L’opera d’arte deve bastare a se stessa

L’opera d’arte deve bastare a se stessa. Quello che voglio dire è che sono stati scritti tantissimi capolavori della letteratura, gli autori sono ormai morti e sepolti e non puoi tirarli fuori dalla fossa. Hai il libro però, e un libro può farti sognare e riflettere.

(David Lynch, In acque profonde, traduzione di Michela Pistidda, Mondadori, Milano, 2006-2017.)

Il viaggio dev’essere avventuroso

Il viaggio dev’essere avventuroso. «La gran cosa è muoversi,» dice Robert Louis Stevenson in Travels with a Donkey, «sentire più da vicino le necessità e gli intralci del vivere; scendere da questo letto di piume della civiltà, e trovare sotto i piedi il granito del globo, sparso di selci taglienti». Le asperità sono vitali. Tengono in circolo l’adrenalina. L’adrenalina l’abbiamo tutti. Non possiamo eliminarla dal nostro organismo o pregare che evapori. Privati di pericoli, inventiamo nemici artificiali, malattie psicosomatiche, esattori delle tasse, e, peggio di tutto, noi stessi, se siamo lasciati soli nella stanza singola. L’adrenalina è la nostra indennità di viaggio. Tanto vale consumarla in modo innocuo.

(Bruce ChatwinAnatomia dell’irrequietezza, traduzione di Franco Salvatorelli, Adelphi, 1996, pag.124. La foto è tratta da qui.)

Omegna e la triste fine dell’Omino coi baffi

Moka Noir è il nuovo documentario del regista svizzero Erik Bernasconi: un’indagine, ironicamente condotta in stile poliziesco, sulla scomparsa del polo industriale del casalingo di Omegna, cittadina piemontese un tempo assai prospera in quanto sede di una delle industrie di articoli domestici più famose del Novecento, la Bialetti. La società venne fondata a Omegna da Renato Bialetti, figlio di Alfonso il quale nel 1933 depositò il brevetto di un’invenzione che ha rivoluzionato a suo modo la vita quotidiana di tutti quanti: la moka per il caffè. Del documentario racconta questo articolo di “tvsvizzera.it” nel quale potete leggere un’intervista a Matteo Severgnini, giornalista omegnese e co-autore dell’opera di Bernasconi. Renato è anche colui al quale il famoso fumettista Paul Campani si ispirò per il personaggio dell’Omino coi baffi, vera e propria icona della pubblicità degli anni Sessanta e Settanta, quella di Carosello.

La storia industriale recente di Omegna è assai emblematica circa lo sviluppo dell’industria italiana nello scorso secolo e di conseguenza della geografia umana e sociale del territorio nostrano, che in un tempo relativamente breve è passato da una predominante ruralità al boom industriale ed economico del dopoguerra, alle diverse crisi succedutesi tra i Settanta e gli anni Duemila che non di rado hanno cancellato tutta la storia e le fortune passate, generando danni sociali non indifferenti anche perché quasi mai previsti, gestiti e risolti. La mancanza di vera coesione sociale e socioculturale italiane, una volta svanito il collante del temporaneo benessere è rapidamente venuta a galla, dimostrando l’estrema fragilità in tal senso del paese, perenne e irrisolta «mera espressione geografica» che anche per ciò non sa arrestare la propria costante decadenza. In tali situazioni, poi, vi è senza dubbio un grosso concorso di colpa della politica, a sua volta incapace di “fare paese” e di risolvere le sue questioni sociali storiche sia per incompetenza, sia per cialtroneria e per ipocrisia, pensando solo a sfruttare i momenti migliori per ricavarne interessi di parte. In tal modo sono stati arrecati danni tremendi anche a comunità sociali potenzialmente virtuose come quelle dei piccoli centri della provincia italiana, che invece la politica ha sempre visto – nel proprio sguardo bieco e funzionale alla salvaguardia del potere e dei relativi tornaconti – come territori secondari e marginali.

Così racconta Matteo Severgnini, in un passo significativo dell’intervista riportata nell’articolo citato:

Negli anni Settanta la forte dimensione comunitaria era la caratteristica principale di Omegna. Un ex sindacalista raccontava della grande popolarità dei circoli operai che erano una sorta di estensione dell’ambiente familiare. Nei decenni precedenti, nelle osterie del paese, era possibile vedere operai e industriali insieme a bere ‘bianchini’. Con l’avvento degli anni Ottanta, sempre secondo il sindacalista, tutto è cambiato. Lo slogan della televisione privata di Berlusconi, l’allora Fininvest, era in questo caso emblematico: “Corri a casa in tutta fretta, c’è il biscione che ti aspetta”.

Quante Omegna vi sono in Italia? E quante ve ne saranno ancora, in questo presente e in futuro prossimo che per mille motivi appare sempre più problematico?
Ecco.

Cliccate sull’immagine in testa al post per leggere l’articolo su Moka Noir pubblicato da “tvsvizzera.it”. E meditate, meditate, più che potete.

Scrivere per non essere ricattabile

Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O Anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.

[Credits: Giovanni Guida / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0).]
(Fabrizio De André, Una goccia di splendore. Un’autobiografia per parole e immagini, a cura di Guido Harari, Rizzoli, 2007.)