“Big Brother is watching you!”

Comunque io continuo a chiedermi – io che non lo guardo, beninteso: ma non perché non lo voglia guardare, perché non guardo la TV tout court, ecco – continuo a chiedermi, dicevo, cosa ne potrebbe pensare George Orwell del Grande Fratello televisivo odierno, “vip” o non “vip” che sia. E mi chiedo pure, supponendo l’effettiva realizzazione della distopia di 1984, che ne penserebbe il “Grande Fratello” orwelliano del Grande Fratello della tivù. Ne sarebbe fiero? O ne verrebbe intimorito? Lo considererebbe una sua superlativa evoluzione, oppure una sconcertante devianza impensabile persino nella più negativa visione distopica?

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato. (1984)

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Questa sera, ore 21 su RCI Radio: riparte il viaggio di RADIO THULE!

Questa sera, sei novembre duemiladiciassette, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, riparte il viaggio nell’etere radiofonico di RADIO THULE!

E’ la prima puntata della nuova stagione 2017/2018, la XIV per il magazine radiofonico da me curato e condotto, e in quanto tale come tutti gli anni è un po’ come il giorno della partenza verso una nuova avventura in compagnia: ci si (ri)trova – io e voi – ci si conosce se non ci si conosceva già prima, ci si racconta quello che si ha intenzione di fare, le idee, i progetti, le aspirazioni, si pianifica questo nuovo, quattordicesimo viaggio insieme alla scoperta del mondo che ci circonda, delle sue realtà, delle sue storie, delle cose meno conosciute e, magari, di qualche verità nascosta. Il tutto con lo spirito thuleano di sempre: allegro, sagace ma mai serioso, doverosamente ironico, a volte scanzonato ma altre più impegnato e, al solito, con il sottofondo (ma poi non troppo fondo e non troppo sotto!) di ottima musica: la tradizionale selezione musicale di alta qualità, appunto, una delle peculiarità fondamentali di RADIO THULE.

La “meta” è sempre quella: offrire un punto di vista differente e curioso sul mondo che abbiamo intorno, al fine di tentare di comprenderlo un po’ più a fondo e, magari, pure per allenare al meglio il pensiero libero. Ma, proprio per questo, si può ben dire che per RADIO THULE non solo il viaggio è la meta, ma pure che voi stessi, viaggiatori-ascoltatori di RADIO THULE, siete e sarete il viaggio!

Dunque mi raccomando: appuntamento a lunedì sera su RCI Radio e per tutta la stagione fino a giugno 2018! Infine, non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, QUI! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Aiutatevi ad aiutarvi!

(Quello di seguito è un brano tratto da un articolo scritto parecchi anni fa, almeno dieci ma credo anche di più. Tuttavia, mi pare, dal contenuto ancora parecchio valido: e che articoli di certo genere restino ancora validi, se non di più, rispetto a lustri addietro, non è mai una cosa positiva, temo.)

