Forse non è esattamente il lupo il principale “nemico” degli allevatori di montagna

Non voglio toccare di nuovo la controversia lupi-greggi in montagna, che resta sempre troppo polarizzata e strumentalizzata per poter essere dibattuta con il sensato pragmatismo che meriterebbe. Detto ciò, dalla presentazione della prossima edizione di “Scargaàmuut”, la manifestazione dedicata alla transumanza, all’allevamento e alla valorizzazione delle Terre alte che si terrà il prossimo fine settimana (9-11 ottobre) in Valtellina, è giunto un «accorato racconto di allevatori e associazioni tra lupi, orsi e difficoltà nelle Terre alte». Allevatori che, si legge sulla stampa (ad esempio qui), «Non chiedono di cancellare la fauna selvatica, ma di poter convivere con essa senza che la sua presenza renda sempre più difficile portare avanti l’attività in alpeggio. Una questione che oggi si traduce in sorveglianza, costi aggiuntivi e, in alcuni casi, nella necessità di modificare i tempi della stagione. […] Il rischio è che senza politiche e sostegni adeguati ci troveremo ad aver abbandonato tantissime zone, perché gli alpeggi contribuiscono a mantenere anche territori marginali e terre alte che altrimenti sarebbero destinati all’abbandono.»

In concreto cosa potrebbe voler dire, per gli allevatori di montagna (che certamente non sono imprenditori che diventano ricchi a svolgere la loro attività), avere dei «sostegni adeguati»? Ad esempio, usufruire di finanziamenti a fondo perduto o con ammortamenti lunghi e sostenibili per l’acquisto di reti elettrificate efficaci contro i grandi predatori.

Con una rapida ricerca sul web, si può constatare che le reti elettrificate più potenti ed efficaci in commercio per la protezione delle greggi dai grandi carnivori (lupo e orso) in alpeggio hanno un costo che varia tra i 2,50 € e i 5,20 Euro al metro lineare, a seconda dell’altezza e delle tecnologie strutturali scelte. Poiché queste reti vengono vendute esclusivamente in rotoli standard da 50 metri, il prezzo di un singolo modulo oscilla indicativamente tra i 125 € e i 260 Euro (IVA inclusa). Stando larghi e calcolando anche 300 Euro per 50 metri di rete, si desume che per un’area di pascolo di 10.000 metri quadri (quasi due campi da calcio, per capirci), dunque con una circonferenza che in media può misurare 500 metri lineari, bisogna spendere 3.000 Euro. Di nuovo, stiamo larghi e consideriamo che per recintare un pascolo di 10.000 metri quadri servano 4.000 Euro; a tale spesa va ovviamente aggiunto il costo di messa in opera e di dismissione ad ogni cambio di pascolo – circa 10-15 ore di lavoro complessivo – da integrare o contemplare nelle ore di lavoro ordinario dei pastori in alpeggio. Senza fare i conti in tasca agli stessi, si può ipotizzare con buona precisione anche questo costo, e così elaborare una stima attendibile delle spese che vanno sostenute per attrezzarsi con una valida protezione contro i grandi carnivori, che non eviterà totalmente le predazioni ma certamente le conterrà parecchio.

[Nicolò Pastorelli, allevatore in Val San Valentino, Trentino.]
Bene, posto tutto ciò, e seguendo la richiesta degli allevatori di «politiche e sostegni adeguati» atti a sopportare le spese necessarie ad una protezione accettabile delle loro greggi in alpeggio, mi balzano in mente altre domande che sorgono spontanee in circostanze del genere: se la Regione Lombardia che finanzia regolarmente con decine e decine di milioni di Euro la realizzazione di nuovi impianti di risalita, destinasse una piccola parte – un tot di milioni di Euro – al sostegno degli allevatori di montagna nell’acquisto dei mezzi di prevenzione e protezione dai grandi carnivori delle loro greggi, non fornirebbe ad essi e ai territori montani nei quali lavorano e per i quali rappresentano un presidio economico, sociale e culturale un «sostegno adeguato» se non fondamentale? Quante centinaia di metri di reti elettrificate della miglior qualità si potrebbero acquistare e installare con l’ammontare di un singolo intervento che la politica lombarda destina a un nuovo impianto di risalita al servizio dei comprensori sciistici? E quanti altri interventi di pari efficacia (incremento del personale di sorveglianza, altri sistemi di protezione, maggiori risarcimenti per capi predati) si potrebbero finanziare? Per una sola nuova funivia di recente la Regione ha stanziato oltre 19 milioni di Euro (un esempio tra i tanti citabili): fate un rapido calcolo e verificate quanti metri di rete elettrificata e altri interventi efficaci si potrebbero finanziare agli allevatori di montagna che hanno problemi di predazioni!

