Loki

Posti i tanti impegni e le (sempre) troppe cose da fare, e visto che, sarà l’età, sarà lo stress che mi rinc… ehm, rintrona, sarà-sarà-quel-che-sarà, insomma, faccio fatica a stare dietro a tutto e, dunque, ho deciso di assumere un segretario personale – sì, questo qui sotto.

Si chiama Loki, proprio come il dio della mitologia nordica (no, non chiedetemi nulla di serie TV o di comics o che altro, non ne so nulla e non sono la mia ispirazione, la quale invece sono proprio i miti norreni, studiati a lungo da appassionato). Loki ha frequentato un corso di “Segretario personale di scrittori che si credono famosi e invece no” presso un prestigioso collegio svizzero, superando l’esame finale con ottimi voti ma venendo espulso per pessima condotta: s’è mangiato l’intera scorta di formaggi del collegio. Da qualche giorno ha preso servizio presso di me (a dire il vero si è preso pure un tot di mie scarpe, delle quali non ha evidentemente gradito il modello visto come le ha ridotte) e pure ha già preso confidenza con la sua nuova dimora, ma senza dimenticare le recenti esperienze personali: per dire, come tutti i cani del suo genere ha cominciato a scavare buche in giardino, tra le quali una che – memore del periodo svizzero vissuto, appunto – assomiglia in tutto e per tutto a un caveau sotterraneo d’una banca. Peccato che, ahimè, qui non abbia di che “riempire” tale spazio per come il suo scopo imporrebbe! Ma, ovvio, Loki ha ancora molto da imparare: gli ho anche fornito alcuni libri specifici al riguardo che devono averlo interessato molto, visto come se li è… divorati. Anche se, devo ammettere, ho qualche dubbio che ciò sia avvenuto per un profondo interesse verso gli argomenti in essi dibattuti, già.

Be’, in ogni caso da ora, per qualsiasi cosa voi possiate aver bisogno dal sottoscritto, vi prego di rivolgervi a lui. Grazie.

P.S.: non ha ancora un cellulare per i contatti diretti. O meglio, gliene avevo fornito uno ma prima, con le sue zampone, ha fatto partire una chiamata per una base scientifica in Antartide (costo della telefonata 556,32 Euro per 26 secondi effettivi di comunicazione) poi, evidentemente resosi conto di aver sbagliato numero e irritandosene non poco, lo ha smontato – coi denti, ovviamente – cercando così di farmi credere che fosse colpa della scarsa qualità del cellulare e non della sua imperizia telefonica. Vedrò di rimediare quanto prima.

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Diventare atei

Comunque resto convinto che dalle nostre parti il metodo migliore da seguire, nel caso, per diventare convintamente atei sia quello di esaminare le parole e i comportamenti di certi “cattolici osservanti”*. Già.

Perché, suvvia, non può esistere veramente un “dio”, per di più onnipotente e onnisciente, che accetti di essere venerato e pregato da persone a modo e al contempo da siffatti individui! Impossibile, teologicamente o meno.

*: non che le altre “divinità” siano in genere messe meglio, sia chiaro.

A Sua immagine e somiglianza?

Senta, Dio
Ecco, io sarei agnostico, dunque non so se Lei esista o meno e non ritengo sostanzialmente valida alcuna tesi a sostegno dell’una o dell’altra ipotesi (nonostante la realtà dei fatti terreni faccia ritenere più plausibile il “meno”… ma è un altro problema, questo), d’altro canto per lo stesso principio posso anche ipotizzare che esista veramente e che sia stato effettivamente Lei a dare vita alla creazione del mondo, dunque mi permetto di chiederLe: ma quando disse, almeno come è scritto nella Genesi 1,26-28:

«“Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. Dio creò l’essere umano a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e Dio disse loro: “Fruttificate e moltiplicate e riempite la terra e sottomettetela; e dominate i pesci del mare e gli uccelli del cielo e tutti i viventi che si muovono sulla terra”.»

Ecco, quando disse ciò, ovvero ripensando a quando lo disse… non è che si è reso conto di aver detto una gran ca… ehm, voglio dire… non è che si è pentito di tutta questa magnanimità nei confronti del genere umano? E che, quando ha detto “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza”, in verità l’ha sparata parecchio grossa, e non l’ha fatto esattamente a Sua immagine e somiglianza ma, diciamo, gliel’ha fatto credere, che tanto l’uomo è effettivamente un po’ scemo e tende a dare credito facilmente anche a cose del tutto strampalate e prive di qualsiasi fondamento, basta che siano utili a gonfiare il suo ego e a fargli guadagnare qualche tornaconto?

Voglio dire: una parte del genere umano ha fatto cose meravigliose e strabilianti, certamente, tuttavia l’altra parte, quella che ha fatto cose spaventose e assai perniciose, sembra essere più impattante della prima, oggi anche più che nel passato. Tutte le altre specie viventi del pianeta Terra lo sanno ormai bene, purtroppo per loro.

Ora, non che se avesse fatto i delfini, o gli orsi oppure i leoni “a Sua immagine e somiglianza” vorrebbe automaticamente dire che le cose sarebbero andate meglio. Non lo si può sapere, chiaro. Anche in tal caso, dunque, sono agnostico – nonostante la realtà dei fatti terreni mi faccia pensare che sarebbe piuttosto plausibile…
Ma, appunto, non è il caso di speculare troppo. Che di problemi ingombranti la mente, quaggiù sulla Terra, ce ne abbiamo fin troppi, già.

