La vicenda della predazione da parte di un lupo di Osso, il cane di Michele Serra, e tutto quello che ne è conseguito dopo la pubblicazione del suo pezzo al riguardo in “Ok Boomer”, la newsletter che il giornalista cura su “Il Post” – dal dibattito pacato alla inevitabilmente becera shitstorm – a me sembra che dimostri soprattutto una cosa: che sulla questione della convivenza tra uomo e lupo, e in generale tra uomini e grandi carnivori/fauna selvatica, nonostante la sua palese complessità e il carattere primariamente scientifico che manifesta, da troppo tempo troppa gente parli senza che sia il caso che lo faccia. Tutti dicono la loro, dagli allevatori (che ne hanno titolo ma sono di parte, gioco forza) ai politici, al solito bravissimi a strumentalizzare ideologicamente tutto quanto, a opinionisti d’ogni genere e sorta che d’altro canto sui media dicono cose su tutto senza sapere veramente nulla, fino alla gggentecomune alla quale i social dà molto diritto di dire stupidaggini e evidentemente pochi doveri di ragionare sensatamente e, magari, di starsene zitti.[1]
Gli unici che dovrebbero avere, e hanno, voce in capitolo e diritto di parola sarebbero gli etologi/zoologi, i professionisti che si occupano scientificamente e tecnicamente delle specie selvatiche in questione e pochissimi altri specialisti, così che dal loro lavoro si possano elaborare decisioni e disposizioni realmente sensate e coerenti. Tuttavia, come spiega bene la zoologa Mia Canestrini nell’articolo lì sopra de “L’AltraMontagna”, «saranno 20 o 30 in tutta Italia», e quando dicono qualcosa, generalmente non vengono ascoltati da chi dovrebbe farlo. D’altro canto, continua Canestrini (leggete l’intervista, è molto interessante) «È ben diverso da avere dei tecnici di campo che sono 365 giorni l’anno su un territorio, su un’area geografica limitata che conoscono a menadito e che possono affiancare gli allevatori e i privati nel fronteggiare il problema lupo.»
Il risultato inevitabile dopo tutto ciò, tanto sul caso in questione quanto in generale, è di generare un gran casino e non risolvere nulla di niente. Tanto per cambiare. Un “problema” che non dovrebbe essere tale – innanzi tutto perché non lo è di suo un problema: si chiama Natura, ne facciamo parte tutti, uomini e lupi e orsi e ogni altra specie – viene reso cronico: evidentemente è una situazione che, nel nostro paese, fa comodo a molti, in primis a coloro che dovrebbero legiferare con buon senso, consapevolezza del tema, coerenza con la realtà, giusta interpretazione del suo divenire, e invece preferiscono partecipare e alimentare la caciara più becera e le shitstorm sui social come i più rozzi leoni da tastiera. Alla faccia del lupo, di Osso, di Serra, della Natura e di tutti noi.
[1] Questo vale anche per me ovviamente, e infatti scrivo questa cosa e poi basta, fino a che sulla questione ci siano notizie e considerazioni scientifiche e/o scientificamente attendibili da riferire.