Pronti… partenza… THULE! Questa sera, ore 21, RCI Radio!

Questa sera, otto ottobre duemiladiciotto, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, ricomincia RADIO THULE! E’ la prima puntata della nuova stagione 2018/2019, la XV per il magazine radiofonico da me curato e condotto, e in quanto tale come tutti gli anni è un po’ come il primo giorno di scuola: ci si ritrova – io e voi, ci si conosce se non ci si conosceva già prima, ci si racconta quello che si ha intenzione di fare, le idee, i progetti, le aspirazioni, ovviamente il tutto in un clima da “primo giorno di scuola” appunto, allegro, rilassato, e con il sottofondo (ma poi non troppo fondo e non troppo sotto!) di ottima musica: la tradizionale selezione musicale di alta qualità, appunto, una delle peculiarità fondamentali di RADIO THULE – ecco perché non è e non sarà mai un semplice “sottofondo”! Ma non mancherò già di darvi qualche interessante notizia, qualche spunto di riflessione o buon consiglio – in effetti RADIO THULE nasce per questo: per dare motivo di pensare, di cose leggere e divertenti tanto quanto di temi articolati e profondi – e, naturalmente (spero!), vi darò pure molti ottimi motivi per diventare fedeli ascoltatori della trasmissione, se non lo siete già!
Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

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Thule?

«Ma cos’è, Thule? Cosa significa?»

Ecco, a proposito dell’imminente inizio della nuova, 15a stagione radiofonica di RADIO THULE: quante volte mi è stata sottoposta questa domanda! Alla quale è sempre un piacere rispondere così da svelare un tale “arcano” ma, appunto, visto che lunedì il programma riparte con cotanto nome ormai divenuto (nel suo piccolissimo, sia chiaro) “iconico”, questa volta gioco d’anticipo e spiego di seguito origine e significato di quella misteriosa parola, “Thule”.

Innanzi tutto, Thule è un luogo realmente esistente: è un piccolo villaggio della Groenlandia (750 abitanti, in lingua groenlandese Qânâq) a 77°35’ di latitudine nord, sulla costa prospiciente lo stretto di Nares; è l’insediamento umano più settentrionale del globo, abitato da Eschimesi. Vi si trova una base militare USA.
Questo piccolo insediamento umano sperso nelle vastità affascinanti del Grande Nord, si può ben dire che sia l’ultimo “frammento” dell’originario e sovrumano grande mito di Thule (altrimenti scritta Tule o Tile, come nell’estratto della Carta Marina di Olao Magno del 1539, in testa al post), una terra leggendaria citata per la prima volta nei diari di viaggio dell’esploratore greco Pitea (Pytheas), salpato da Marsiglia verso il 330 a.C. per un’esplorazione dell’Atlantico del Nord. Nei suoi resoconti (screditati da Strabone ma oggi considerati attendibili) si parla di Thule come di una terra di fuoco e ghiaccio nella quale il sole non tramonta mai, a circa sei giorni di navigazione dall’attuale Regno Unito. Nella Geografia di Claudio Tolomeo Thule è un’isola della quale si forniscono le coordinate (latitudine e longitudine) delle estremità settentrionale, meridionale, occidentale ed orientale.
L’identificazione della Thule di Pitea e di Tolomeo (non necessariamente coincidenti) è sempre stata problematica ed ha dato luogo a diverse ipotesi, anche per la generale inaccuratezza delle coordinate assegnate da Tolomeo a luoghi lontani dall’impero romano. Vari autori hanno identificato Thule con l’Islanda, le Isole Shetland, le Faroe o l’isola di Saaremaa. Attualmente la teoria più accreditata è quella che Pitea avesse dato il nome di Thule ad un tratto della costa norvegese.Nel corso della tarda antichità e nel medioevo il ricordo della lontana Thule ha generato un resistente mito: quello dell’Ultima Thule (termine già utilizzato dai Romani per definire tutte le terre “aldilà del mondo conosciuto”).
Il mito, che possiede molte analogie con altri apparati mitologici, ad esempio con quello dello Shangri-La hymalaiano, ha affascinato anche in epoca moderna. Esso è stato anche alla base della formazione di gruppi occulti come quello tedesco, assai inquietante, della “Società Thule” (Thule-Gesellschaft), creata attorno al 1920, la quale sosteneva che in Thule fosse da collocarsi l’origine della saggezza della razza ariana. In effetti, nel mito thuleano di una terra abitata da una razza umana sotto certi aspetti “superiore”, identificata sovente con il popolo degli Iperborei e organizzata in una società pressoché perfetta, si possono facilmente ritrovare alcune delle basi concettuali del concetto di “razza ariana” nazista, ritenuta superiore a qualsiasi altra e dunque inevitabilmente dominante sul mondo – una fantasticheria razziale (o razzista), questa, evidentemente per nulla legata alla popolazione artica considerata progenitrice di tutti i moderni Inuit canadesi e denominata anch’essa “Thule”, in tal caso con chiaro riferimento all’antica mitologia originaria.
Il mito di Thule diventò per tali evidenze anche antitetico, secondo alcuni interpretatori storici, a quello di Atlantide: ove questa si distrusse per l’irrefrenabile e ottusa vanagloria della propria civiltà, Thule si idealizzò nella propria stessa perfezione, in un senso quasi superumano. A ciò si deve ricondurre anche il detto “mirare (o tendere) all’Ultima Thule”, formula che richiama il mito di origine romana prima citato, col significato di “ambire ad un ideale superiore, puntare alla perfezione”.

