Sapienza in cammino

Sono veramente felice di leggere, finalmente, della prossima ripartenza del caro amico Davide Sapienza con i suoi cammini geopoetici per la terza edizione di “Nel Cuore Della Montagna”, curata con Alpes per il Sistema Bibliotecario Della Valle Seriana. Una rinnovata formula della pratica geopoetica in cammino, per questa edizione 2021 di “NCDM”, che si svolgerà in sei comuni per sette cammini e, inutile rimarcarlo, rinnoverà pure l’emozione, il fascino e la potenza esperienziale che Davide sa elargire come pochi altri ai viaggiatori che si metteranno in cammino «selvatico e profondo» con lui – peraltro in territori spettacolari e dai paesaggi sempre sorprendenti come quelli regalati dalle Prealpi Bergamasche nelle loro più fascinose e emblematiche terre alte.

Per avere ogni informazione utile al riguardo potete seguire il sito e le pagine social di Alpes, mentre per conoscere più approfonditamente cosa è “Nel Cuore Della Montagna” cliccate qui. Cliccate invece sull’immagine della locandina per visionarla in un formato più grande e stampabile.

Dunque, buoni cammini con Davide Sapienza e buon Ben@essere Montagna!

Un orologio tra le rocce

Dal 24 luglio 2021 il duo di artisti GÆG (Wolfgang Aichner e Thomas Huber) realizzerà una particolarissima installazione all’interno dello spazio alpino dedicata al tema del tempo. I due artisti sistemeranno un grande orologio nell’apertura della roccia alla Fuorcla digl Leget, una porta nella roccia «selvaggiamente romantica» a oltre 2700 m di quota non lontano dal Passo del Giulia e a venti minuti d’auto da Sankt Moritz, in uno dei paesaggi d’alta quota più particolari di questa sezione delle Alpi. L’installazione sarà poi visibile e visitabile dal 31 luglio fino al 17 settembre. «Le persone che vi si avvicinano sperimenteranno qualcosa, che normalmente non si può sperimentare: prima il rallentamento e poi l’arresto del tempo» recita la presentazione del progetto.

A considerarla così, ora, è un’opera che da un lato mi affascina e dall’altro mi perplime. L’installazione in un luogo di un oggetto alieno al contesto è qualcosa di intrigante, spesso, in quanto gioca sull’effetto di sorpresa e spaesamento che, se l’operazione è ben fatta, agevola senza dubbio percezioni e sensazioni non comuni e probabilmente sfuggenti, senza quell’impulso così sconcertante. D’altro canto il paesaggio alpino, e un paesaggio così potente come quella della zona in questione, ribadisco, ha certamente già in sé la concezione di tempo ovvero di un iper-tempo ben più fondamentale di quello funzionale umano, il “tempo della Terra” (cit. Davide Sapienza) che è elemento geologico del luogo-montagna esattamente come ogni altra roccia che ne compone il terreno, e questo proprio dove esso non sia ancora divenuto “territorio”, cioè dove l’uomo non vi abbia lasciato le tracce della sua presenza ivi incluso il proprio tempo, territorializzando il luogo, come si dice. Ma se poi, come rivela la fisica, il tempo non esiste, cosa in verità può rallentare e poi arrestarsi? Lo scorrere delle ore, dei giorni e degli anni, come noi pensiamo di percepire, o in qualche modo il senso profondo (e ultratemporale, in effetti) della nostra vita?

Spero di poter andare lassù a visitare l’installazione di GÆG e, nel caso, vi resoconterò (lo so, è un termine orribile ma rende l’idea, ecco.)

Mollino in vetta, comunque

[Immagine tratta da sbandiu.com. Cliccateci sopra per leggere Carlo Mollino, il ragazzaccio, di Luigi Prestinenza Puglisi, da artribune.com.]
Carlo Mollino è tra le figure più leggendarie e iconiche – seppur non così conosciute dal grandissimo pubblico – del Novecento italiano, tant’è che le sue attività di architetto, designer, fotografo, aviatore, sciatore (e molto altro) sono oggetto di frequenti e multiformi omaggi: l’ultimo, peraltro molto originale e evocativo, è Mollino/Insides, la cui esposizione chiuderà proprio domani, 4 luglio, alla Collezione Maramotti di Modena.

In particolare, sul Mollino architetto ha dissertato il bellissimo libro di Luciano Bolzoni, Carlo Mollino. Architetto, del quale ho scritto qui sul blog; in esso tra le tante cose sul tema viene messo in evidenza come, a fronte della gran mole di progetti sovente innovativi prodotta e altrettanto spesso lodata, relativamente pochi sono poi stati gli edifici effettivamente realizzati.

D’altro canto quando si è al cospetto di certi grandi creativi, la loro importanza, la genialità e la visionarietà, cioè la dote di vedere, immaginare e inventare cose invisibili per quasi tutti gli altri nel proprio tempo, prima o poi tornano a manifestarsi, in modi più o meno diretti. Ecco dunque che uno dei progetti di Mollino non realizzati, la stazione di arrivo dell’arditissima funivia del Furggen sulla vetta dell’omonima montagna, sopra Cervinia – che senza dubbio sarebbe stato il più spettacolare non solo dei suoi progetti ma per l’intera architettura/ingegneria di quegli anni (siamo ad inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso) e del quale venne edificato il solo basamento in cemento armato per consentire il servizio della funivia…

[Immagini/rendering tratte da carlomollinofurggen.blogspot.com.]
…lo si può ampiamente ritrovare oggi, a sessant’anni dal progetto molliniano, nella realizzazione della stazione di arrivo di un’altra ardita funivia, quella che raggiunge la vetta della Zugspitze, massima elevazione della Germania:

È parecchio sorprendente, in effetti, constatare la grande somiglianza concettuale, progettuale e realizzativa in generale dei due edifici, e viene difficile non pensare che i progettisti dell’opera sulla Zugspitze non conoscessero i disegni del Furggen di Mollino e non se ne siano fatti ispirare, a loro modo mettendo in pratica – anche grazie alla tecnologia odierna che Mollino non ebbe a disposizione – l’idea geniale e l’intraprendenza futuristica (che appare tale ancora oggi, a ben vedere) dell’architetto torinese.

