I partiti politici italiani e la montagna

[Immagine generata con Google Gemini AI.]
La politica locale si deve occupare (gioco forza) di montagne, a volte con iniziative lodevoli, altre (e più numerose) volte combinando dei gran pasticci. Ma è nei discorsi della politica nazionale che la montagna è sostanzialmente assente, salvo che per accenni incidentali e insensati (ex Ministro Santanché docet) o per atti legislativi da tanto fumo e ben poco arrosto (vedi la recente “Legge sulla montagna”). Per il resto, sembra proprio che, nonostante colline e montagne (ovvero aree interne e rurali) occupino più di tre quarti del territorio italiano, alla politica nazionale non interessino granché, anzi, rappresentino qualcosa di parecchio fastidioso.

Posto ciò, a me – fantasticando – piacerebbe proprio chiedere conto direttamente ai maggiori partiti politici italiani di ciò che pensano delle montagne del nostro paese. Ovviamente li interpellerei in rigoroso ordine decrescente di consensi ad oggi (dal più votato al meno votato) e mi viene da immaginare che risponderebbero così:

  • Fratelli d’Italia: sosterrebbero che grazie all’opera appassionata e indefessa del Governo Meloni e nonostante l’ostruzionismo bieco della sinistra, durante la legislatura corrente le montagne italiane sono cresciute in altezza di almeno 300 metri.
  • Partito Democratico: si metterebbero a litigare su chi debba rispondere, come debba farlo e cosa dire appena dopo aver risposto e alla fine non mi risponderebbero.
  • Movimento 5 Stelle: direbbero che molti dei problemi della montagna sono un’invenzione dei poteri forti e che per combattere lo spopolamento invieranno sui monti gli armamenti destinati all’Ucraina.
  • Forza Italia: risponderebbe direttamente il leader Tajani, che assumendo un’espressione disorientata esclamerebbe con tono angosciato: «Ma perché? Ce stanno le montagnje in Italia?»
  • Alleanza Verdi e Sinistra: mi risponderebbero contemporaneamente i due leader, Bonelli e Fratoianni, parlando uno sopra l’altro sicché alla fine non capirei nulla di quanto detto.
  • Futuro Nazionale: assicurerebbero di avere piani gloriosi per le italiche montagne, ad esempio di aver realizzato una vestaglia speciale realizzata da sartine di pura etnia italiana da distribuire a tutti gli arditi montanari delle valli alpestri figlie di Roma imperiale.
  • Lega per Salvini Premier: asserirebbero di voler costruire un ponte su ogni stretta valle di montagna ma poi chiuderebbero rapidamente la telefonata perché impegnati in una gara sociale di rutti.
  • Azione: risponderebbe direttamente il leader, Calenda, sostenendo di aver salito tutti i Quattromila delle Alpi in una sola giornata e tutti i Tremila degli Appennini in tre ore (dimenticando che non ci sono vette alte tremila metri negli Appennini.)
  • Italia Viva: risponderebbe direttamente il leader Renzi il quale, dopo aver saputo della risposta di Calenda, sosterrebbe che lui i Quattromila delle Alpi li ha saliti in mezza giornata e i Tremila degli Appennini (vedi sopra) in 25 minuti.
  • +Europa: direbbero che per le montagne loro hanno grandi idee, anzi no, in effetti di idee non ne hanno molte e non sanno ancora bene se siano grandi no, però qualcosa hanno ma forse no, o magari sì, insomma, indiranno a breve un congresso straordinario per capirlo meglio.
  • Noi Moderati: la linea del telefono suonava libera ma alla fine non ha risposto nessuno.

Ecco. È un mio divertissement, ribadisco. Eppure, sbaglierò, ma qualcosa mi dice che non andrei troppo distante da quanto potrebbe realmente accadere se li contattassi, da ciò che potrebbero dirmi al riguardo. Chissà.

