Chiunque salga nel Vallone delle Cime Bianche e sappia relazionarsi tanto con la sua straordinaria bellezza naturale quanto con le innumerevoli specificità culturali comprendendone il valore inestimabile, lassù ci lascia il proprio cuore.
Chi invece sale nel Vallone e si dimostra incapace – geneticamente o volontariamente oppure no, la sostanza non cambia – di capire il luogo e la sua importanza fondamentale non solo per il territorio circostante e la comunità locale ma, emblematicamente, per tutte le nostre montagne, lassù penserà solo di lasciarci cose, possibilmente utili ai propri interessi.
Cioè funi e pali d’acciaio, strade, scavi, tubi, cabine, stazioni e quant’altro di necessario alla serie di impianti funiviari che ci vorrebbe piazzare la Regione Valle d’Aosta i quali, inevitabilmente viste le peculiarità geomorfologiche del Vallone, lo distruggeranno e lo degraderanno a banale spazio montano sfruttato per meri affarismi sciistico-turistici.
Ma chi non coglie la bellezza e i valori molteplici delle Cime Bianche, non coglie nemmeno se stesso. Perché per devastare un luogo del genere occorre che a essere già devastati siano la dignità, la coscienza, la relazione con le proprie montagne, il buon senso, la visione del futuro per sé e soprattutto per le future generazioni. Le quali ben difficilmente si sentiranno parte di un paesaggio così sfruttato e degradato, contribuendo a degradarlo ancora di più oppure andandosene disgustate.


