Rido per legittima difesa

Io rido per legittima difesa.

Sì: parafrasando quella celebre battuta di – o attribuita a – Woody Allen (“Leggo per legittima difesa”), dico che qui, se non si sa ridere, si finisce male. Anche le cose più seriose e impegnate alla fine le metto sempre – almeno un poco – sul ridere: perché da sempre diffido congenitamente delle persone che si prendono troppo sul serio (e lo ribadisco), e perché non c’è nulla come lo humor, l’ironia e il riso per rimettere in equilibrio ogni cosa, smussare eventuali spigoli e temprare lo spirito contro ogni possibile gravità e, ancor più, contro qualsiasi malignità, che puntualmente una risata seppellirà.

Eppoi, appunto, ridere è la migliore e più legittima difesa contro le tante, troppe dissennatezze del mondo di oggi, verso le quali non c’è molto altro da fare: o ci si “adegua”, diventando dissennati di conseguenza, o si fugge il più possibile lontano – ma il mondo forse è un posto fin troppo piccolo, in questo caso – oppure ci si ride sopra. Una difesa legittima che, a ben vedere (il  mondo suddetto), è al contempo un attacco, ovvero un’offensiva, assolutamente lecita e giustificata. Nonché assai appagante, pure: lo dico sempre, io, che non l’ottimismo ma l’ironia (se non il sarcasmo) è il sale della vita!

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La saggezza dell’Asino, nel 1907!

Ecco perché i preti strillano contro la scuola laica: l’alfabeto uccide il clericalismo.

L’ Asino fu una rivista settimanale satirica fondata nel 1892 da Guido Podrecca (che scriveva con lo pseudonimo di Goliardo), giornalista, e da Gabriele Galantara (che si firmava con l’anagramma Rata Langa), disegnatore, entrambi di idee carducciane e socialiste. Il motto della rivista era “L’asino è il popolo, utile, paziente, bastonato”, ricavato da un’opera dello scrittore risorgimentale Domenico Guerrazzi.

La rivista riscosse fin da subito un enorme successo: dalla sua fondazione fino al 1901 ogni numero vendette più di 100.000 copie ed ebbe circa 300.000 lettori assidui. Celeberrime furono le campagne satiriche del giornale contro il capo del governo Giovanni Giolitti, contro gli scandali politici di quegli anni, la corruzione, le brutalità poliziesche, quindi contro il clero e il Vaticano, bersaglio di vignette in cui venivano descritte la corruzione della Chiesa nonché l’atteggiamento aggressivo e superstizioso dei preti, le quali crebbero il successo de L’Asino fra la popolazione e permisero un aumento ulteriore della tiratura.

Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e un periodo di interruzione delle pubblicazioni, nel 1921 il giornale riaprì guidato dal solo Galantara perché Podrecca nel frattempo aveva aderito al Partito Fascista e si disse non più interessato a scrivere contro il potere.
L’Asino divenne dunque un coraggioso baluardo dell’antifascismo, opponendosi apertamente al regime e a Mussolini. Dopo numerose minacce, nel 1925 un gruppo di squadristi in camicia nera assaltò e distrusse la redazione del giornale, che fu costretto a chiudere definitivamente. Galantara finì agli arresti domiciliari; dopo la sua scarcerazione continuò a collaborare in forma anonima con altre riviste satiriche e, di conseguenza, a subire diffide, minacce e incarcerazioni.

Oggi L’Asino, nonostante ben pochi ricordino la sua esperienza editoriale e letteraria, rappresenta una fonte storica assai importante per ricostruire il sentore popolare diffuso in ampia parte della società italiana nei primi venti anni del Novecento nonché l’atmosfera sociopolitica del periodo precedente e coevo all’ascesa egemonica del Fascismo al potere.

Tuttavia, mi viene inesorabilmente da pensare, sarebbe una pubblicazione assai saggia e proficua anche oggi, a più di un secolo dalla copertina lì sopra raffigurata!

Una risata ci salverà!

Credo che se noi essere umani riusciremo a conservare la capacità di ridere – di noi stessi, degli altri ovvero di far ridere, in senso umoristico arguto e non in modo sarcastico e amaro – qualche possibilità di salvezza, come genere, l’avremo ancora. Esattamente come chi manifesta senso dell’umorismo, e riesce a non prendersi mai troppo sul serio, se la caverà sempre: espandete questa singola virtù a più individui possibile e, appunto, si genererà un salvagente ben più prezioso ed efficace di tanti altri, per noi tutti. Che di contro, come si sa, sarà invece funzionale vanga per “scavare fosse” e “seppellire” (metaforicamente, ovvio) chi non vorrà essere tanto virtuoso.