Insomma, alla fine, pur da agnostico, non mi dispiacerebbe se Lei, Dio, esistesse sul serio e sistemasse le cose, qui. Ce n’è proprio bisogno, visto che noi esseri umani, vanitosamente “certi” di essere fatti a Sua immagine e somiglianza ma palesemente incapaci di mettere a frutto una tale dote divina, non ne siamo proprio capaci, a quanto pare.

P.S.: l’illustrazione in testa al post è del grande Bruno Bozzetto, che ho avuto la bella fortuna di conoscere e di farci insieme una bella camminata/chiacchierata sui “nostri” monti – siamo conterranei, già. Cliccateci sopra per visitare il suo sito web.

La Divina Provvidenza

(P.S.Pre Scriptum: è un racconto, il seguente, al momento ancora inedito, che tuttavia farà presto parte di una raccolta molto, e ribadisco moooooolto particolare, di futura pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e può essere che a breve ne saprete di più. Per intanto, buona lettura!)

(Breaking News – ALLUVIONI, LA REGIONE ORMAI IN GINOCCHIO. Fenomeno imprevedibile per gli esperti. Danni ingentissimi.)

Dio si affrettò ad andare verso la porta d’ingresso, richiamato dal possente campanello.
«Oooh, finalmente, caro San Itario, finalmente!»
«Lodi e gloria, Capo. Immagino che debba andare sempre di qua, vero?»
«Sì, certo, da questa parte. Ha cominciato a perdere un paio di giorni fa ma era solo una goccia ogni tanto, non pensavo proprio che il danno s’aggravasse in questo modo!»
Nel grande bagno totalmente rivestito da immacolate piastrelle limpide come il cielo più terso stazionava quasi una spanna di acqua non esattamente limpida. Lo sguardo esperto di San Itario vagò rapidamente per il locale e attorno alla parete contro la quale vi era addossato il wc, poi egli prese ad annuire con rapidi cenni del capo. In effetti, la sua qualifica di protettore degli idraulici era da sempre ben riposta.
«Sì sì, ho già capito tutto: è come la scorsa volta. Potrei fare nuovamente un rapido e ordinario miracolo manutentivo… tuttavia, Capo, vorrei ancora rimarcare la necessità che Lei risolva una volta per tutte questo problema. Ormai i tubi sono vecchi, hanno quasi cinquemila secoli! E anche per quella storia dello scarico…»
«Lo so, lo so!» ribatté Dio un poco infastidito. «So bene che l’impianto non sarebbe più a norma di legge, che i tubi sono da cambiare e che dovrei effettuare il nuovo allacciamento alla fognatura, dacché se mi becca San Zione è capacissimo di multarmi. Non guarda in faccia a nessuno, quello, e a me tanto meno nonostante sia quello che le leggi le fa. Ma se le cambiassi e poi si sapesse dei miei tubi, uh, apriti cielo!»
«Ma i tubi al momento scaricano sempre… ehm… come si chiama quel posto?»
«Terra. La Terra. D’altro canto, ricorderai perché decidemmo di far scaricare le tubazioni proprio lì e non altrove.»
«Sì, certo… Pianeta meraviglioso, un tempo, ma poi rovinato dai suoi stolti abitanti e reso una sorta di cloaca a cielo aperto… Già.»
«Esatto! Dunque, alla fine, non è tutto questo gran danno, no?»
«Sì, non lo è.»

(Amaro, il sottosegretario alla Protezione Civile dichiara al nostro inviato: «Purtroppo, di fronte a calamità naturali di tale impensabile gravità, l’uomo coi propri mezzi può fare molto poco. Non resta che rimettersi nelle mani di Dio!»)

Il nulla che è il tutto, e il tutto che è nulla

Un economista mi ha chiesto: cosa ci guadagniamo in termini economici da un esperimento dell’LHC e dalle scoperte che questo comporterà?
La risposta è molto semplice.
Non ne ho idea.
Non ne abbiamo idea.
Quando scoprirono le onde radio, non si chiamavano onde radio, perché la radio ancora non esisteva. Quello che scoprirono era una specie di radiazione.
Per arrivare alle grandi scoperte, la scienza non deve pensare all’aspetto economico. Deve pensare a cosa non sappiamo e dove potremmo progredire.
Quindi, a cosa serve l’LHC?
A niente, se escludiamo che possa servire a capire tutto.

(Brano tratto dal docu-film La particella di Dio, 2013; orig. Particle Fever)

Già, la ricerca scientifica – anche in quanto prodotto dell’attività intellettuale – è qualcosa di fantastico pure per questa sua dote: la facoltà di farci capire come certe cose che all’apparenza oggi non servono a nulla, in realtà domani finiscono per servire a tutto, ovvero ci permettono di ottenere tutto ciò che senza di esse non otterremmo mai. Il che è poi il contrario di ciò che invece, di frequente, il modus vivendi contemporaneo impone, cioè l’obbligo (ben poco scientifico) di desiderare e rincorrere cose materiali e immateriali che vengono credute “il tutto”, come se senza di esse non si potesse vivere mentre, in verità, nel concreto non servono assolutamente a nulla.

Se ci pensate bene, in questa semplice dicotomia sono racchiuse – se così posso dire – la virtù oppure la colpa di fondo dell’evoluzione umana: nel primo caso, quella che si sviluppa mirando e costruendo il proprio futuro, nel secondo quella che svigorisce rimirando sé stessa in uno sterile ed eterno presente, regredendo inesorabilmente.

Insomma, fatti non fummo a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza, però se poi il “bruto” diventa il “modello” da seguire…