dotata di simili peculiarità culturali nonché, e anche di più, per la gente che la abita e l’indispensabile cognizione dei tesori conservati dal territorio in cui essa vive, con tutto il loro inestimabile valore culturale.
Di tutto ciò ci racconterà Sara Invernizzi, ricercatrice e animatrice culturale, fondatrice e anima di “Dalle stalle alle stelle”, ospite di questa puntata: da dove è nato il progetto, di cosa concerne e di quali “tesori” vuole occuparsi, cosa ha realizzato finora, quali sono gli obiettivi prossimi e le finalità perseguite.

Dunque mi raccomando: appuntamento a lunedì 20/11 su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, quiStay tuned!

Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
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– Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

La guerra (alla guerra) di Bansky

“Civilian Drone Strike”, 2017.

I più grandi crimini nel mondo non sono commessi da persone che infrangono le regole. Sono le persone che seguono gli ordini, che sganciano bombe e massacrano villaggi. Come precauzione per non commettere mai più importanti atti malvagi, è nostro dovere solenne di non fare quello che ci hanno detto, questo è l’unico modo in cui possiamo essere sicuri.

(Bansky)

Personalmente, trovo che essere contrari tout court alla guerra sia una sostanziale illogicità. Semmai, la storia dimostra che la stragrande maggioranza delle guerre scatenate dall’uomo contro altri uomini furono e sono, esse sì, illogiche: e con ciò intendo disumane, “non proprie” di una razza che si definisca “umana” anche nell’accezione etica e filosofica, oltre che “la più intelligente sul pianeta”, al punto (paradossale) da far divenire la guerra un ordine, una “regola” da seguire in caso di contenziosi tra comunità umane – ciò che sostiene Bansky nella citazione lì sopra, insomma. Le guerre, invece e proprio per quanto appena denotato, quasi sempre hanno palesato con ben poche ombre di dubbio la grande e crudele stupidità dell’uomo nonché la sua bieca ipocrisia politica – quella dei potenti i quali dettano regole che per primi non rispettano, intimano ordini che essi non eseguono e mandano al massacro milioni di individui per conto loro. Costoro sì, meriterebbero di subire un trattamento assai bellicoso.

P.S.: per saperne di più sull’opera nell’immagine, cliccate qui.

 

Luca Bizzarri a Palazzo Ducale di Genova: c’è da ridere, o c’è da piangere?

Sta facendo molto scalpore la nomina del noto comico televisivo Luca Bizzarri alla guida di Palazzo Ducale, la più prestigiosa e importante istituzione culturale genovese – inutile che vi riassuma qui la vicenda, trovate di tutto e di più un po’ ovunque sul web; tutt’al più, come approfondimento più consapevole di altri, leggete quest’articolo di Artribune.

Sinceramente, di primo acchito, io nella vicenda ci vedo molto meno male di tanti altri (le cui rimostranze capisco perfettamente, d’altronde) e principalmente per due motivi: primo, la nomina è stata totalmente politica (un accordo tra comune e regione, che “puntavano su un genovese famoso capace di attrarre sponsorizzazioni”, sic!) e in politica si sa che da tempo ci finiscono da tempo i più incompetenti al riguardo che la società civile nostrana sappia esprimere, dunque – non me ne voglia, Bizzarri – la suddetta nomina appare del tutto “consona”. Secondo, e nonostante quanto appena detto, non è affatto automatico che una persona non competente nel campo che gli è stato affidato ma considerabilmente dotata di passione, buon senso e voglia di fare, farà certamente peggio di altre figure professionali proprie del settore in questione e dotate di confacenti titoli accademici ma assai meno vogliosi/capaci di/interessati a costruire qualcosa di buono e proficuo per l’istituzione che dirigono e la città che ne è sede.

Bene: posto ciò, a non voler veder tutto nero, appunto, la cosa potrebbe anche stare in piedi, pur con tutti i naturali dubbi del caso. Tuttavia questo non giustifica il voltarsi dalla parte opposta per non vedere la “mannaia di principio” che pende sopra la questione, e che si può estrinsecare in una domanda fondamentale: ma allora, le competenze che uno acquisisce con lo studio e l’esperienza professionale, non valgono più nulla, oggi? Ovvero: che serve acquisire ampie e alte competenze in un certo campo se poi si viene bellamente scavalcati da chi tali competenze non ha ma viene ritenuto d’ufficio (a torto o a ragione, ma certamente senza alcuna reale giustificazione iniziale) “migliore”? Insomma – rendo ancora più comprensibile l’interrogativo e il nocciolo della questione: a ‘sto punto se chiedo di essere assunto come direttore di un centro di ricerca aerospaziale, perché non dovrebbero accettare la mia domanda, se ben “raccomandata” dai politici giusti? Certo, non ho competenze in materia, né accademiche né professionali, ma fin da piccolo sono sempre stato affascinato dai viaggi spaziali, forse anche più di tanti che nel settore ci lavorano con incarichi di alto profilo! Quindi, che diamine, se il principio è lo stesso – e considerando da quanto tempo ormai viene applicato all’attribuzione degli incarichi politici, peraltro…

Ecco, ironie a parte, ci siamo capiti. Ribadisco: il problema non è della persona in questione (che sicuramente è migliore e più brillante di chissà quanti funzionari pubblici o pseudo-tali) e, appunto, nemmeno di ciò che andrà a fare. È un problema, e sempre più grave, di credibilità: delle istituzioni politiche in primis e poi, per inesorabile, drammatico contagio, di quelle culturali e dell’intero sistema-paese, sempre più conformato a visioni, cognizioni e modus operandi bizzarri (appunto!) quando va bene, illogici se non deviati e fraudolenti, dunque assai deleteri, quando va peggio – cioè la maggior parte delle volte. È il problema del sistema politico che governa questo paese, un sistema ormai da tempo marcescente che altrettanto tale sta rendendo il paese stesso in modo sempre più esteso e inesorabile, trasformandolo nello spaventoso specchio della sua decadenza. Alla quale, sinceramente, spero che Luca Bizzarri e il “suo” Palazzo Ducale di Genova sappiano sfuggire: ma chissà se veramente glielo concederanno, o se saranno l’ennesima vittima del Moloch istituzional-politico italico.

P.S.: ma poi, scusate: e Paolo Kessisoglu? Tagliato fuori? E perché?

Jannis Kounellis, 1936-2017

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Non per fare un discorso di nazionalismo spicciolo, ma questa io credo sia oggi la modernità – Che non bisogna pensare, in questo oceano di globalizzazione approssimativa, di perdere il legame. Perché tutto allora diventa inevitabilmente minore. E appunto l’emotività ed il perché definitivo che dice: “quello o la morte” si perde. Mentre non bisogna perdere proprio questo! Quella condizione o la morte. Per me questa è la distinzione culturale, e non c’è un altra possibilità per noi e per i più giovani. È un appello – nel viaggio, nel grande viaggio: non perdere l’identità, altrimenti si perde il perché!

(Jannis Kounellis, citazione tratta da una conversazione con Lucilla Saccà in Kounellis, a cura di Bruno Corà, Ed. Il Ponte, Firenze, 2007.)