Forti con i deboli, deboli con i forti

LA CORNACCHIA E LA PECORA

Un’odiosa cornacchia planò sulla schiena di una pecora.
Affondando i suoi artigli affilati sul dorso lanoso dell’ovino, la prepotente si fece portare a lungo nel cammino.
La pecora, dopo un po’ si girò verso l’uccellaccio, e disse:
“Se ti fossi posata sulla schiena di un cane lupo, avresti visto! Devi solo ringraziare gli dei che non ho i denti affilati e i riflessi del lupo”.
Ma la cornacchia rispose:
“Mia cara, distinguo bene i deboli dai forti. Scelgo chi posso sfruttare, so chi devo blandire e ne approfitto di conseguenza.
Per questo vivo mille anni.

(Gaio Giulio Fedro, Favole. Tratta da La Rivista Culturale, qui.)

P.S.: sì, Fedro è nato più di due millenni fa in Tracia, non in tempi recenti in Italia. Anche se si direbbe, già.

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“Le” Parole – 15: PROSOFOBÌA

Parole fondamentali, dal significato certo e prezioso ma, forse, dalla reale cognizione e comprensione vaga, vacua, fallace se non perduta. Definizioni tratte da vocabolari contemporanei che riproduco qui, per generare una riflessione sul loro senso, sulla nostra conoscenza e consapevolezza di esse, sulla loro presenza nel mondo in cui viviamo e nella nostra esistenza quotidiana. Trovate l’elenco completo qui.
La parola di oggi è:


[s.f. unione dei termini greci proso, “io vado avanti” e fobìa, “temere”]. – È definita come una paura persistente, anormale e ingiustificata del progresso in genere.

Ovvero, una delle fobie più diffuse in assoluto, oggi, dacché ben coltivata dai “potenti” e poi imposta come modus vivendi a tutti – ovvero a chi accetta di assoggettarvisi. D’altro canto, proprio il celeberrimo, gattopardiano “tutto cambi affinché nulla cambi” è testimonianza ormai storicizzata nonché, per lo stesso motivo, effetto inesorabile d’una tale opprimente manifestazione psicopatologica, della quale soffrono in parecchi ma le cui conseguenze deleterie colpiscono tutti quanti. Nessuno escluso.

Lo sviluppo intellettuale? Merito di Dürrenmatt!

Charlotte Kerr, la seconda moglie di Friedrich Dürrenmatt, un giorno di gennaio del 1992 telefonò a Mario Botta: «Sarebbe disposto a venire a Neuchâtel? Ho deciso di regalare la casa di Dürrenmatt e il terreno per costruirvi un museo. Mi mancano i soldi per la costruzione, ma sono certa che li troveremo… Allora, che ne dice? Perché non viene a dare un’occhiata?» «Che c’entrano i soldi quando si tratta di Dürrenmatt? A lui devo il mio sviluppo intellettuale. Certo che vengo.»

(Conversazione citata da Donata Berra nella postfazione de La Valletta dell’Eremo, Edizioni Casagrande, Bellinzona, 2002, pag.83. Il “museo” in questione è il Centre Dürrenmatt Neuchâtel, al quale fa riferimento l’immagine in testa al post: cliccateci sopra per saperne di più, oppure cliccate qui per visitarne il sito web.)

Friedrich Dürrenmatt, “La Valletta dell’Eremo”

C’è il serio rischio, sappiatelo, che questa mia “recensione” (termine virgolettato dacché usato per mera semplicità e rapidità di concetto, dovrei parlare di impressioni di lettura, semmai), si risolva in men che non si dica, poche righe e stop, detto tutto. E non perché non abbia da dirvi a sufficienza sul libro in questione, anzi, forse proprio per il motivo opposto, che tuttavia sottosta a un superiore ordine di “giudizio” (altro termine che uso per brevità) il quale potrebbe risolvere tutto quanto rapidamente, appunto. Nemmeno conta il fatto che il testo in questione occupi meno di settanta pagine: nuovamente la sua brevità è direttamente proporzionale agli elementi di discussione che può far scaturire. Conta invece moltissimo il fatto che, per il sottoscritto – ma, sia chiaro, sono l’ultimo e il più “piccolo” in prestigio a sostenere quanto di seguito – Friedrich Dürrenmatt sia senza alcun dubbio uno dei più grandi scrittore europei dell’intero Novecento, nobilissimo rappresentante di un panorama letterario, quello svizzero, piccolo come il proprio territorio nazionale eppure di grande spessore e altissima qualità. La Valletta dell’Eremo (Edizioni Casagrande, 2002, cura e traduzione di Donata Berra; orig. Vallon de l’Ermitage, 1986) è un perfetto esempio di quanto ho appena affermato, pur rappresentando un’opera “secondaria” nella bibliografia di Dürrenmatt che tuttavia, nella sua particolarità, ne rispecchia in modo evidente la personalità umana e letteraria []

(Leggete la recensione completa de La Valletta dell’Eremo cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)