Un paese di lettori, o una città

Leggo di questo simpatico scambio di battute avvenuto ieri al Festivaletteratura di Mantova, sul profilo Twitter di Einaudi:

Marcello Fois: «A vedere il pubblico di Mantova pare che l’Italia sia un paese di lettori.»
Ian McEwan: «Ma lo è, Marcello, l’Italia è un paese di lettori.»
Marcello Fois: «Sì, ma sono tutti qui al Festivaletteratura!»

Lo scambio è divertente tanto quanto emblematico, tuttavia mi permetto di dire che entrambi gli interlocutori esagerano: McEwan pecca di calorosa ingenuità, Fois di desolante ottimismo.

Io qui, invece, pecco di pessimismo, lo so. In Russia si usa dire che «un ottimista è un pessimista male informato», per il principio uguale e opposto io spero proprio di essere un ottimista incompetente. Ecco.

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Libri da vacanza (ediz. estate 2019)

Venerdì scrivevo sul mio profilo Twitter questa cosa:

Be’, è stata dura, in effetti, come sempre quando devo scegliere un nuovo libro da leggere e sia libero da letture “dovute”, ma ce l’ho fatta. Ecco qui la selezione di libri che metterò in valigia e vedrò di leggere durante il periodo vacanziero:

Da sinistra a destra, dall’alto in basso:

Ecco, a dire il vero tale selezione non è dogmatica, nel senso che, posta la ponderazione che l’ha preceduta, fino a che la valigia non è fuori da casa potrebbe avvenire qualche cambiamento istintivo… Si vedrà.

In ogni caso, ai tanti che approfittano del relax vacanziero per leggere qualche buon libro: buonissime letture, che siano anch’esse propedeutiche al riposo e al ristoro della mente e dell’animo!

Ettore Castiglioni, 24/25 agosto, Val di Non

Ettore Castiglioni non è stato solo uno dei più grandi alpinisti italiani di sempre, decorato della medaglia d’oro al merito alpinistico, ma pure un uomo di grandissimi e nobilissimi valori, al punto da essere riconosciuto Giusto tra le nazioni per la sua attività di salvataggio di centinaia di antifascisti, tra i quali Luigi Einaudi, ed ebrei perseguitati dalle leggi razziali fasciste, che egli accompagnava oltre confine, in primis verso la Svizzera, proprio grazie alla sua esperienza di montagna.

Di Castiglioni ho scritto qualche tempo fa qui sul blog in merito a una brutta vicenda a suo danno, perpetrata da individui di specie del tutto opposta a quella del grande alpinista milanese, tuttavia poi “risoltasi” in maniera tanto fortunosa quanto significativa e, in fondo, positiva. Scrivo “milanese” perché Castiglioni era di famiglia meneghina ma in verità egli nacque in Val di Non, a Ruffré: e proprio la “sua” valle natia, anche in seguito a quando accaduto e da me riferito nell’articolo del blog sopra citato (per questo mi viene in fondo di parlare di “risoluzione positiva” della vicenda), renderà omaggio a Ettore Castiglioni il 24 e 25 agosto prossimi, come indicato nella locandina in testa al post. È un ottima occasione per conoscere ovvero approfondire la conoscenza – e l’ammirazione intellettuale e umana, ne sono certo – di Castiglioni, personaggio tutt’oggi emblematico e capace di suscitare emozioni e sentimenti di grandissima, preziosa umanità, quanto mai necessari nel presente che viviamo.

P.S.: ringrazio di cuore Paolo Vita, nònese grande estimatore di Castiglioni e promotore della posa di un cippo commemorativo del legame del grande alpinista con la Val di Non, che mi ha dato notizia delle iniziative di cui vi ho detto.