Turismo in Lombardia: overtourism senza limiti e comunità sottomesse

L’Assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda di Regione Lombardia, Debora Massari, ha di recente presentato la “strategia politica turistica” regionale per il triennio 2026-2028 e, posta l’indubbia buona volontà dell’Assessore nonché il dovuto rispetto personale e istituzionale, ciò che ne riferisce la stampa è un ennesimo elenco di cose ovvie, sovente banali, di frasi fatte pressoché prive di una visione realmente strategica sul tema e sul suo portato oltre che condite da qualche osservazione persino inquietante.

Vi elenco di seguito le maggiori criticità che riscontro nelle dichiarazioni dell’Assessore Massari:

  1. Non c’è alcun cenno al sovraturismo, o overtourism, come imposto dal Ministro del Turismo in carica il quale non vuole che lo si nomini perché «odia la parola» (sic). Censura alla quale l’Assessore lombardo evidentemente si allinea, evitando dunque di parlare pure di gestione dei flussi turistici. Insomma, che le mete turistiche siano pure degradate dal troppo turismo, tanto l’overtourism “non esiste”, vero?
  2. Anzi, l’Assessore Massari lo dice chiaramente: «L’obiettivo non è semplicemente aumentare i numeri…». Quindi non solo si nega il sovraturismo già ben presente ma si pensa pure di aumentarne i numeri. Come ciò possa generare una «crescita che dovrà essere equilibrata e capace di valorizzare l’intera regione, dalle città d’arte ai laghi, dalle montagne ai borghi, creando nuove opportunità di sviluppo» invece che ulteriori occasioni di degrado e disagio per le comunità coinvolte in assenza di una ben articolata gestione dei flussi turistici è un mistero. Anche inquietante, a pensarci bene.
  3. «Destagionalizzazione», «sviluppo sostenibile», «valorizzazione»… siamo in presenza del solito abusatissimo vocabolario, i cui significati ambigui quando non ipocriti ormai conosciamo bene. Ma evidentemente non si sanno formulare parole, e soprattutto idee, nuove, differenti, consone, veramente sensate.
  4. C’è una grande assente nelle considerazioni dell’Assessore Massari: la comunità, e di conseguenza l’interlocuzione attiva e costante con gli abitanti dei luoghi turistici. Si afferma che il turismo deve migliorare «la qualità della vita delle comunità che li accolgono» ma non c’è alcun accenno a un coinvolgimento delle comunità stesse nella gestione locale dei flussi turistici, dunque di quel dialogo che chiunque si occupi di turismo veramente sostenibile invoca per gestirne al meglio la realtà, soprattutto in località medio-piccole come sono molte delle mete lombarde. Anzi, si sostiene che occorre il «rafforzamento della collaborazione tra istituzioni e operatori del settore» e «tra tutti gli attori del sistema» palesando la visione esclusivamente economica del turismo, dunque inevitabilmente consumistica visto che è basata sull’aumento costante dei suoi numeri, che taglia fuori qualsiasi altra valenza – sociale, culturale, ambientale… – invece correlata alla qualità di vita e al benessere residenziale delle comunità locali. Cose che evidentemente non interessano granché.
  5. Nelle dichiarazioni dell’Assessore non si coglie alcuna visione strategica a lungo termine, nessuna presenza di un progetto strutturato e organico della gestione del turismo lombardo, nessuna volontà di uscire dai soliti modelli dominanti, dalle solite convenzioni, dai luoghi comuni della politica che si occupa di turismo. Non a caso la “strategia” presentata si ferma al 2028, cioè alle prossime elezioni regionali, e ciò ne palesa la natura meramente strumentale e propagandistica dell’iniziativa. Non ce la possono proprio fare, i politici nostrani, a ragionare su orizzonti più ampi, come dovrebbe imporre un’attività politica vera. E probabilmente nemmeno gli interessa di farlo, e così di mostrarsi politici veri. Già.

