Onestà intellettuale

La nostra società è talmente distorta che sovente, quando si è capaci di essere intellettualmente onesti, come una persona di valore dovrebbe sempre mostrarsi quando ha a che fare con palesi verità, si viene tacciati di cinismo.

Be’, voi che la pensate in questo modo, sappiate che, in tutta onestà, avete ragione, è proprio vero.

Ecco.

Annunci

Avere a che fare con belle persone, oppure no

Vivendo in comunità sociali e civiche virtualmente basate su relazioni reciprocamente vantaggiose, in senso culturale, dovremmo sempre godere della fortuna e del privilegio di avere a che fare con persone capaci di insegnarci sempre qualcosa di nuovo e proficuo. Invece, sempre più tocca relazionarci con individui che manifestano condotte civiche e morali nonché doti intellettuali infime e degradanti (ben più di quanto la statistica potrebbe prevedere, io temo), sprecando tempo nell’eventuale confronto quando potrebbe essere ben più costruttivamente impiegato.

Nel frattempo la società, che dovrebbe avere tra i suoi fini fondamentali la “riabilitazione” di tali soggetti degradanti in forza della sua natura civicamente progredita (dacché non manca mai di credersi tale), invece se ne bea, paradossalmente, e coltiva in sé ambiti nei quali quei soggetti trovano campo libero e giustificazioni per la loro miserevole condotta.

Ciò a discapito di tutti, peraltro, se tutti non ci impegniamo a perseguire finalmente e concretamente gli scopi virtuosi in principio citati – propri degli individui sociali quali siamo, poi, anche quando ci crediamo il contrario. A meno che invece non si ritenga che la sorte altrimenti inesorabilmente nefasta che aspetta la società sia tanto “naturale” quanto necessaria a una conveniente tabula rasa dalla quale ricostruire tutto quanto – ma con incognite nel bene e nel male che nessuno può determinare né tanto meno prevedere.

Persi nel nulla

Siamo sempre più persi nel “nulla” che ci circonda, un nulla fatto anche di innumerevoli falsi riferimenti di posizione e direzione che nulla indicano, appunto, come miraggi in un deserto piatto e arido senza nemmeno un Sole o un cielo stellato che ci indichi un Nord. D’altro canto, se non sappiamo nemmeno dove vogliamo andare, come facciamo a percorrere “giuste” direzioni, a sapere che siano realmente tali? E verso cosa, verso quale meta? Con quale logica?

Così ci arroghiamo il diritto e la libertà di tracciare “vie” che crediamo corrette, ben dirette e orientate, sicure, e non ci chiediamo nemmeno verso dove conducano – o se una qualche meta la raggiungano, poi, oppure se si avviluppino inesorabilmente e c’ingannino in un costante moto circolare attorno a un punto fermo, incapaci di capirlo perché, appunto, privi e privati di ogni buon riferimento. E non c’entra che sovente ci mettano una bussola in mano che indichi il “Nord”, se poi non sappiamo cosa ciò significhi, cosa possa comportare, a cosa possa servire un’indicazione del genere – sempre che sia corretta, e che quella bussola messaci in mano non sia in qualche modo contraffatta.

Eppure, quel nulla di cui dicevo in verità non esiste: altro non è che l’effetto di una ormai cronica incapacità di navigare, di viaggiare, di muoverci in quello che sarebbe il nostro spazio vitale ma nel quale siamo realmente come naufraghi in un deserto infinito. Potremmo anche essere circondati di innumerevoli riferimenti di direzione e orientamento, di cartelli, indicatori, frecce, segnali, potremmo anche avere la mappa più dettagliata tra le mani: ma se abbiamo perso la facoltà di leggere le informazioni che essa rivela, nessun moto e nessuna direzione avranno alcuna meta, e il paesaggio non avrà orizzonte che non sia una indefinita linea piatta. Continueremo a convincerci di sapere perfettamente dove siamo e dove stiamo andando, continueremo a restare sperduti e confusi in una dimensione sempre più priva di riferimenti, sempre più ristretta e limitata, sempre più imprigionante.

Libero è colui che libera

Libero è solo colui che vuole rendere libero tutto ciò che lo circonda e che effettivamente lo rende libero mediante un certo influsso del quale non sempre si percepisce la causa.

(Johann Gottlieb Fichte, Lezioni sulla missione del dotto – orig. Einige Vorlesungen über die Bestimmung des Gelehrten –, 1794, pag.32.)

L’uomo esiste per migliorare

L’uomo esiste per migliorarsi sempre più dal punto di vista morale e per rendere migliore tutto ciò che lo circonda: sia nella sfera della sensibilità, sia anche, se lo consideriamo nell’ambito della sensibilità. sia anche, se lo consideriamo nell’ambito della società, dal punto di vista etico e così facendo, per rendere se stesso sempre più felice.

(Johann Gottlieb Fichte, Lezioni sulla missione del dotto – orig. Einige Vorlesungen über die Bestimmung des Gelehrten –, 1794, pag.18.)