Cosa possono essere, gli xenofobi e i razzisti

Si può essere di destra o di sinistra o di qualsiasi altra parte, si può essere nazionalisti, sovranisti, conservatori, populisti, liberali, democratici, socialisti, comunisti… sciovinisti o internazionalisti, credenti, agnostici oppure atei, socievoli o misantropi, ottimisti o pessimisti, alti bassi belli brutti… si può essere ogni cosa, insomma, basta esserlo con buon senso. Proprio per questo anche gli xenofobi e i razzisti di qualsiasi parte possono essere qualcosa: sì, carcerati.
Sic et simpliciter, già.

Con una pena esemplare, intendo, senza esagerare, tipo un 15/20 anni di lavori socialmente utili, ecco. Potrebbero bastare.

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Xenofobia e sfascio sociale

Comunque, vorrei ricordare che i fenomeni di xenofobia, intolleranza politica, religiosa, etnica, razzismo, sono tipici delle società in rapida decadenza sociale, culturale e identitaria, prossime alla rovina e allo sfascio, la storia lo insegna in modo indubitabile. È paradossale – o forse non lo è affatto ma emblematico – che a caratterizzarsi da quei fenomeni siano le parti dichiaratamente nazionaliste, sovraniste, neo o postfasciste, ovvero quelle che si impongono come baluardo della cultura e dell’identità delle società in cui si muovono quando invece di tali elementi rappresentano il degrado e l’inesorabile declino. Gli stessi effetti, in fondo, causati all’opposto dalla globalizzazione più cieca e spinta, quella che pretende di assoggettare a sé qualsiasi patrimonio identitario culturale comune pur strutturatosi nel tempo, dimostrando con ciò una consueta e perniciosa situazione: le due facce della stessa medaglia – a sancire un identico, inevitabile declino civile.

Invasione? Piuttosto “evacuazione”!

Cose interessanti e parecchio significative

Mentre buona parte del paese perde tempo, da anni, dietro l’inesistente “invasione” degli immigrati (la quale, ribadisco ancora una volta, “emergenza” viene fatta diventare dacché non risolta, anzi, aggravata da tutti i governi succedutisi negli ultimi anni, con modi ed esiti sempre peggiori e più deleteri), se di vera “emergenza” si deve parlare, ovvero d’una questione assolutamente grave tanto quanto vergognosamente ignorata e nascosta dai suddetti reggenti politico-istituzionali nazionali, lo si dovrebbe fare a riguardo delle centinaia di migliaia di italiani che dal paese se ne stanno andando, cercando una vita e un futuro migliori in una più evoluta e civile società straniera (qui trovate un po’ di numeri al riguardo, dai quali comprendere bene quale sia la vera “invasione” in atto. O la vera evacuazione, mi verrebbe da dire).
Non solo: l’infografica di seguito riprodotta, che prendo dalla pagina facebook della prestigiosa Rivista Il Mulino, mostra le regioni italiane da cui si sono verificate le maggiori partenze verso l’estero nel 2017. In testa, al di là della “prevedibile” Sicilia, tre delle regioni più “ricche” d’Italia: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna. La parte migliore del paese, quella col PIL più elevato (se si escludono le regioni a statuto speciale del Nord), quella che riteniamo più in grado di offrire opportunità, risorse, servizi, convenienze.

Ecco.

Cose interessanti e significative, appunto, su realtà delle quali crediamo di sapere e capire tutto quando invece sappiamo poco e, probabilmente, capiamo ancora meno. Già.

