Il privilegio dell’arte

[Foto di Jan Ehnemark, pubblico dominio; fonte qui.]

L’arte non è, ai miei occhi, un appagamento solitario. È il mezzo per smuovere la maggior parte degli uomini offrendo loro un’immagine privilegiata dei dolori e delle gioie comuni.

(Albert Camus, dal discorso proferito in occasione della consegna del Premio Nobel per la Letteratura, 1957. Citato in Davide Vago, Sartre e il Giano bifronte del passe’ compose’, sul “Notiziario della Banca Popolare di Sondrionr.142, aprile 2020.)

La rivolta è misura

La rivolta è essa stessa misura: essa la ordina, la difende e la ricrea attraverso la storia e i suoi disordini. L’origine di questo valore ci garantisce che esso non può non essere intimamente lacerato. La misura, nata dalla rivolta, non può viversi se non mediante la rivolta. È costante conflitto, perpetualmente suscitato e signoreggiato dall’intelligenza. Non trionfa dell’impossibile né dell’abisso. Si adegua ad essi. Qualunque cosa facciamo la dismisura serberà sempre il suo posto entro il cuore dell’uomo, nel luogo della solitudine. Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti e le nostre devastazioni. Ma il nostro compito non è quello di scatenarli attraverso il mondo; sta nel combatterli in noi e negli altri.

(Albert Camus, Il pensiero meridiano, in L’uomo in rivolta, Bompiani, Milano, 2002 – 1a ediz. 1951, pag.329.)

Un universo senza padrone

Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore che nega gli dèi e solleva i macigni. Anch’egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo.

[Camus in un disegno di Petr Vorel, fonte qui.]
(Albert CamusIl mito di Sisifo in Opere. Milano, Bompiani, 2003, pp. 318-9.)

Un anno

Ormai è già un anno – trascorso da qualche giorno – che Loki sta collaborando con me in veste (dopo l’adeguato tirocinio) di segretario personale a forma di cane oltre che, certamente, di miglior amico. E non posso che confermare ciò che tanti amici e conoscenti mi dicevano, al riguardo: non esiste nessuno come un “animale” in grado di insegnare l’umanità a noi che “umani” ci definiamo su basi a volte ingiustificate. Come ad esempio quando ci permettiamo di chiamare gli animali bestie, con accezione inesorabilmente dispregiativa, ma principalmente per tentare (e credere) di autogiustificarci una bestialità talmente crudele che invece nessun animale, anche il più “feroce”, ha mai – e sarebbe mai – in grado di manifestare.

Ecco, be’, forse solo calzini e magliette e altre cose affini non la pensano così (se di pensare fossero in grado); d’altro canto devo riconoscere a Loki che, dopo averle masticate e mangiucchiate, le ripone con un certo ordine nella sua cuccia senza lasciarle in giro per casa, dunque dimostrando maggior virtù anche a tal riguardo rispetto a molti umani.

Superare un valico di montagna

Cosa conferisce un particolare fascino al superamento di un valico di montagna? La premonizione del paesaggio che si troverà dall’altra parte, che rischiara la fantasia del viandante – gli elevati sentimenti che si provano nel momento del passaggio, nel punto che segna la linea di demarcazione di acque e popoli -, l’accresciuta percezione del presente e dei luoghi, e tutta una serie di altri motivi che agiscono inavvertitamente su chiunque in misura tanto più forte quanto più cultura e conoscenza ci si porta appresso. Ogni viaggio su un valico di montagna è un viaggio di scoperta.

(Carl SpittelerIl GottardoArmando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pagg.31-32; orig. Der Gotthard, 1897.)

Ogni volta che leggo questi brani di Spitteler, che hanno più di 120 anni, mi sorprendo di quanto la visione del territorio e del paesaggio che sottendono sia incredibilmente contemporanea, sia in senso scientifico che culturale. In queste così poche righe, ad esempio, vi si ritrova l’attuale concetto di “paesaggio” (il quale, per come viene usato oggi nelle discipline geografiche e umanistiche, ha non più di quarant’anni e non è affatto così risaputo, ancora), l’intuizione chiara della relazione culturale tra uomini, territori abitati e luoghi nonché del relativo valore identitario di essa, degli accenni a quella che oggi chiamiamo psicogeografia, la visione ecostorica (altra disciplina di recente teorizzazione) e quella geopoetica, così ben sviluppata dall’amico Davide Sapienza

Insomma, in tal senso è quasi impareggiabile, Carl Spitteler. Tenetene conto, visto quanto sconosciuto o quasi sia, al di qua del Gottardo e oltre Lugano.