O forse, dato che tutti quei soldi pubblici per i comprensori sciistici vengono deliberati, come viene ripetutamente affermato, per favorire «lo sviluppo dei territori montani», per la loro «valorizzazione» e per «contrastarne lo spopolamento», la politica non pensa che pure il lavoro degli allevatori di montagna favorisca gli stessi scopi come fa(rebbe) l’industria dello sci, se non di più? Cioè, che le attività agricole di montagna risultano meno considerate dalla politica locale di altre, evidentemente più “gradite”?

[Foto di Albrecht Fietz da Pixabay.]
Peraltro, ne sono certo, se quanto sopra prospettato si realizzasse, anche il problema dell’abbattimento o meno dei potenziali grandi predatori diventerebbe molto meno presente e ben più gestibile. Oppure – altra domanda che sorge spontanea – è un problema che viene mantenuto strumentalmente aperto e irrisolto per mere ragioni ideologiche e di propaganda?

Ecco. Come vedete, prima di (ri)cadere nel consueto, confuso, spesso sconsiderato e ideologico dibattito “lupo sì-lupo no”, ce ne sono altre di questioni importanti da analizzare, sulle quali riflettere e, possibilmente, alle quali fornire risposte valide, sensate e efficaci. Per il bene di tutti: allevatori e animalisti, greggi e mandrie, lupi e orsi, ambienti e paesaggi, montagne e comunità.

I partiti politici italiani e la montagna

[Immagine generata con Google Gemini AI.]
La politica locale si deve occupare (gioco forza) di montagne, a volte con iniziative lodevoli, altre (e più numerose) volte combinando dei gran pasticci. Ma è nei discorsi della politica nazionale che la montagna è sostanzialmente assente, salvo che per accenni incidentali e insensati (ex Ministro Santanché docet) o per atti legislativi da tanto fumo e ben poco arrosto (vedi la recente “Legge sulla montagna”). Per il resto, sembra proprio che, nonostante colline e montagne (ovvero aree interne e rurali) occupino più di tre quarti del territorio italiano, alla politica nazionale non interessino granché, anzi, rappresentino qualcosa di parecchio fastidioso.

Posto ciò, a me – fantasticando – piacerebbe proprio chiedere conto direttamente ai maggiori partiti politici italiani di ciò che pensano delle montagne del nostro paese. Ovviamente li interpellerei in rigoroso ordine decrescente di consensi ad oggi (dal più votato al meno votato) e mi viene da immaginare che risponderebbero così:

  • Fratelli d’Italia: sosterrebbero che grazie all’opera appassionata e indefessa del Governo Meloni e nonostante l’ostruzionismo bieco della sinistra, durante la legislatura corrente le montagne italiane sono cresciute in altezza di almeno 300 metri.
  • Partito Democratico: si metterebbero a litigare su chi debba rispondere, come debba farlo e cosa dire appena dopo aver risposto e alla fine non mi risponderebbero.
  • Movimento 5 Stelle: direbbero che molti dei problemi della montagna sono un’invenzione dei poteri forti e che per combattere lo spopolamento invieranno sui monti gli armamenti destinati all’Ucraina.
  • Forza Italia: risponderebbe direttamente il leader Tajani, che assumendo un’espressione disorientata esclamerebbe con tono angosciato: «Ma perché? Ce stanno le montagnje in Italia?»
  • Alleanza Verdi e Sinistra: mi risponderebbero contemporaneamente i due leader, Bonelli e Fratoianni, parlando uno sopra l’altro sicché alla fine non capirei nulla di quanto detto.
  • Futuro Nazionale: assicurerebbero di avere piani gloriosi per le italiche montagne, ad esempio di aver realizzato una vestaglia speciale realizzata da sartine di pura etnia italiana da distribuire a tutti gli arditi montanari delle valli alpestri figlie di Roma imperiale.
  • Lega per Salvini Premier: asserirebbero di voler costruire un ponte su ogni stretta valle di montagna ma poi chiuderebbero rapidamente la telefonata perché impegnati in una gara sociale di rutti.
  • Azione: risponderebbe direttamente il leader, Calenda, sostenendo di aver salito tutti i Quattromila delle Alpi in una sola giornata e tutti i Tremila degli Appennini in tre ore (dimenticando che non ci sono vette alte tremila metri negli Appennini.)
  • Italia Viva: risponderebbe direttamente il leader Renzi il quale, dopo aver saputo della risposta di Calenda, sosterrebbe che lui i Quattromila delle Alpi li ha saliti in mezza giornata e i Tremila degli Appennini (vedi sopra) in 25 minuti.
  • +Europa: direbbero che per le montagne loro hanno grandi idee, anzi no, in effetti di idee non ne hanno molte e non sanno ancora bene se siano grandi no, però qualcosa hanno ma forse no, o magari sì, insomma, indiranno a breve un congresso straordinario per capirlo meglio.
  • Noi Moderati: la linea del telefono suonava libera ma alla fine non ha risposto nessuno.

Ecco. È un mio divertissement, ribadisco. Eppure, sbaglierò, ma qualcosa mi dice che non andrei troppo distante da quanto potrebbe realmente accadere se li contattassi, da ciò che potrebbero dirmi al riguardo. Chissà.