[Un articolo di qualche tempo fa de “La Provincia-UnicaTV” che denunciava la situazione delle mete turistiche del Lago di Como, sempre più soggette al sovraturismo e allo spopolamento. Cliccate sull’immagine per saperne di più.]
Per tutto ciò, personalmente non coltivo molte speranze che il turismo, nei prossimi anni, possa veramente diventare un elemento di sviluppo virtuoso del territorio e del paesaggio (inteso come lo determina la Convenzione Europea) lombardo, anzi: i molti problemi e le già deleterie criticità aumenteranno e si acuiranno, di questo passo. A meno che le comunità finalmente decidano di non subire passivamente la mala gestione dei loro territori e reagiscano attivamente facendo massa critica e imponendo alla politica di essere ascoltate, comprese e sostenute nella loro quotidianità. Perché così ne beneficerebbero tutti: residenti, turisti, operatori del settore e amministratori pubblici. È così difficile da capire?

Il Ministro Mazzi, l’overtourism da censurare e la (quasi) nostalgia di Santanché

Be’, pare proprio che il Ministro del Turismo italiano Gianmarco Mazzi – prima manager di eventi musicali, ora responsabile di un dicastero statale fondamentale grazie alle solite acrobazie istituzionali moooolto italiane – non solo ci tenga molto a non far rimpiangere la sua predecessora Daniela Santanchè, ma pure a dimostrare di non avere molti argomenti validi a giustificazione del proprio incarico ministeriale da poco assunto.

Così, al Festival dell’Economia di Trento, conclusosi il 24 maggio scorso, il Ministro Mazzi ha di nuovo proposto la propria idea di censurare il termine “overtourism” perché, sostanzialmente, a lui non piace. E lo ha fatto usando quasi le stesse parole che aveva proferito due settimane prima a Lecco:

Una parola che odio e non riesco a pronunciare è overtourism, è una parola pericolosissima perché il turismo in Italia è un pilastro dell’economia che vale il 13% del Pil e si stima che il suo valore, con tutto l’indotto, vada oltre il 25%. Non si può scherzare col turismo, ogni turista è un patrimonio che va coccolato. [Lecco, 10 maggio 2026.]

Sono sempre stato chiaro sul fatto che, secondo me, il termine overtourism sia assolutamente sbagliato. Questo perché cerca di risolvere un problema creando però un clima di terrore nelle persone che vorrebbero invece venire nel nostro Paese. Non possiamo lamentarci dell’overtourism, ma dobbiamo semmai cercare di gestire i numeri… il turismo vale circa il 13% del PIL, che sale al 25% considerando l’indotto. [Trento, 23 maggio 2026.]

Al netto dell’evidente, sconcertante carenza argomentativa al riguardo, il tentativo di censurare un termine e la realtà a cui si riferisce perché dà fastidio alle proprie opinioni mi sembra tanto deprecabile nella forma quanto grottesco nella sostanza. Sarebbe come pretendere di voler eliminare dal vocabolario il termine “alcolismo” perché danneggia il settore vitivinicolo italiano, così pregiato e giustamente osannato. Di contro, mi pare che la pretesa del Ministro Mazzi si basi sullo stesso principio – solo usato al contrario – per il quale, ad esempio, per far credere che qualcosa sia sostenibile basta affermare che «è sostenibile»: ergo, forse il Ministro pensa che per risolvere un problema pur importante come quello del sovraturismo/overtourism basta evitare di nominarlo. Eh già, perché no? Che provi, il Ministro, ad andare a dire che «Non possiamo lamentarci dell’overtourism» alle comunità dei territori che lo stanno subendo ormai da tempo con tutti i disagi conseguenti! Sono certo che lo accoglieranno con applausi fragorosi e «Hurrà!» a manetta. Proprio!

Dello stesso mio avviso è Luigi Casanova, Presidente di Mountain Wilderness Italia, che sulla questione così scrive nel proprio editoriale del 28 maggio sul sito dell’associazione:

Colpisce che esponenti delle istituzioni arrivino a suggerire quali parole possano essere utilizzate nel dibattito pubblico, quasi a delimitare il vocabolario con cui descrivere fenomeni complessi. Perché non dovrebbe essere possibile affrontare le criticità del turismo attraverso termini chiari e riconosciuti? Parlare di overtourism non significa negare il valore economico del turismo, nelle montagne come sulle coste. Significa, al contrario, aprire uno spazio di confronto sulle sofferenze ormai evidenti in molte vallate dolomitiche e aree protette: l’eccesso di urbanizzazione, la motorizzazione incontrollata, la fuga dei giovani, i conflitti tra pedoni e ciclisti, tra ciclisti e automobili, così come i costi sociali che questo modello economico scarica su una parte consistente della popolazione.