Se avete bisogno di un aiuto, una mano, un favore, piccolo o grande che possa essere ma ancor più se grande, chiedetelo sempre alla persona a voi meno legata, alla più lontana, alla più estranea: se essa ve lo concederà, l’aiuto, nella sua neutrale indifferenza troverete sicuramente molta più solidarietà e assistenza che nella persona vicina e per ciò molto più interessata a concedervi l’aiuto richiesto – dacché coinvolta, partecipe e quindi, essa, autopretendendo il diritto di far fruttare la sua partecipazione. Di contro, il vero aiuto, quello di valore, quello che non abbisogna e pretende reciprocità, disinteressato perché oggettivo, rivolto all’oggetto e non al soggetto da aiutare ed al quale dunque nulla può chiedere in cambio, svincola anche l’aiutato dall’attribuzione di qualsiasi pulsvalore morale al gesto ricevuto, sì da goderne pienamente la proficua importanza: è l’aiuto, l’unico che gli spiriti illuminati possono considerare e mettere in atto, mentre essi considereranno qualsiasi altra forma come convenienza, calcolo, tornaconto, cioè come una delle più becere espressioni di egoismo. E non mi si venga a dire che “l’importante è aiutare, non come e perché si aiuta”, perché così proferendo non si fa altro che continuare a sostenere quella forma di “aiuto reciproco” con il quale, soprattutto nell’epoca moderna, pochi centri di potere hanno creato enormi ricchezze e dominazioni a danno di moltissimi “aiutati” che, nella convinzione di trovare in quell’aiuto un appoggio la risoluzione dei loro problemi, hanno invece sovente trovato un effettivo peggioramento di essi, o la dipendenza, o l’assoggettamento, il danneggiamento o la fine di propri diritti e di proprie libertà. E ciò non vale solo per quelle macroquestioni geopolitiche ed economiche su cui spesso si discute – come il rapporto ricchezza/povertà tra stati ricchi e stati poveri – ma anche per moltissime altre piccole e a noi più vicine, per svariati piccoli/grandi aiuti che ci vengono dall’alto per migliorare, illusoriamente, la nostra vita ma dai quali scaturisce automaticamente una certa predominanza, un monopolio, una dipendenza spesso appositamente conformata per generare un qualche tipo di potere e di tornaconto. Oppure, per scendere ancora più nel quotidiano comune e tornare al punto di partenza, per quegli aiuti che richiediamo e riceviamo soltanto perché chi li elargisce possa mettersi su un piano superiore di credito nei nostri confronti e cercare quel “qualcosa in cambio” che per civica cortesia noi concederemo, ma che in buona sostanza butta alle ortiche il buon valore di quell’aiuto, e ne svanisce quello umano: un rapporto finale tra bene e male del gesto che risulta zero, dunque un’azione nulla nel suo valore assoluto – e ribadisco, pur se essa ci abbia giovato. La “necessaria” reciprocità nell’aiuto è un modus operandi forzatamente incluso nel concetto e che la società contemporanea ha ben saputo far fruttare a solo e mero vantaggio d’una parte, peraltro spesso negandolo e celandolo accuratamente dietro fumosi e pur indiscutibili impegni, legami o vincoli, ovvero ricompense e gratifiche di natura pretestuosamente morale – per il semplice motivo che chi richiede aiuto è in una condizione di “sofferenza”, di bisogno, quindi di inferiorità rispetto a chi quell’aiuto può concedere: non è così che molte delle disuguaglianze e delle dissonanze etiche, civili e sociali che il nostro mondo purtroppo porta in sé sono nate e proliferate?
Insomma: l’aiuto interessato genera sempre bisogno; meglio far da sé in tal caso, rischiando il peggio ma esaltando ogni propria risorsa, piuttosto che confortarsi per qualche momento e nel dolce e illanguidente sollievo di ciò firmare un bel pacco di cambiali vitali! “Aiutati che il ciel t’aiuta”, ecco: l’antica saggezza popolare è antecedente all’ipocrisia di tanti “benefattori” odierni!

Una risata ci salverà!

Credo che se noi essere umani riusciremo a conservare la capacità di ridere – di noi stessi, degli altri ovvero di far ridere, in senso umoristico arguto e non in modo sarcastico e amaro – qualche possibilità di salvezza, come genere, l’avremo ancora. Esattamente come chi manifesta senso dell’umorismo, e riesce a non prendersi mai troppo sul serio, se la caverà sempre: espandete questa singola virtù a più individui possibile e, appunto, si genererà un salvagente ben più prezioso ed efficace di tanti altri, per noi tutti. Che di contro, come si sa, sarà invece funzionale vanga per “scavare fosse” e “seppellire” (metaforicamente, ovvio) chi non vorrà essere tanto virtuoso.

Altrimenti no, penso proprio che non ci salveremo. Sia la fine tra un anno, un secolo, un millennio o domani mattina, saremo tristemente spacciati: allora sì che non ci sarà più nulla da ridere, anche perché sarà troppo tardi farlo.

P.S.: e se magari volete affinare la personale virtù di saper ridere, provate a leggere questo libro. Credo vi potrà essere utile.