Quando la mattina scendo dai miei monti domestici per andare a lavorare, ad un tratto della strada si apre – quando il cielo è sereno – una meravigliosa visuale del ramo di Lecco del Lago di Como, che permette di vedere l’intero corridoio lacustre tra le «due file non interrotte di monti» citate dal Manzoni ne “I Promessi Sposi” e, a chiudere l’orizzonte, le Alpi dell’alto Lario al confine con la Svizzera.
Questa mattina però, nonostante il tempo bello, non si vedeva nulla, il panorama era completamente offuscato da un fitto velo di fumo grigio: quello del terribile incendio che da un paio di giorni avvolge quasi interamente il Moregallo, montagna prospiciente il lago e la città di Lecco (lì sopra ne vedete qualche immagine, tratta dal web). Uno dei tanti roghi boschivi che sta funestando l’estate oltre modo torrida in corso, la quale temo – come già prevede il report “Italia in fumo 2026” di Legambiente pubblicato a luglio, che sarà la peggiore in assoluto della storia anche su tale aspetto.
Sono incendi nella maggior parte dei casi di matrice umana, avviati per sbadataggine, imprudenza, stupidità, sovente per dolo, che le condizioni climatiche estreme di queste settimane (alle quali quel noto poveraccio vorrebbe che “ci abituassimo” come fossimo ai Caraibi) contribuiscono a rendere ancora più gravi nelle conseguenze ai boschi, alla fauna che li abita, ai versanti montuosi coinvolti, a chi vive nei dintorni.
Be’, personalmente trovo l’incendio doloso uno dei reati più gravi in assoluto, roba da pene durissime di decenni da scontare non in carcere ma al servizio coatto di quel patrimonio naturale che si è così criminalmente distrutto. Non cambia nulla, certo, ormai il danno sarà stato fatto con tutte le terribili conseguenze del caso. Ma credo sia un dovere civico e morale, oltre che politico, di una società consapevolmente evoluta, fare qualsiasi cosa per evitare disastri criminali del genere: a partire dal ragionare, dall’usare la testa, dall’avere coscienza della relazione che ci lega ai luoghi e ai paesaggi nei quali viviamo o che frequentiamo, dal capire che ci facciamo lì e che portato ha la nostra presenza e dunque cosa ci possiamo e dobbiamo fare e non fare, dal sentirci parte di quei paesaggi come effettivamente siamo, dal comprendere che ogni danno venga fatto ad essi, lo facciamo a noi stessi.
E auguriamoci di cuore che questa terribile estate fatta anche di boschi distrutti dalle fiamme, animali morti, danni ambientali incalcolabili e persone ignobili che sarebbe bene non uscissero di casa, finisca presto.