Un giorno di ordinaria follia (italiana)

Vicino ad Aosta una donna uccide i propri due figli con un’iniezione letale e poi si suicida. A Caserta un uomo uccide la moglie e la cognata, ferisce i suoceri, poi si toglie la vita. Ad Avellino un altro uomo accoltella la compagna, uccide il rivale in amore e quindi si butta dal primo piano. Infine, a Folgaria (Trento) un terzo uomo ha ucciso il figlio della convivente e poi si è suicidato.*

Nove morti in poche ore, una ordinaria giornata italiana di follia. Gente “normale” (apparentemente) che compie atti folli – apparentemente tali. Già, perché è evidente che un ben profondo malessere sociale (ovvero sociologico, se non antropologico) serpeggia nella nostra società, ma pare che a nessuno (o quasi) venga da fare qualche riflessione al riguardo, nessuno che si fermi un attimo a cercare di capire o quanto meno di ragionare sui possibili motivi. Tutti o quasi, invece, a rincorrere ed enfatizzare altre questioni, altri “problemi” molto meno ostici ma, evidentemente, ben più adatti a guadagnare consensi e gradimenti. Una perenne fuga dalla realtà effettiva, insomma, per fare di convinzioni infondate, congetture di parte e fake news la nuova funzionale “realtà”, col risultato di non risolvere né i problemi più lievi e nemmeno quelli più gravi, anzi aggravandone di continuo gli effetti. Perché poi, in tema di fatti come quelli sopra citati, si tireranno fuori le solite statistiche, si racconterà di chissà quali retroscena, si dichiarerà che non c’è alcun “allarme sociale” e, dopo qualche giorno, più nessuno si ricorderà di nulla e avanti così, tutto bene, tutto normale. «Sono problemi loro, non sono cose che ci riguardano!» diremo compiaciuti.

D’altro canto, da una società e da una relativa opinione pubblica che, a quanto pare, considerano normale che in una famiglia – la sacrosanta e intoccabile “famiglia” – ci si ammazzi come tra gangster, non ci si può aspettare molto di meglio. Chi semina vento – ma al contempo s’illude che non si muova foglia ovvero che tutto sia a posto – raccoglierà tempeste sempre più violente. Inesorabilmente.

*: mi è toccato aggiornare tale terribile “bollettino” venerdì 16/11 alle 19, quando è uscita la notizia di quest’ultimo caso.

I poeti e gli artisti possono ancora cambiare il mondo?

I poeti oggi sono necessari più di ogni altra cosa a questo mondo. Perché la forza delle loro operazioni risiede nella capacità di sganciarsi dalla norma per poter osservare un sistema disfunzionale attraverso codici linguistici e decodificazioni necessarie, diverse, per riallacciare un rapporto tra l’etica e l’identità umana e per rammentare a tutti noi le straordinarie evoluzioni sancite dal genere umano, ormai lontano dall’uomo preistorico, ancestrale corridore e lanciatore, promotore di violenza in mancanza di altre virtù.

(Lucrezia Longobardi in Messaggeri del XXI secolo, su Artribune Magazine #44)

Christoph Büchel, Prototypes, Messico, 2018. (tratto da Artribune).

Nel sottotitolo all’articolo dal quale traggo la citazione, Lucrezia Longobardi chiede: “In un’epoca sempre più dominata dal razzismo, dalla xenofobia e dalla necessità di innalzare muri insormontabili, i poeti e gli artisti hanno qualche chance di cambiare lo scenario?“. Dal mio punto di vista la risposta – lapalissiana, per lo scrivente – è . Con un’aggiunta necessaria: i poeti e gli artisti devono poter e saper cambiare lo scenario ovvero il mondo contemporaneo. Credo stia qui il discrimine tra la salvezza del nostro mondo – quella salvezza derivante dalla celeberrima bellezza dostoevskijana, sempre valida, anzi, sempre di più – e la sua rovina definitiva, dalla possibilità delle arti di continuare a trainare il progresso intellettuale, culturale e sociale del genere umano, anche attraverso la costante generazione di punti di vista differenti e innovativi sulle realtà del mondo.

È una questione, dunque, di saper fare ciò così come di poterlo fare, cioè di godere della libertà di farlo. Causa/effetto l’una cosa dell’altra, condizione indispensabile all’evoluzione della nostra civiltà. Altrimenti, appunto, la più nefasta sorte è giusto dietro l’angolo, ben più prossima di quanto si possa ritenere.