Il Ministro Mazzi, l’overtourism da censurare e la (quasi) nostalgia di Santanché

Be’, pare proprio che il Ministro del Turismo italiano Gianmarco Mazzi – prima manager di eventi musicali, ora responsabile di un dicastero statale fondamentale grazie alle solite acrobazie istituzionali moooolto italiane – non solo ci tenga molto a non far rimpiangere la sua predecessora Daniela Santanchè, ma pure a dimostrare di non avere molti argomenti validi a giustificazione del proprio incarico ministeriale da poco assunto.

Così, al Festival dell’Economia di Trento, conclusosi il 24 maggio scorso, il Ministro Mazzi ha di nuovo proposto la propria idea di censurare il termine “overtourism” perché, sostanzialmente, a lui non piace. E lo ha fatto usando quasi le stesse parole che aveva proferito due settimane prima a Lecco:

Una parola che odio e non riesco a pronunciare è overtourism, è una parola pericolosissima perché il turismo in Italia è un pilastro dell’economia che vale il 13% del Pil e si stima che il suo valore, con tutto l’indotto, vada oltre il 25%. Non si può scherzare col turismo, ogni turista è un patrimonio che va coccolato. [Lecco, 10 maggio 2026.]

Sono sempre stato chiaro sul fatto che, secondo me, il termine overtourism sia assolutamente sbagliato. Questo perché cerca di risolvere un problema creando però un clima di terrore nelle persone che vorrebbero invece venire nel nostro Paese. Non possiamo lamentarci dell’overtourism, ma dobbiamo semmai cercare di gestire i numeri… il turismo vale circa il 13% del PIL, che sale al 25% considerando l’indotto. [Trento, 23 maggio 2026.]

Al netto dell’evidente, sconcertante carenza argomentativa al riguardo, il tentativo di censurare un termine e la realtà a cui si riferisce perché dà fastidio alle proprie opinioni mi sembra tanto deprecabile nella forma quanto grottesco nella sostanza. Sarebbe come pretendere di voler eliminare dal vocabolario il termine “alcolismo” perché danneggia il settore vitivinicolo italiano, così pregiato e giustamente osannato. Di contro, mi pare che la pretesa del Ministro Mazzi si basi sullo stesso principio – solo usato al contrario – per il quale, ad esempio, per far credere che qualcosa sia sostenibile basta affermare che «è sostenibile»: ergo, forse il Ministro pensa che per risolvere un problema pur importante come quello del sovraturismo/overtourism basta evitare di nominarlo. Eh già, perché no? Che provi, il Ministro, ad andare a dire che «Non possiamo lamentarci dell’overtourism» alle comunità dei territori che lo stanno subendo ormai da tempo con tutti i disagi conseguenti! Sono certo che lo accoglieranno con applausi fragorosi e «Hurrà!» a manetta. Proprio!

Dello stesso mio avviso è Luigi Casanova, Presidente di Mountain Wilderness Italia, che sulla questione così scrive nel proprio editoriale del 28 maggio sul sito dell’associazione:

Colpisce che esponenti delle istituzioni arrivino a suggerire quali parole possano essere utilizzate nel dibattito pubblico, quasi a delimitare il vocabolario con cui descrivere fenomeni complessi. Perché non dovrebbe essere possibile affrontare le criticità del turismo attraverso termini chiari e riconosciuti? Parlare di overtourism non significa negare il valore economico del turismo, nelle montagne come sulle coste. Significa, al contrario, aprire uno spazio di confronto sulle sofferenze ormai evidenti in molte vallate dolomitiche e aree protette: l’eccesso di urbanizzazione, la motorizzazione incontrollata, la fuga dei giovani, i conflitti tra pedoni e ciclisti, tra ciclisti e automobili, così come i costi sociali che questo modello economico scarica su una parte consistente della popolazione.

Insomma, la questione mi pare chiara, e pure il giudizio inevitabile sulle uscite del capo del Dicastero turistico italiano. Ora, ribadisco: non che si possa seriamente asserire di dover rimpiangere l’ex Ministra Santanchè… certo è che il Ministro Mazzi è sulla buona strada per raggiungere e sopravanzare la sua pittoresca predecessora in termini di “qualità” dell’attività ministeriale, tanto nella teoria e quanto nella pratica!

