Da Santanchè a Mazzi, dalla padella alla brace (e oltre)?

[Veduta di Varenna, sulla sponda lecchese del Lago di Como. Immagine tratta da https://comozero.it.]

Varenna al collasso: traffico, spiagge affollate e residenti esasperati […] I luoghi sono attrattivi per i turisti ma sempre meno vissuti, borghi vuoti solo da cartolina.

Una parola che odio e non riesco a pronunciare è overtourism, è una parola pericolosissima perché il turismo in Italia è un pilastro dell’economia […] Ogni turista è un patrimonio che va coccolato.

Un’altra delle cose nelle quali in Italia siamo bravi, tra mille altre, è di saltare dalla padella non solo alla brace ma pure alle fiamme vive. Così, se si poteva credere che nulla fosse peggio di una Daniela Santanchè eletta a Ministra del Turismo solo perché gestiva il “Twiga” insieme a Flavio Briatore (francamente non ho mai trovato altri buoni motivi alla base di quella sua nomina), ora che si è dimessa al suo posto c’è Gianmarco Mazzi, manager di eventi musicali e direttore per anni del Festival di Sanremo – oltre che politico, ovviamente. Che se prima, con Santanchè, era come – ad esempio – aver nominato a team principal della scuderia Ferrari per le gare di Formula Uno un’esperta di tute e caschi colorati, ora è stato nominato un esperto di conferenze stampa ed eventi aziendali. Ecco.

Mi auguravo che non andasse così ma, appunto, quella dote italica sopra menzionata si è di nuovo manifestata in tutta la sua nocività e lo ha fatto durante un evento della campagna elettorale in corso per le elezioni comunali di Lecco. Le due citazioni in testa all’articolo vengono da articoli (questo e quest’altro) pubblicati sui media locali a un mese circa di distanza: la prima racconta della situazione di sovraffollamento sempre più eccessivo che sta subendo Varenna, una delle località più note della sponda lecchese del Lago di Como – ne ho scritto di recente qui. La seconda riprende alcune affermazioni del Ministro Mazzi a Lecco, di seguito le riporto integralmente[1]:

Una parola che odio e non riesco a pronunciare è overtourism, è una parola pericolosissima perché il turismo in Italia è un pilastro dell’economia che vale il 13% del Pil e si stima che il suo valore, con tutto l’indotto, vada oltre il 25%. Non si può scherzare col turismo, ogni turista è un patrimonio che va coccolato.

Ovvero: l’importante sono i soldi, paesi e comunità che si fottano!

Sarebbe stato interessante se il Ministro fosse andato a pronunciare quelle affermazioni di fronte agli abitanti di Varenna – quelli che restano, perché molti se ne stanno andando proprio per i disagi generati dal troppo turismo – o agli abitanti di Venezia, di Bergamo Alta, delle Cinque Terre, di certe località delle Dolomiti o dei nostri litorali, e constatare la reazione delle comunità locali. D’altro canto, se fosse andato a parlare in questi luoghi iper turistificati, sono certo che avrebbe detto ben altre cose, che il turismo è una risorsa ma va gestito, che bisogna difendere le comunità, la cultura, le identità, i nostri borghi e bla bla bla bla.

Perché la cosa primariamente drammatica di tale realtà, tanto prima con Santanchè quanto ora con Mazzi e in generale con molte altre situazioni similari che scaturiscono dalla politica nostrana contemporanea, non sono solo le “idee” che queste figure manifestano su certi temi così delicati e complessi ma, al contrario, proprio l’assenza di pensiero, di consapevolezza dei temi, di competenze al riguardo, di consonanza alla realtà effettiva delle cose. In questo caso l’incapacità – o la conscia non volontà – di comprendere che il turismo, attività di matrice culturale, quando viene ridotto a mero fattore economico, al solo PIL che produce, inevitabilmente distrugge i luoghi e le comunità che vi vengono sottoposti, anche perché tutto quel PIL prodotto dal turismo di massa non resta nei territori ma va altrove. Infatti, ovunque si manifestino situazioni di sovraffollamento e sovraturismo, il benessere residenziale degli abitanti si degrada e molti di essi decidono di andarsene: i dati demografici lo dimostrano perfettamente.

[Varenna, qualche settimana fa.]
Evidentemente tutto ciò non interessa al Ministro Mazzi, che d’altro canto viene da attività per le quali conta fare più numeri possibile e aumentarli continuamente. E applicare la mentalità e la visione di un concerto o di un festival televisivo ad un territorio abitato e vissuto da una sua comunità stanziale, è come gestire le Ferrari dell’esempio prima citato decidendo di togliere dalle vetture i freni affinché possano andare sempre più veloce. Peccato che, così facendo, altrettanto rapidamente e inevitabilmente finiranno per schiantarsi.

[1] Ovviamente della parte dell’intervento di Lecco nella quale il Ministro trasforma tali affermazioni in propaganda politica non mi interessa. Per quanto mi riguarda non è affatto una questione di schieramenti e parti politiche, tutte così diverse nella forma, tutte terribilmente uguali nella sostanza.