Un artista “dentro” il tunnel

Vi ho già parlato di più volte di Alex Dorici, qui sul blog, e di quanto la sua ricerca artistica sia originale, particolare, innovativa e capace di relazionarsi con i luoghi in cui si manifesta in modi tanto suggestivi quanto intriganti, generando riflessioni sagaci e profonde nonché molteplici spin off tematici e speculativi che ne ampliano la portata artistica.
Ovvero, in parole povere, è bravo assai Alex Dorici, e lo dico non certo perché ho la fortuna di conoscerlo e dunque ne parlo bene; semmai, al contrario, la fortuna è quella di conoscere un artista così interessante e, per simile fortunata conseguenza, di poter scrivere dei suoi lavori.

Sì, Alex Dorici è lui!

In ogni caso, quello che sarà inaugurato pubblicamente il prossimo 2 settembre alle 18.30 a Lugano è un lavoro che esplica perfettamente quanto ho appena affermato sull’arte di Alex Dorici: sarà un’opera che trasformerà un ordinario tunnel pedonale, quello di Besso, in un cervello artificiale con tanto di neuroni e sinapsi in grado di interagire con i passanti. L’installazione – permanente – si chiama NeuralRope#1. Inside an Artificial Brain, è stata pensata da Luca Gambardella, direttore dell’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale e, grazie alla realizzazione di Dorici, combina ricerca artistica e scientifica, fra arte contemporanea e intelligenza artificiale. Il progetto vede la luce nell’ambito della piattaforma L*3-Lugano Living Lab, che riunisce le istituzioni cittadine, USI e SUPSI oltre ad aziende attive nelle nuove tecnologie.
L’installazione sarà costituita da fonti luminose (si tratta di sedici schermi LED quadrati) e settecento metri di corde rosse e fluorescenti; si snoderà lungo i cento metri del sottopassaggio in modo che «Entrando nel tunnel, si entrerà in una rappresentazione digitale del cervello», come ha spiegato Gambardella. In pratica, NeuralRope#1. Inside an Artificial Brain è una rete neuronale artificiale: si tratta di un sistema digitale composto da neuroni e connessioni che riproduce alcune funzionalità del nostro cervello ed è in grado di imparare concetti a partire da esempi. L’installazione osserva ciò che avviene all’interno del tunnel, interpreta i gesti della mano e impara dalle immagini che i visitatori scelgono di mostrarle, per poi restituirne una nuova versione.

Insomma, da vedere, visitare, vivere.

E nel frattempo le opere di Alex Dorici sono visitabili anche in altre esposizioni d’arte: date un occhio al suo sito per saperne di più. Cliccate invece sull’immagine in testa al post per visitare il sito web dell’opera.

La Terra esaurisce le risorse, l’umanità accumula stupidità

Oggi, 29 luglio, è l’Earth Overshoot Day per l’anno in corso, ovvero la data dalla quale il consumo di risorse da parte dell’uomo eccede ciò che gli ecosistemi della Terra sono in grado di generare per quell’anno. Da oggi, in pratica, l’umanità comincia a consumare più di quello che il pianeta riesce a riformare durante l’anno, bruciando risorse del futuro. Ne avrete certamente letto un po’ ovunque sui media, ma è una notizia che certamente non susciterà chissà qual clamore: magari qualche commento desolato, qualche altro indignato, e poi via, a leggere di sport, di costume o delle ennesime cretinate politiche.

Tutto molto significativo, insomma: è come essere su una nave che sta affondando e, quando si diffonde la notizia di quanto lo scafo si sia ancor più inabissato rispetto a prima, i passeggeri emettano qualche gridolino di paura o tengano per tre-secondi-tre un’espressione angosciata, sul volto, e subito dopo si preoccupino di cosa ci sia di buono nel menù del giorno.

Perché in fondo, che anno dopo anno l’Earth Overshoot Day cada sempre prima – e qui potete constatare la situazione generale nonché quella particolare di ogni paese del mondo – dipende soprattutto dal fatto che ancor prima, e da ancor più tempo, cada l’Earth Overshrug Day: shrug, in inglese fare spallucce, disinteressarsi, fregarsene. Una cosa che, riguardo l’ambiente e la sua salvaguardia per il bene di tutti, l’umanità nella sua maggioranza sta facendo da tanto, troppo tempo.