Da Santanchè a Mazzi, dalla padella alla brace (e oltre)?

[Veduta di Varenna, sulla sponda lecchese del Lago di Como. Immagine tratta da https://comozero.it.]

Varenna al collasso: traffico, spiagge affollate e residenti esasperati […] I luoghi sono attrattivi per i turisti ma sempre meno vissuti, borghi vuoti solo da cartolina.

Una parola che odio e non riesco a pronunciare è overtourism, è una parola pericolosissima perché il turismo in Italia è un pilastro dell’economia […] Ogni turista è un patrimonio che va coccolato.

Un’altra delle cose nelle quali in Italia siamo bravi, tra mille altre, è di saltare dalla padella non solo alla brace ma pure alle fiamme vive. Così, se si poteva credere che nulla fosse peggio di una Daniela Santanchè eletta a Ministra del Turismo solo perché gestiva il “Twiga” insieme a Flavio Briatore (francamente non ho mai trovato altri buoni motivi alla base di quella sua nomina), ora che si è dimessa al suo posto c’è Gianmarco Mazzi, manager di eventi musicali e direttore per anni del Festival di Sanremo – oltre che politico, ovviamente. Che se prima, con Santanchè, era come – ad esempio – aver nominato a team principal della scuderia Ferrari per le gare di Formula Uno un’esperta di tute e caschi colorati, ora è stato nominato un esperto di conferenze stampa ed eventi aziendali. Ecco.

Mi auguravo che non andasse così ma, appunto, quella dote italica sopra menzionata si è di nuovo manifestata in tutta la sua nocività e lo ha fatto durante un evento della campagna elettorale in corso per le elezioni comunali di Lecco. Le due citazioni in testa all’articolo vengono da articoli (questo e quest’altro) pubblicati sui media locali a un mese circa di distanza: la prima racconta della situazione di sovraffollamento sempre più eccessivo che sta subendo Varenna, una delle località più note della sponda lecchese del Lago di Como – ne ho scritto di recente qui. La seconda riprende alcune affermazioni del Ministro Mazzi a Lecco, di seguito le riporto integralmente[1]:

Una parola che odio e non riesco a pronunciare è overtourism, è una parola pericolosissima perché il turismo in Italia è un pilastro dell’economia che vale il 13% del Pil e si stima che il suo valore, con tutto l’indotto, vada oltre il 25%. Non si può scherzare col turismo, ogni turista è un patrimonio che va coccolato.

Ovvero: l’importante sono i soldi, paesi e comunità che si fottano!

Sarebbe stato interessante se il Ministro fosse andato a pronunciare quelle affermazioni di fronte agli abitanti di Varenna – quelli che restano, perché molti se ne stanno andando proprio per i disagi generati dal troppo turismo – o agli abitanti di Venezia, di Bergamo Alta, delle Cinque Terre, di certe località delle Dolomiti o dei nostri litorali, e constatare la reazione delle comunità locali. D’altro canto, se fosse andato a parlare in questi luoghi iper turistificati, sono certo che avrebbe detto ben altre cose, che il turismo è una risorsa ma va gestito, che bisogna difendere le comunità, la cultura, le identità, i nostri borghi e bla bla bla bla.

Perché la cosa primariamente drammatica di tale realtà, tanto prima con Santanchè quanto ora con Mazzi e in generale con molte altre situazioni similari che scaturiscono dalla politica nostrana contemporanea, non sono solo le “idee” che queste figure manifestano su certi temi così delicati e complessi ma, al contrario, proprio l’assenza di pensiero, di consapevolezza dei temi, di competenze al riguardo, di consonanza alla realtà effettiva delle cose. In questo caso l’incapacità – o la conscia non volontà – di comprendere che il turismo, attività di matrice culturale, quando viene ridotto a mero fattore economico, al solo PIL che produce, inevitabilmente distrugge i luoghi e le comunità che vi vengono sottoposti, anche perché tutto quel PIL prodotto dal turismo di massa non resta nei territori ma va altrove. Infatti, ovunque si manifestino situazioni di sovraffollamento e sovraturismo, il benessere residenziale degli abitanti si degrada e molti di essi decidono di andarsene: i dati demografici lo dimostrano perfettamente.

