I monti e i mari che cambiano forma

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto di scienze marine e dell’Istituto di scienze polari del Cnr, assieme all’Università dell’Aquila, ha pubblicato su Frontiers in Marine Science uno studio nel quale vengono esaminate le caratteristiche delle onde più alte che hanno attraversato il mar Mediterraneo nel periodo che va dal 1980 al 2019. Le onde generate dal vento sul mare ricoprono una funzione fondamentale per il sistema Terra, non solo per gli aspetti ecologici e biologici, ma soprattutto per la parte fisica, climatica e meteorologica. […] Negli ultimi quarant’anni l’altezza dell’onda è aumentata in inverno e diminuita in estate, mentre la stagione ondosa invernale del Mediterraneo si è allungata a discapito di primavera e autunno. […] Il difficile contesto geografico e orografico gioca un ruolo importante nella formazione delle tempeste: durante quelle di maggiore intensità, nel periodo invernale, le onde raggiungono i valori più elevati, con altezze superiori ai 12 metri nella parte occidentale del Mediterraneo. Questa nuova climatologia evidenzia, negli ultimi 40 anni, un aumento delle altezze d’onda d’inverno e una diminuzione in estate.»

(Da Mediterraneo: 40 anni di onde in uno studio del Cnr su “Il Giornale della Protezione Civile”, 2 agosto 2022.)

È di solo poche ore fa la notizia di un ennesimo crollo di materiale roccioso sul Cervino, molto probabilmente dovuto allo scioglimento del permafrost interstiziale: una questione sempre più importante per le montagne del futuro della quale ho già scritto qui. I monti cambiano forma per propria orogenesi ordinariamente impercettibile all’uomo e al suo tempo, ma il cambiamento climatico in corso rende tale mutazione più rapida, evidente e, per molti aspetti, drammatica. Tuttavia anche i mari cambiano “forma”, come dimostra la ricerca sopra citata: ugualmente il loro cambiamento potrebbe risultare non percepibile dall’uomo comune, che osserva la solita massa d’acqua col suo ondoso movimento, ma altrettanto similmente il cambiamento climatico rende la modifica della forma visibile del mare drammatica e ammonitrice.

D’altro canto, queste modificazioni consonanti ci dimostrano per l’ennesima volta che nulla in Natura è fine a se stesso, tutto è in qualche modo legato a ogni altro elemento dell’ambiente naturale e della biosfera ai quali facciamo parte, e non c’è niente che non abbia una causa la quale possa generare effetti anche altrove – a quota zero, nei mari, così come a 3000 metri e più, in alta montagna – e non vi sono effetti che a loro volta non possano diventare ulteriori cause per altre modificazioni di questo nostro mondo. Modificazioni che, se non sappiamo cogliere (grazie alla scienza tanto quanto alla nostra cultura e sensibilità) e capire in tutta la loro portata, piccole o grandi che esse siano, ovvero che se trascuriamo o ignoriamo come se, tutto sommato, ogni cosa possa continuare come prima, ci metteranno sempre più in pericolo e ci porteranno ben oltre il limite entro il quale avremmo potuto trovare una valida soluzione. Solo in tal caso, forse, capiremo che la nostra sorte al riguardo sarà ormai segnata ma, appunto, troppo tardi.

(Fonti delle immagini nel post: www.montagna.tv, Axel Antas-Bergkvist da Unsplash.)

Pubblicità

I bollettini meteo e le creme “scioglipancia”

Tempo fa, sulla base delle mie esperienze personali, ero giunto alla conclusione di poter ritenere la categoria dei previsori meteorologici affidabile, nei propri bollettini (salvo rarissime eccezioni), quanto quella degli astrologi da rivista di gossip.

Ora, ripensando a ciò e avendo nel frattempo accumulato ulteriori testimonianze al riguardo, credo di essermi sbagliato. Sì, gli astrologi ci azzeccano di più. A quanto pare, tirare a indovinare vaticini con le congiunzioni astrali è più facile che inventare bollettini con le congiunzioni meteoriche, ecco.

Conseguentemente, basarsi sulle previsioni dei bollettini meteo che ordinariamente circolano sui mezzi di informazione e sul web e far dipendere da essi le proprie attività quotidiane, salvo sporadiche eccezioni (ma per la cui “convenienza meteorologica” sovente basta il più ordinario buon senso), è pratica ormai da degradare a un livello inferiore rispetto a quella del dar fede agli oroscopi dei rotocalchi, dunque da fissare al livello degli acquisti delle «creme scioglipancia» di Wanna Marchi.