Insomma, la questione mi pare chiara, e pure il giudizio inevitabile sulle uscite del capo del Dicastero turistico italiano. Ora, ribadisco: non che si possa seriamente asserire di dover rimpiangere l’ex Ministra Santanchè… certo è che il Ministro Mazzi è sulla buona strada per raggiungere e sopravanzare la sua pittoresca predecessora in termini di “qualità” dell’attività ministeriale, tanto nella teoria e quanto nella pratica!

Nulla cambi affinché tutto resti uguale, in Italia

[Immagine generata con Google Gemini AI.]
Il governo italiano in carica, riguardo la carenza di carburanti dovuta al blocco dello Stretto di Hormuz, sta facendo ciò che non si dovrebbe fare: continua a ridurre le accise per accontentare la volontà popolare ma così favorendo il consumo proprio mentre il petrolio scarseggia.

Lo rimarca “Il Post” in questo articolo di qualche giorno fa, che a me invece denota – tra le altre cose – il costante assoggettamento del nostro paese all’automobile, probabilmente il bene al quale più di ogni altro l’italiano è stato abituato a tenere, lo “status symbol” per eccellenza e non tanto perché può denotare il benessere conseguito ma, più banalmente ma d’altro canto più drammaticamente e dunque assurdamente, perché ci fa sentire parte della “società nazionale”. Ecco dunque che da tempo l’Italia è il paese dell’Unione Europea con il più alto tasso di motorizzazione, con circa 701 auto ogni mille abitanti nel 2024 (ultimi dati ISTAT certificati), ben al di sopra della media UE di 578. Ed è un dato in costante aumento: nel 2023, avevamo 694 auto ogni mille abitanti, nel 2014 erano 601.

[Tasso di motorizzazione nell’Unione Europea, numero di autovetture ogni 1.000 abitanti. Dati ufficiali Eurostat.]
Le conseguenze di tale dipendenza cronica sono sotto gli occhi di tutti: strade costantemente intasate, inquinamento, elevato numero di incidenti (l’Italia ha un tasso di incidenti di 51 ogni milione di abitanti, la media UE è 45; dati ISTAT e Commissione Europea) e, come effetto collaterale, scarsa attenzione e carenza di sviluppo verso le reti dei trasporti pubblici.

A fronte di tutto ciò cosa fanno i politici italiani, dimostrando ancora una volta la propria alienazione dalla realtà delle cose e l’infimo livello del loro operato? Pensano soltanto ad aumentare le strade. Ché è un po’ come pensare di guarire un alcolizzato cronico dandogli ancora più alcolici da bere, invece di ridurglieli costantemente fino a riportarli ad una quantità che non genera più problemi. Abbiamo le strade sempre più intasate? Facciamone delle altre! Abbiamo i parcheggi pieni? Facciamone degli altri! Scarseggia il carburante al punto da pensare come farne scorta? Facciamo in modo che lo si consumi come al solito!

Non ce la possiamo fare, insomma, e siccome la classe politica che ci comanda è inesorabilmente lo specchio della società che governa, ecco che continuiamo a raschiare il fondo di un barile senza renderci conto che in realtà l’abbiamo sfondato da tempo e stiamo scavando nella melma – ho scritto melma, si noti l’eleganza. Basti pensare alle opere che sono state progettate, realizzate o programmate (ritardi e problemi vari a parte) per le Olimpiadi di Milano Cortina: per la gran parte sono opere viabilistiche, strade per auto private. In una delle zone d’Italia – la Lombardia, il Veneto, il Trentino-Alto Adige – tra le più trafficate e intasate d’Europa.