[Varenna, qualche settimana fa.]
Evidentemente tutto ciò non interessa al Ministro Mazzi, che d’altro canto viene da attività per le quali conta fare più numeri possibile e aumentarli continuamente. E applicare la mentalità e la visione di un concerto o di un festival televisivo ad un territorio abitato e vissuto da una sua comunità stanziale, è come gestire le Ferrari dell’esempio prima citato decidendo di togliere dalle vetture i freni affinché possano andare sempre più veloce. Peccato che, così facendo, altrettanto rapidamente e inevitabilmente finiranno per schiantarsi.

[1] Ovviamente della parte dell’intervento di Lecco nella quale il Ministro trasforma tali affermazioni in propaganda politica non mi interessa. Per quanto mi riguarda non è affatto una questione di schieramenti e parti politiche, tutte così diverse nella forma, tutte terribilmente uguali nella sostanza.

Il turismo, la «miniera d’oro» nella quale restano seppelliti, paesi, luoghi e comunità

[Veduta panoramica di Varenna, un luogo bellissimo dal quale, purtroppo, sempre più spesso è meglio stare alla larga. Immagine tratta da www.lombardia.info.]
«I luoghi sono attrattivi per i turisti ma sempre meno vissuti, borghi vuoti solo da cartolina». Sono affermazioni recenti del sindaco di Varenna, località sul Lago di Como a me vicina che da qualche stagione sta subendo un aumento spropositato dei flussi turistici con grave degrado del benessere residenziale dei suoi abitanti, molti dei quali preferiscono andarsene dal paese. Una situazione ormai ben risaputa ovunque – sostituite “Varenna” con il nome di una delle centinaia di altre mete turistiche italiane e la sostanza non cambia, anzi: se è una località di montagna è pure peggiore – ma contro la quale sembra che nessuno voglia realmente fare qualcosa, al grido santancheano (pace all’anima politica sua) più o meno strepitato de «Il turismo è la miniera d’oro dell’Italia!»

Eccerto, si vede proprio che lo è, come no!

[Varenna in una qualsiasi giornata della stagione turistica ordinaria. Immagine tratta da www.laprovinciaunicatv.it.]
Ma in realtà il problema non è, non sarebbe il turismo che in sé non rappresenta affatto il male assoluto così come non lo sono – formalmente – i “turisti”. Anzi, potrebbe certamente essere una “miniera d’oro” (be’, al netto della stupidità dell’espressione), un’economia proficua e benefica per i territori, se messo nelle mani di minatori sensati e competenti. Invece, molti dei nostri “minatori”, che inopinatamente hanno scelto di cambiare mestiere e darsi alla politica locale, continuano ad affermare pubblicamente che sì, il problema c’è, bisogna fare qualcosa, bisogna salvaguardare i nostri borghi e i nostri territori e bla bla bla, ma poi, nel chiuso dei loro uffici istituzionali spesso pensano tutt’al più a come poterci ricavare qualcosa da tutta quella massa turistica, in forma di tasse, tassucole e affarismi vari, ma giammai che si impegnino in una reale, concreta, efficace gestione del turismo nei loro territori. Anzi, se lo si può incrementare perché no? Basta dire che si tratta di «sviluppo», di «valorizzazione», piazzando qualche colonnina di ricarica delle auto elettriche pure che è «turismo ecosostenibile» e amen, il gioco è fatto. Insieme al danno e alla beffa, per le comunità che malauguratamente abitano i luoghi turistificati. Peraltro, sapete poi quant’è bello per certi politici locali vantarsi sulla stampa del «boom di turisti» e dei record di arrivi e presenze e degli hotel tutti pieni e di quanto si è bravi e belli e attrattivi eccetera?

Ma siamo in Italia, il paese nel quale troppo spesso i problemi, invece di risolverli, vengono fatti diventare la “norma”. Che è poi il modo grazie al quale chiunque se ne lamenti passi pure per un barboso e irritante criticone. Già.