Come sostenevo poc’anzi, l’autentica genialità supera il tempo e le cose terrene, facendosi retaggio culturale anche senza l’originale compimento per come il proprio concetto di fondo sia talmente potente e illuminante. E parimenti facendosi omaggio e celebrazione – indiretto ma nemmeno così tanto, ribadisco – di un personaggio così perennemente stimolante come Carlo Mollino. Un’icona intramontabile, senza dubbio.

Saggezza popolare vs previsioni meteo 2-0

Domenica (scorsa, 06 giugno), ore 15.
Guardo sul web il bollettino riguardante la mia zona per le ore successive di un noto servizio meteorologico, considerato popolarmente tra i più affidabili: segnala temporali tra le 16 e le 18.
Guardo fuori dalle finestre di casa, poi chiedo a Loki, il mio segretario personale a forma di cane: ma secondo te quelli c’azzeccano, ci sarà sul serio un temporale?
«Boououwof!» mi risponde.
Concordo! – gli dico. Ci prepariamo e usciamo a farci una bella camminata sui monti sopra casa. Ci prendiamo due-gocce-due di pioggia per qualche minuto all’inizio dell’escursione, peraltro restando in gran parte riparati dalle chiome degli alberi del bosco nel quale sale il sentiero che percorriamo, e poi fino alle 19, ora del rientro a casa, ci godiamo un cielo placidamente azzurro animato soltanto da innocue velature di passaggio e da qualche raro cumulo più suggestivo. Già.

I “sapientoni” dei servizi meteo avranno pure a disposizione satelliti ultratecnologici, supercomputers, sofisticatissimi software previsionali e quant’altro ma, primo, non li sanno usare e, secondo, manca loro una cosa fondamentale per sapere come andrà il tempo in una certa zona: la saggezza popolare locale, quella che dall’esperienza secolare degli autoctoni ha ricavato proverbi e adagi che ogni zona possiede, referenziati ai propri territori, ai loro elementi geografico-ambientali nonché al bagaglio culturale su di essi accumulato nel tempo, e che risultano puntualmente ben più affidabili di tutta la supertecnologia suddetta.

Così io e Loki, ieri, a fronte della previsione di temporali elaborata solo un’ora prima, dunque presumibilmente sicura o quasi, ne abbiamo considerati due di vecchi proverbi in uso nella mia zona. Il primo: Se ‘l vé déla Còsta èl fa apòsta (“Se viene dalla Costa fa apposta”), che evidenzia come i fronti temporaleschi che giungono sulla mia zona da Oriente, dove è situata la Valle Imagna della quale Costa (Valle Imagna, appunto) è il comune posto sull’altro versante dei monti in questione, in forza delle tipiche correnti atmosferiche locali difficilmente superano quei monti e scaricano pioggia anche al di qua. Può capitare, ma la maggior parte delle volte non accade.
Il secondo proverbio considerato: Se ól Tesòr el gà ól capèl, móla la ranza e ciàpa ól restèll (“Se il Tesoro ha il cappello, lascia la falce e impugna il rastrello”), ovvero, se il monte Tesoro, una delle sommità principali della mia zona, ha la vetta coperta dalle nubi a mo’ di “cappello”, smetti di tagliare l’erba nel prato e radunala col rastrello, perché a breve comincerà a piovere – e l’erba bagnata rischia la marcescenza diventando indisponibile come foraggio per gli animali, per dire.
Bene, ieri le nubi più minacciose venivano dalla Valle Imagna, e il monte Tesoro non aveva il “cappello” di nubi: risultato, nessun temporale né acquazzone o che altro di simile, sicché io e Loki ci siamo fatti la nostra camminata montana senza sgradevoli infradiciamenti.

Per la cronaca, quegli stessi bollettini meteo per la sera davano “attenuazione dei fenomeni”. Infatti la sera ha fatto temporale e piovuto parecchio. Ecco.

Vedete perché io sostengo convintamente che le previsioni del tempo contemporanee sono spesso attendibili quanto l’oroscopo di un rotocalco di gossip?

Studiate e salvaguardate la secolare saggezza condensata nei proverbi e nei modi di dire delle vostre zone, piuttosto! E vedrete che indovinerete la meteo molto di più di quei “meteorologi” da strapazzo, oltre a imparare e tramandare una cultura di valore imperituro e insostituibile utilità.

Ecco Loki, il mio segretario personale a forma di cane, in vetta al monte Tesoro ieri, alle ore 16.56, cioè quando le previsioni meteo di solo un’ora prima davano il clou dei fenomeni temporaleschi. Infatti si noti il cielo terribilmente minaccioso da tempesta imminente, lì sopra!

P.S.: ebbene sì, questo che avete letto è un nuovo “episodio” della personale, strenua battaglia (solitaria?) nei confronti della pseudo-meteorologia nazionalpopolare (quella diffusa da TV, web, social o che altro) e di chi conferisce ad essa un credito che ritengo a dir poco esagerato – ma sono eufemistico, in ciò – a difesa invece della vera meteorologia, scienza assai importante e altrettanto affascinante che con quei bollettini mediatici nulla ha a che fare.