[Il cantiere della nuova “tangenziale” di Tirano, in Valtellina, una delle opere stradali che dovevano essere concluse per le Olimpiadi e invece non è stata ancora aperta. Immagine dell’agosto 2025 tratta da www.localteam.it.]
Invece, dovremmo approfittare di occasioni del genere e di circostanze come la crisi del petrolio derivante dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, nonché più in generale dal fatto che di combustibili fossili prima o poi ne ce ne saranno più (senza contare il loro impatto sulla crisi climatica in corso) per avviare un grande piano di sviluppo infrastrutturale delle reti di trasporto pubblico, ferroviario in primis, che ne decuplichi l’estensione e l’efficienza non solo nelle zone più antropizzate ma pure, per certi versi soprattutto, nelle aree interne e montane. D’altro canto la quota delle energie alternative e rinnovabili sta aumentando costantemente, più per l’iniziativa privata e pur nel disinteresse al riguardo dei governi: perché non fare lo stesso anche negli ambiti deputati alla gestione pubblica, del tutto correlati ai precedenti perché nel complesso in grado di sostenere la tanto decantata e poco attuata transizione ecologica oltre che a rendere il mondo che viviamo più vivibile e – altra frase (s)fatta – «a misura d’uomo»?

[Tasso di motorizzazione nelle regioni alpine, numero di automobili ogni 1.000 abitanti (Regioni NUTS 2 o Cantoni). Per cosa sia l'”anomalia fiscale” indicata nel grafico si veda la nota in calce all’articolo.]
La mia risposta: perché non ce la possiamo fare proprio. Anzi, non ce la vogliamo fare. Il gattopardiano «tutto cambi affinché nulla cambi» ormai è da modificare istituzionalmente in «nulla cambi affinché tutto resti uguale»: perché non c‘è più nemmeno la finzione, il far credere qualcosa per mero inganno, perché in Italia tutto l’impegno delle istituzioni governative (di qualsiasi parte siano) è messo proprio nel mantenere pervicacemente lo status quo. Esattamente come accade sulle montagne, dove a fronte dei cambiamenti epocali in corso – climatici, ambientali, ecologici, sociali, culturali… – si fa di tutto per mantenere le cose come stanno, perché «si è sempre fatto così» e, dunque, se non nevica più bisogna costruire altre seggiovie, se fa troppo caldo per mantenere la neve al suolo bisogna sparare ancora più neve artificiale, se ci sono troppi turisti, escursionisti o ciclisti in aree naturali di pregio bisogna costruire altri ristori, allargare i sentieri, tracciare nuove ciclovie.

Non ce la possiamo fare, ribadisco. Fino a che, alla fine di tutto, qualcosa inevitabilmente cambierà – crollandoci addosso e “seppellendoci” sotto gli effetti della nostra decennale meschinità.

N.B.: Per “anomalia fiscale” (riferita in particolare a Valle d’Aosta e Trentino) si intende una distorsione statistica causata da vantaggi economici locali, che fa apparire sulla carta un numero di vetture enormemente superiore a quelle che circolano davvero sulle strade di quelle regioni. In parole semplici, non sono i residenti ad avere 2 auto a testa ma, ad esempio, sono le società di noleggio a lungo termine e le flotte aziendali di tutta Italia che decidono di immatricolare lì i propri veicoli. In ogni caso, il tasso di motorizzazione delle regioni alpine è quasi ovunque superiore a quello medio della UE.

Da Santanchè a Mazzi, dalla padella alla brace (e oltre)?

[Veduta di Varenna, sulla sponda lecchese del Lago di Como. Immagine tratta da https://comozero.it.]

Varenna al collasso: traffico, spiagge affollate e residenti esasperati […] I luoghi sono attrattivi per i turisti ma sempre meno vissuti, borghi vuoti solo da cartolina.

Una parola che odio e non riesco a pronunciare è overtourism, è una parola pericolosissima perché il turismo in Italia è un pilastro dell’economia […] Ogni turista è un patrimonio che va coccolato.

