Incantesimi e anatemi

Quando ho letto sul web la notizia a cui l’immagine fa riferimento (la potete leggere anche qui, direttamente dal sito de “Il Corriere”) io, che non sono un lettore dei volumi della saga creata da J. K. Rowling (ma non per dispregio, anzi, semplicemente non sono il mio genere letterario preferito), ho subito pensato: caspita, ora vado in libreria, acquisto uno dei libri di Harry Potter, leggo uno degli incantesimi e lo lancio contro quel reverendo e tutti quelli come lui. Metti caso che abbia veramente ragione, e il tizio coi suoi sodali sparisca nel nulla o si trasformino, che so, in grufolanti maiali!
Se invece non avesse ragione, be’, ne uscirebbe comunque perdente. In fondo come sempre accade a tutti quelli che la pensano in questo modo, su questa vicenda e su ogni altra. Amen!

Suicidi neuronali

Ogni volta che viene proferita in pubblico un’espressione del tipo «valori cristiani», qualche neurone si suicida gettandosi dal ponte dell’intelligenza dentro il baratro dell’ipocrisia.

P.S.: i valori che salvaguardano, sostengono e sviluppano l’umanità e la sua civiltà non sono né “qualcosa” né “di qualcuno”, ma sono valori umani. Punto.

Diventare atei

Comunque resto convinto che dalle nostre parti il metodo migliore da seguire, nel caso, per diventare convintamente atei sia quello di esaminare le parole e i comportamenti di certi “cattolici osservanti”*. Già.

Perché, suvvia, non può esistere veramente un “dio”, per di più onnipotente e onnisciente, che accetti di essere venerato e pregato da persone a modo e al contempo da siffatti individui! Impossibile, teologicamente o meno.

*: non che le altre “divinità” siano in genere messe meglio, sia chiaro.

“Le” Parole – 15: PROSOFOBÌA

Parole fondamentali, dal significato certo e prezioso ma, forse, dalla reale cognizione e comprensione vaga, vacua, fallace se non perduta. Definizioni tratte da vocabolari contemporanei che riproduco qui, per generare una riflessione sul loro senso, sulla nostra conoscenza e consapevolezza di esse, sulla loro presenza nel mondo in cui viviamo e nella nostra esistenza quotidiana. Trovate l’elenco completo qui.
La parola di oggi è:


[s.f. unione dei termini greci proso, “io vado avanti” e fobìa, “temere”]. – È definita come una paura persistente, anormale e ingiustificata del progresso in genere.

Ovvero, una delle fobie più diffuse in assoluto, oggi, dacché ben coltivata dai “potenti” e poi imposta come modus vivendi a tutti – ovvero a chi accetta di assoggettarvisi. D’altro canto, proprio il celeberrimo, gattopardiano “tutto cambi affinché nulla cambi” è testimonianza ormai storicizzata nonché, per lo stesso motivo, effetto inesorabile d’una tale opprimente manifestazione psicopatologica, della quale soffrono in parecchi ma le cui conseguenze deleterie colpiscono tutti quanti. Nessuno escluso.

Donne, liberateci (sempre)!

Dobbiamo liberare metà della razza umana, le donne, cosicché esse possano aiutare a liberarsi l’altra metà.

(Emmeline Pankhurst)

Credo che questa potente affermazione di una delle donne – e delle persone – più importanti del XX secolo non sia solo validissima tutt’oggi e non soltanto in tema di diritti delle donne ovvero di parità di genere, ma valga assolutamente anche in merito alla questione della violenza sulle donne. Perché Emmeline Pankhurst dice una verità probabilmente fondamentale, sul tema: gli uomini violenti sono prigionieri di loro stessi e della bieca società che hanno costruito, distorta proprio perché negante il valore imprescindibile delle donne in essa. E se è vero che sono gli uomini in primis a doversi rendere conto di questa evidenza (prima possibile, sarebbe finalmente il caso), è altrettanto vero che possono solo essere le donne, e grazie alle doti che soltanto loro hanno, a liberare il mondo da questa e da tante altre distorsioni. Non certo noi uomini, come la storia dimostra bene, almeno non come abbiamo agito finora al riguardo.

P.S.: sì, oggi è il 24 novembre, è domani la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Appunto: non è solo domani, è oggi, era ieri, è dopodomani, è ogni giorno dell’anno. Fino a che vi sarà una sola donna che subisca violenza, e poi pure dopo. Sempre, insomma.