Altrimenti no, penso proprio che non ci salveremo. Sia la fine tra un anno, un secolo, un millennio o domani mattina, saremo tristemente spacciati: allora sì che non ci sarà più nulla da ridere, anche perché sarà troppo tardi farlo.

P.S.: e se magari volete affinare la personale virtù di saper ridere, provate a leggere questo libro. Credo vi potrà essere utile.

L’unica cosa seria da fare

Se c’è una cosa veramente seria da fare, nella vita, è quella di non prendersi mai troppo sul serio.

Oh, beh, in effetti ce ne sarebbe un’altra, appena dopo: togliersi di torno quelli che si prendono sempre troppo sul serio. Ecco.

Stanlio e Ollio, gli insuperabili

immagine_4_2_0Per qualsiasi autentico appassionato di umorismo, in senso passivo (da fruitore) ovvero attivo (da autore) e dunque assolutamente per chi vi scrive il quale si ostina a considerarsi, nonostante tutto (ciò che ha fatto e scritto), uno scrittore umorista – e qualche giorno vi toccherà lasciarmi spiegare perché, nonostante tutto (bis), ritenga la letteratura umoristica un gradino sopra rispetto a qualsiasi altra forma letteraria – dicevo… per qualsiasi autentico appassionato di umorismo, ancora oggi Stanlio e Ollio, Laurel & Hardy, rappresentano il vertice assoluto di comicità toccato dalla razza umana, quanto di più comico e in quanto tale insuperato abbiamo mai avuto la fortuna di godere. Solo un altro ensemble comico può essere accostato ai due, ovvero i sublimi Monty Python: tutto il resto di comico/umoristico apparso sulla pubblica scena, pur se divertente, intelligente, pungente e quant’altro, viene dopo. Al punto che ritenerli parte del genere slapstick, come tradizionalmente si fa (e non che nel principio sia sbagliato farlo, eh!), sotto certi versi è scelta francamente assai parziale e troppo immediata, per quanto le loro infinite e sempre fenomenali (oltre che ispiranti, per chi produce materiale umoristico, appunto) gag, all’apparenza così elementari, contengano in verità un intero mondo di filosofia dell’umorismo in molti aspetti parecchio strutturata e profonda.

Voglio per questo consigliarvi la lettura di un ottimo articolo sulla coppia Laurel & Hardy, pubblicato in due parti qualche giorno fa su Doppiozero ad opera di Gabriele Gimmelli, il quale appunto analizza in maniera necessariamente succinta (per come lo imponga un testo fruibile on line) ma ben approfondita l’opera comica della grande coppia americana, riassumendone alcune peculiarità attraverso otto coppie di parole particolarmente significative.
Un articolo, e la conseguente lettura, che ritengo fondamentali non solo come forma di omaggio a Stan Laurel e a Oliver Hardy, ma come vera e propria cognizione culturale riguardo a due artisti che, quasi un secolo fa, hanno rivoluzionato – anzi, hanno inventato il modo di fare comicità che ancora oggi viene praticato. Ribadisco: Monty Python a parte, quasi ogni cosa che fa ridere, oggi, trova origine in Stanlio e Ollio. Qualcosa di enorme, nella storia dell’espressività umana.

«Basta vederli, anche se non fanno niente», ha detto di loro Pierre Etaix. Ora, non so se capiti anche ad altri, ma guardando Laurel e Hardy finisco sempre per provare una sorta di godimento infantile, un puro piacere estetico che va al di là del semplice divertimento. Perché tutto ciò? Secondo Jean-Pierre Coursodon la radice del fenomeno, che è anche la ragione del perdurante successo della coppia, risiederebbe in «un fatto morfologico indiscutibile: erano piacevoli da guardare […] Il loro contrasto era così totale che si sarebbero potuti credere due personaggi dei fumetti cui fosse stata magicamente donata la vita.»

(Dall’incipit della prima parte dell’articolo)

A voi le due parti dell’articolo, e buona lettura!
Parte prima
Parte seconda

P.S.: cliccando sull’immagine in testa al post potrete visitare il sito web ufficiale dedicato alla coppia.