Un’altra delle cose nelle quali in Italia siamo bravi, tra mille altre, è di saltare dalla padella non solo alla brace ma pure alle fiamme vive. Così, se si poteva credere che nulla fosse peggio di una Daniela Santanchè eletta a Ministra del Turismo solo perché gestiva il “Twiga” insieme a Flavio Briatore (francamente non ho mai trovato altri buoni motivi alla base di quella sua nomina), ora che si è dimessa al suo posto c’è Gianmarco Mazzi, manager di eventi musicali e direttore per anni del Festival di Sanremo – oltre che politico, ovviamente. Che se prima, con Santanchè, era come – ad esempio – aver nominato a team principal della scuderia Ferrari per le gare di Formula Uno un’esperta di tute e caschi colorati, ora è stato nominato un esperto di conferenze stampa ed eventi aziendali. Ecco.

Mi auguravo che non andasse così ma, appunto, quella dote italica sopra menzionata si è di nuovo manifestata in tutta la sua nocività e lo ha fatto durante un evento della campagna elettorale in corso per le elezioni comunali di Lecco. Le due citazioni in testa all’articolo vengono da articoli (questo e quest’altro) pubblicati sui media locali a un mese circa di distanza: la prima racconta della situazione di sovraffollamento sempre più eccessivo che sta subendo Varenna, una delle località più note della sponda lecchese del Lago di Como – ne ho scritto di recente qui. La seconda riprende alcune affermazioni del Ministro Mazzi a Lecco, di seguito le riporto integralmente[1]:

Una parola che odio e non riesco a pronunciare è overtourism, è una parola pericolosissima perché il turismo in Italia è un pilastro dell’economia che vale il 13% del Pil e si stima che il suo valore, con tutto l’indotto, vada oltre il 25%. Non si può scherzare col turismo, ogni turista è un patrimonio che va coccolato.

Ovvero: l’importante sono i soldi, paesi e comunità che si fottano!

Sarebbe stato interessante se il Ministro fosse andato a pronunciare quelle affermazioni di fronte agli abitanti di Varenna – quelli che restano, perché molti se ne stanno andando proprio per i disagi generati dal troppo turismo – o agli abitanti di Venezia, di Bergamo Alta, delle Cinque Terre, di certe località delle Dolomiti o dei nostri litorali, e constatare la reazione delle comunità locali. D’altro canto, se fosse andato a parlare in questi luoghi iper turistificati, sono certo che avrebbe detto ben altre cose, che il turismo è una risorsa ma va gestito, che bisogna difendere le comunità, la cultura, le identità, i nostri borghi e bla bla bla bla.

Perché la cosa primariamente drammatica di tale realtà, tanto prima con Santanchè quanto ora con Mazzi e in generale con molte altre situazioni similari che scaturiscono dalla politica nostrana contemporanea, non sono solo le “idee” che queste figure manifestano su certi temi così delicati e complessi ma, al contrario, proprio l’assenza di pensiero, di consapevolezza dei temi, di competenze al riguardo, di consonanza alla realtà effettiva delle cose. In questo caso l’incapacità – o la conscia non volontà – di comprendere che il turismo, attività di matrice culturale, quando viene ridotto a mero fattore economico, al solo PIL che produce, inevitabilmente distrugge i luoghi e le comunità che vi vengono sottoposti, anche perché tutto quel PIL prodotto dal turismo di massa non resta nei territori ma va altrove. Infatti, ovunque si manifestino situazioni di sovraffollamento e sovraturismo, il benessere residenziale degli abitanti si degrada e molti di essi decidono di andarsene: i dati demografici lo dimostrano perfettamente.

[Varenna, qualche settimana fa.]
Evidentemente tutto ciò non interessa al Ministro Mazzi, che d’altro canto viene da attività per le quali conta fare più numeri possibile e aumentarli continuamente. E applicare la mentalità e la visione di un concerto o di un festival televisivo ad un territorio abitato e vissuto da una sua comunità stanziale, è come gestire le Ferrari dell’esempio prima citato decidendo di togliere dalle vetture i freni affinché possano andare sempre più veloce. Peccato che, così facendo, altrettanto rapidamente e inevitabilmente finiranno per schiantarsi.

[1] Ovviamente della parte dell’intervento di Lecco nella quale il Ministro trasforma tali affermazioni in propaganda politica non mi interessa. Per quanto mi riguarda non è affatto una questione di schieramenti e parti politiche, tutte così diverse nella forma, tutte terribilmente uguali nella sostanza.