Tuttavia, sia chiaro, la meteorologia vera è tutt’altra cosa rispetto alle “previsioni del tempo”, così come la nostra relazione con il mondo e con le sue fenomenologie naturali è tutt’altra cosa da quella praticata da chi il mondo lo vive dando fede ai “vaticini” degli oroscopi, alle televendite di prodotti miracolose e ai bollettini meteo farlocchi. In fondo il principio di base è lo stesso di quei prodotti-fake di Wanna Marchi: non era di lei che vendeva falsità la colpa maggiore, ma di chi le credeva. Già.

P.S.: sì, continuo la mia personale battaglia contro le “previsioni del tempo”, secondo me una delle cose più futili della nostra ordinaria contemporaneità. Una battaglia persa in partenza, forse: ma, nel caso, è una sconfitta che non mi provoca alcun dispiacere.

La neve, finalmente! Ma…

Finalmente è arrivata la neve!
Dove? – vi chiederete. Forse in Valle d’Aosta oppure Valtellina o magari sulle Dolomiti?
No. Sull’Etna. Che in queste ore offre visuali paesaggistiche compiutamente invernali se non “scandinave” nel mentre che le Alpi italiane appaiono un po’ ovunque snevate come a maggio inoltrato e aride quasi come montagne mediorientali.

D’altro canto, nella situazione di riscaldamento globale in corso e di conseguente “tropicalizzazione” del clima (definizione invero non del tutto corretta, scientificamente, ma che rende bene l’idea), può essere che nei prossimi anni si assista a maggiori precipitazioni nevose sulle montagne mediterranee piuttosto che su quelle alpine, in forza dell’estremizzazione generale dei fenomeni – peraltro già constatabile da qualche tempo – legata proprio alle differenti condizioni climatiche e ambientali sviluppatesi nell’atmosfera e nei mari rispetto al passato.

Dunque, prepariamoci ad andare a sciare e ciaspolare sull’Etna, sulla Sila e sulle altre montagne del Mediterraneo! Certo, luoghi non proprio dietro casa per noi abitanti delle Alpi, ergo possiamo solo sperare in due cose: che il cambiamento climatico non stravolga ancor più l’ambiente alpino, oppure che venga sviluppato presto il teletrasporto. E pare che sia questa seconda la più probabile, eh!

N.B.: le immagini, datate 21 marzo, sono tratte dalla pagina Facebook Etna e dintorni in foto, di Giò Giusa, e le ho “scoperte” grazie a questo articolo di “Montagna.tv”.

Cieli inquietanti, ma intriganti

[Immagini di (dall’alto e da sinistra a destra): Daoudi Aissa, Tom Barrett, Egor Yakushkin, Laura B, tutte tratte da unsplash.com.]
Se non fosse così foriero di maltempo e di possibili, conseguenti danni – posta la “tropicalizzazione” (termine invero fuorviante, anche se rende l’idea) dei fenomeni meteorologici cagionata dal cambiamento climatico – il cielo ingombro di nubi temporalesche in costante movimento, con tutte le sfumature possibili del grigio che presenta, così ribollente di nembi gonfi e poi sfilacciati e poi ancora addensati l’uno addosso all’altro, possiederebbe (e possiede, salvo quanto sopra) un fascino insuperabile, quasi ipnotico seppur per certi versi inquietante, appunto. Sembra di osservare un orizzonte sospeso in cielo fatto di morfologie poliformi, poderose, soverchianti, monti e valli e conche e colline nebulose dai contorni a volte netti, altre volte sfrangiati, capaci di generare nell’osservatore la percezione di un inopinato paesaggio, possente e definito nell’istante della visione ma che, solo pochi attimi dopo, ha già cambiato aspetto, forme, consistenze, tonalità, suscitando così ulteriori e diverse percezioni che regalano sensazioni tanto particolari quanto effimere, dato che bastano solo pochi altri secondi perché nuovamente tutto muti e assuma ancora altre sembianze e variazioni acromatiche. È uno spettacolo dei più affascinanti, senza alcun dubbio ma con molto paradosso: in fondo, nel mentre lo si ammira incantati tocca sperare che non metta in atto ciò che di meteorologico così vistosamente e tenebrosamente minaccia! Ma il cielo azzurro, in tutta la sua purezza a volte insuperabile e sempre così incantevole e tranquillizzante, non saprà mai essere parimenti fascinoso. La bellezza, a volte, è tale perché è drammatica, già.

P.S.: in verità ho già parlato di questo tema altre volte, ad esempio qui e qui e pure qui, anche se attraverso differenti punti di vista. A chi ritenesse questo articolo banalmente ripetitivo, chiedo perdono e pazienza.

