Uomini e api

Quando leggo notizie del genere, peraltro assai frequenti negli ultimi anni (cliccate sull’immagine per leggerla e vedere il video), e a prescindere da fake quotes parecchio diffuse, mi viene sempre da pensare a una cosa assai banale tanto quanto evidente: che in un mondo senza più api tutti gli ecosistemi, dei quali fa parte anche l’uomo, subirebbero danni ingenti e profondi; in un mondo senza più l’uomo gli ecosistemi, dei quali anche le api fanno parte, non affronterebbero grandi alterazioni, godendo anzi di notevoli benefici.

E la questione “api” è solo una delle tante similari, inutile rimarcarlo.

Quindi: o l’uomo ritrova la necessaria armonia col mondo che abita insieme a tutte le altre creature viventi, oppure dovrà subire una sorte alquanto nefasta, suo malgrado o meno. Non ci sono ulteriori alternative.

Stereoscopiche scempiaggini

Leggo che un team di neuroscienziati dell’Università del Minnesota ha messo ad alcune seppie degli occhiali 3D e ha scoperto che godono della visione stereoscopica, una dote che «è frutto di un difficile calcolo che non avviene in modo automatico in ogni creatura dotata di un paio d’occhi», come ha dichiarato uno dei ricercatori coinvolti negli esperimenti, e che possiedono poche specie viventi, tra le quali l’uomo.

Cosa incredibile, senza dubbio… ma in realtà non è una buona notizia.
Per l’uomo non lo è, già.
Perché ora che sappiamo che anche le seppie sono dotate di facoltà comuni a quelle umane e d’altro canto rare tra le specie viventi, si conferma nuovamente che è l’uomo l’unica creatura sul pianeta a utilizzare tali elaborate e preziose facoltà per compiere di frequente delle gran scempiaggini*. E che pure le seppie, a quanto pare dotate di un’ottima capacità visiva, possono osservarlo nitidamente mentre le compie. Ecco.

(*: inizialmente avevo scritto “cazzate”, ma non volevo essere troppo scurrile ancorché il termine sarebbe probabilmente di più chiara e immediata comprensione.)

La COP25 è fallita? Bene!

(Photo credit: https://pixabay.com/it/users/geralt-9301/.)

In effetti io sono pure “contento” che la “COP25”, la Conferenza sul clima di Madrid, sia terminata con un miserrimo fallimento.

Sì, perché altrimenti molte persone, in primis quelli a cui veramente interessa la questione planetaria del cambiamento climatico, avrebbero potuto credere che pure i potenti della Terra ne avessero compreso la portata e capita l’urgente necessità di agire, politicamente innanzi tutto, per cercare di mitigarne gli effetti.

“Meno male” che invece quei potenti, salvo rari casi, hanno nuovamente confermato il loro sostanziale menefreghismo al riguardo, funzionale alla salvaguardia del proprio potere e delle relazioni con soggetti di vario genere dalle assai bieche attività, sulle quali si basa la stabilità del loro scranno alla faccia del clima, dell’ambiente e di chiunque ne subisca il degrado.

Una questione fondamentale come quella dei cambiamenti climatici può essere seriamente affrontata solo dalle società civili, entro le quali, pur tra le infinite difficoltà culturali di questa nostra epoca, può ancora essere coltivata quella consapevolezza civica – che è anche politica nel senso più alto del termine, ovviamente – necessaria al cambiamento e alla resilienza: il movimento Fridays for Future lo dimostra bene, ad esempio. Una cosa del genere non può certo avvenire nella “(non) politica” dei potenti, a qualsiasi livello impegnata unicamente alla propria preservazione, a perseguire interessi di parte e infimi tornaconti, organizzata su meccanismi meramente parassitari e dunque troppo avulsa dalla storia presente e futura così come dalla realtà quotidiana.

Tutto ciò sperando che al contempo si generi e si sviluppi pure una consapevolezza, nelle società civili, contro quei potentati politici che governano il mondo. Assolutamente necessaria, se vogliamo che il mondo e la civiltà umana possano avere un futuro, senza essere spazzati via dalla Natura. Che “sa” benissimo che con un aumento della temperatura di 3° o più il pianeta si adatterà e sopravvivrà, la misera razza umana invece avrà grossissimi problemi al riguardo, e recriminare su quanto non è stato fatto in passato per evitare il disastro non servirà a nulla, come sempre.

 

Uno “scherzo” dell’antropocentrismo

Uno degli scherzi dell’antropocentrismo: descrivere la fine della specie come implicante la morte della natura vegetale e animale, la fine stessa della Terra. La caduta dei cieli. Non esiste escatologia che non consideri la permanenza dell’uomo come essenziale alla permanenza delle cose. Si ammette che le cose possano cominciare prima, ma non che possano finire dopo di noi.

(Guido Morselli, Dissipatio H.G., Adelphi, Milano, 1977.)

Morselli, credo ironicamente, lo definisce “scherzo” quello evidenziato nelle sue illuminanti parole. Con più chiarezza, forse cinica ma certamente obiettiva, lo si potrebbe definire “una delle stupidità dell’antropocentrismo”. Palese, peraltro.

(L’immagine è tratta dal sito “CriticaLetteraria“, qui.)