La letteratura è arte, sempre!

Noi tutti che ci occupiamo in modo più o meno “attivo” di scrittura, non dovremmo mai dimenticarci che in origine la letteratura è e sarà sempre un’arte.
Qualcosa di valore troppo prezioso se non virtualmente inestimabile, insomma, da poter essere sprecata; e quando ciò accade, quando un’arte la si spreca e dunque si mortifica, non si sperpera solo tempo ed energie ma anche – e inevitabilmente – potenziale bellezza. Una cosa assolutamente inaccettabile, nel mondo di oggi che ha sempre più bisogno di essere salvato.

Oggi il tempo vale ancora di più

[Foto di Tumisu da Pixabay.]

Un uomo che osa sprecare un’ora del suo tempo non ha scoperto il valore della vita.

(Charles Darwin in una lettera a sua sorella, in Frederick Burkhart (a cura di), Charles Darwin. Lettere 1825-1859, Raffaello Cortina Editore, 1999.)

Mi sono trovato sotto gli occhi in modo casuale queste parole di Darwin, e subito mi hanno richiamato alla mente la situazione pandemica attuale e i cambiamenti alla quotidianità individuale e condivisa che ci sta imponendo. In modo “contrapposto”, tuttavia: se Darwin mette in luce una fondamentale verità circa l’uso del tempo da parte nostra (e parimenti punta il dito contro quei troppi che invece sprecano buona parte del tempo delle loro esistenze in stupidaggini varie e assortite), viceversa in questo periodo è una causa “altra”, inopinata e di forza maggiore, che ci costringe a “sprecare” il nostro tempo, cioè a non poterlo utilizzare al meglio ovvero per cose utili alla mente, al cuore e allo spirito. Basti pensare ai tanti eventi culturali sospesi, ai musei chiusi, alla socialità altrettanto sospesa, all’impossibilità (quasi per tutti) di frequentare l’ambiente naturale o di praticare sport – a livello dilettantistico o per mero diletto – eccetera. Siamo costretti a rimandare, quando non ad annullare, cose a volte importanti per noi stessi e per gli altri: certamente molte si potranno recuperare, si spera presto, ma il loro senso e il valore del momento è comunque unico, e il non poterle attuare ora toglie al momento presente, appunto, tanta parte della sua potenziale importanza.

Tuttavia si può fare molto altro di proficuo per non sprecare il tempo e per impiegarlo in cose che, anche in tali momenti di sospensione, possono comunque “nutrire” mente, cuore, animo e spirito. Qualsiasi esse siano, rimandano senza dubbio a quell’affermazione di Darwin e al senso che mi ha suscitato questa riflessione, cioè al valore della vita da scoprire continuamente, giorno dopo giorno, come un territorio costantemente vergine da esplorare per appropriarsene e per riconoscerne sempre più l’importanza in noi stessi e per noi stessi. Da questo punto di vista non potrebbe e non dovrebbe esistere nemmeno un secondo di tempo sprecato ma ogni istante sarebbe, e in effetti è, un patrimonio fondamentale da sfruttare: ora, in questi momenti così particolari e condizionanti, ancora di più.

AA.VV. (a cura di Paolo Nori), “Repertorio dei matti del Canton Ticino”

Posta la mia appassionata svizzeritudine, non potevo non cominciare la lettura della serie dei “Repertori dei matti”, curata dal sempre mirabile Paolo Nori, con il Repertorio dei matti del Canton Ticino (Marcos y Marcos, 2019), cantone elvetico di lingua e cultura italiana – anzi, lombarda, per la precisione – che già dimostra una certa dose di “pazzia” (ma lo dico con tutto l’affetto del caso) nell’essere culturalmente assai italiano, appunto, e nel diffidare degli italiani più che i cantoni svizzero-tedeschi. D’altro canto, il Ticino è terra di contrasti spesso forti: climaticamente alpina a Nord e mediterranea a Sud, praticamente lombarda nel Sottoceneri e già quasi mitteleuropea nel Sopraceneri, dipendente per molti versi da Milano ben più che da Berna, rifugio di grandi anarchici e buen retiro di capitalisti e milionari… insomma, un luogo che forse, per certi aspetti, può agevolare in alcuni una certa confusione mentale!
Ma chi sono in genere, poi, i “matti”? Ce ne sono sostanzialmente di due tipi, a mio parere, opposti eppure (quasi) “uguali”, a volte: i matti matti, quelli veramente con parecchie rotelle fuori posto, e i geni, che però sono talmente geniali ovvero fuori dall’ordinario delle persone “normali” che hanno intorno che queste, non capendo ciò che quelli dicono o fanno, li dichiarano “matti” []

(Leggete la recensione completa del Repertorio dei matti del Canton Ticino cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Ultrasuoni #2: Depeche Mode, Enjoy The Silence

Ci sono certi brani musicali – non molti, a dirla tutta, anzi, sono rari – che si basano su accordi che io definisco “armonie fondamentali”: suoni eufonici apparentemente semplici eppure di natura ancestrale, elementale, che trascendono l’ordinario giudizio estetico e di gusto – bello / non bello / brutto – per farsi ineluttabile oggettività armonica, cioè qualcosa (per dirla in modo più semplice) che quando la si ascolta tocca le corde più profonde dell’animo, vi pone radici immediate, si accorda con la dimensione emotiva e, per tutto ciò, affascina da subito l’ascoltatore. Il quale poi potrà esteticamente gradire o meno ma, di contro, non potrà mai resistere al fascino ineluttabile di quelle armonie, come se esse esprimessero e manifestassero a loro modo i suoni fondamentali della nostra dimensione vitale e per ciò assumendo a pieno titolo la definizione di opera d’arte – ove l’arte sia intesa nella sua definizione basilare ovvero come la massima espressione e rappresentazione creativa della vita umana.

Ecco: secondo me uno dei quei brani è Enjoy The Silence. Semplice e immediato ma sublime, raffinatissimo, trascendentale, esemplare. Forse una delle canzoni di musica contemporanea (e non solo “pop”) che più si avvicinano al concetto di “perfezione”.

D’altro canto – altra cosa che sostengo da sempre – i Depeche Mode tra 200 anni saranno insegnati nei conservatori di musica esattamente come oggi viene insegnato Mozart. E ho detto tutto.