Saggezza popolare vs previsioni meteo 2-0

Domenica (scorsa, 06 giugno), ore 15.
Guardo sul web il bollettino riguardante la mia zona per le ore successive di un noto servizio meteorologico, considerato popolarmente tra i più affidabili: segnala temporali tra le 16 e le 18.
Guardo fuori dalle finestre di casa, poi chiedo a Loki, il mio segretario personale a forma di cane: ma secondo te quelli c’azzeccano, ci sarà sul serio un temporale?
«Boououwof!» mi risponde.
Concordo! – gli dico. Ci prepariamo e usciamo a farci una bella camminata sui monti sopra casa. Ci prendiamo due-gocce-due di pioggia per qualche minuto all’inizio dell’escursione, peraltro restando in gran parte riparati dalle chiome degli alberi del bosco nel quale sale il sentiero che percorriamo, e poi fino alle 19, ora del rientro a casa, ci godiamo un cielo placidamente azzurro animato soltanto da innocue velature di passaggio e da qualche raro cumulo più suggestivo. Già.

I “sapientoni” dei servizi meteo avranno pure a disposizione satelliti ultratecnologici, supercomputers, sofisticatissimi software previsionali e quant’altro ma, primo, non li sanno usare e, secondo, manca loro una cosa fondamentale per sapere come andrà il tempo in una certa zona: la saggezza popolare locale, quella che dall’esperienza secolare degli autoctoni ha ricavato proverbi e adagi che ogni zona possiede, referenziati ai propri territori, ai loro elementi geografico-ambientali nonché al bagaglio culturale su di essi accumulato nel tempo, e che risultano puntualmente ben più affidabili di tutta la supertecnologia suddetta.

Così io e Loki, ieri, a fronte della previsione di temporali elaborata solo un’ora prima, dunque presumibilmente sicura o quasi, ne abbiamo considerati due di vecchi proverbi in uso nella mia zona. Il primo: Se ‘l vé déla Còsta èl fa apòsta (“Se viene dalla Costa fa apposta”), che evidenzia come i fronti temporaleschi che giungono sulla mia zona da Oriente, dove è situata la Valle Imagna della quale Costa (Valle Imagna, appunto) è il comune posto sull’altro versante dei monti in questione, in forza delle tipiche correnti atmosferiche locali difficilmente superano quei monti e scaricano pioggia anche al di qua. Può capitare, ma la maggior parte delle volte non accade.
Il secondo proverbio considerato: Se ól Tesòr el gà ól capèl, móla la ranza e ciàpa ól restèll (“Se il Tesoro ha il cappello, lascia la falce e impugna il rastrello”), ovvero, se il monte Tesoro, una delle sommità principali della mia zona, ha la vetta coperta dalle nubi a mo’ di “cappello”, smetti di tagliare l’erba nel prato e radunala col rastrello, perché a breve comincerà a piovere – e l’erba bagnata rischia la marcescenza diventando indisponibile come foraggio per gli animali, per dire.
Bene, ieri le nubi più minacciose venivano dalla Valle Imagna, e il monte Tesoro non aveva il “cappello” di nubi: risultato, nessun temporale né acquazzone o che altro di simile, sicché io e Loki ci siamo fatti la nostra camminata montana senza sgradevoli infradiciamenti.

Per la cronaca, quegli stessi bollettini meteo per la sera davano “attenuazione dei fenomeni”. Infatti la sera ha fatto temporale e piovuto parecchio. Ecco.

Vedete perché io sostengo convintamente che le previsioni del tempo contemporanee sono spesso attendibili quanto l’oroscopo di un rotocalco di gossip?

Studiate e salvaguardate la secolare saggezza condensata nei proverbi e nei modi di dire delle vostre zone, piuttosto! E vedrete che indovinerete la meteo molto di più di quei “meteorologi” da strapazzo, oltre a imparare e tramandare una cultura di valore imperituro e insostituibile utilità.

Ecco Loki, il mio segretario personale a forma di cane, in vetta al monte Tesoro ieri, alle ore 16.56, cioè quando le previsioni meteo di solo un’ora prima davano il clou dei fenomeni temporaleschi. Infatti si noti il cielo terribilmente minaccioso da tempesta imminente, lì sopra!

P.S.: ebbene sì, questo che avete letto è un nuovo “episodio” della personale, strenua battaglia (solitaria?) nei confronti della pseudo-meteorologia nazionalpopolare (quella diffusa da TV, web, social o che altro) e di chi conferisce ad essa un credito che ritengo a dir poco esagerato – ma sono eufemistico, in ciò – a difesa invece della vera meteorologia, scienza assai importante e altrettanto affascinante che con quei bollettini mediatici nulla ha a che fare.