Ok, questo è quanto, sperando pure che tutto ciò sia un ulteriore “buon” motivo per ascoltare RADIO THULE! Ergo, ribadisco: stay tuned!

Lunedì 08/10, ore 21, RCI Radio, RADIO THULE!

Lunedì 8 ottobre, ore 21, live in fm e streaming su RCI Radio… meglio che la telecronaca di Italia-Germania del 1970, meglio di quella dello sbarco dell’Apollo 11 sulla Luna, pure di quella che descriverà il primo uomo su Marte, meglio persino della prima trasmissione radio di Marconi del 1924 e addirittura (oso affermare) dell’ascolto, ehm… della diretta del Festival di Sanremo del 1997 quando vinsero i Jalisse! Beh, forse.

Insomma: lunedì prossimo ricomincia RADIO THULE!

Sarà una stagione radiofonica così incommensurabilmente eccezionale che vi toccherà raccontarla ai vostri bisnipoti (e magari anche ai trisnipoti, me lo auguro per voi!) i quali la potranno sempre riascoltare in podcast, qui!

Save the date & stay tuned! Lunedì, ore 21, RCI Radio: non mancate!

Miss Italy

“Miss Italia”.
Detta in inglese, Miss Italy.
Che nella suddetta lingua inglese può significare anche “perdere l’Italia”. Ovvero, quanto meriterebbero quelli che insultano la concorrente dell’annuale concorso di bellezza nazionale che vedete nell’immagine – ne avrete letto certamente, sul web o altrove.
Perché se si può discutere come e quanto si vuole del concedere la cittadinanza italiana a persone straniere, bisognerebbe cominciare a mettere in discussione pure la legittimità della cittadinanza per certi “italiani” che, palesemente, si mostrano indegni di rappresentare un paese di così ampia e nobile (ancorché ignorata e calpestata da molti) cultura.

Perché è un problema culturale, questo, cioè di grave mancanza di cultura, umanistica, civica, sociale – quella che una persona dovrebbe avere per via “congenita”, non certo in forza di precetti o insegnamenti, e che segnala in modo ben poco discutibile il valore umano, la socialità e il senso civico della persona stessa. Comportamenti come quelli che Chiara Bordi sta subendo, come i tanti altri similari di cui si hanno pressoché quotidiane notizie, per quanto mi riguarda sono da sospensione della cittadinanza e dei relativi diritti (quando non, in certi casi particolarmente vergognosi, da carta d’identità fatta all’istante a pezzetti), senza star lì a perdere troppo tempo con dichiarazioni di condanna e di solidarietà (ben vengano, sia chiaro, ma a quanto pare non servono a molto) o con “rieducazioni civiche” e altro del genere, semmai da attuare a chi veramente se le meriti. Punto.

(Fotografia di Alessandro Capoccetti, www.modelsofdiversity.org)

Guido Ceronetti (1927-2018)


Guido Ceronetti era uno dei quegli intellettuali ancora capaci di meritarsi pienamente tale impegnativo titolo (ovvero uno degli ultimissimi rimasti, sarebbe meglio dire) perché in grado, attraverso pensieri realmente fulminanti – capaci come il fulmine tanto di illuminare quanto di folgorare, ancorché spesso composti da poche, essenziali parole – di descrivere e identificare certe cose della realtà con intensità ineguagliabile e, non di rado, con chiarezza tale da risultare rivoluzionaria – o sovversiva, se preferite. Una dote che con irritante convenzionalismo viene spesso definita (anche per lui, anche in queste ore sui vari media) “irriverenza”, e invece altro non è che lucidissima intelligenza.

Ma tra gli innumerevoli suoi pensieri così potenti e originali, ora me ne viene in mente soprattutto uno, all’apparenza semplice, secondario se non quasi banale, sorta di pour parler informale eppure, a ben vedere, assolutamente emblematico: un pensiero còlto in una delle sue rare ospitate televisive, ormai parecchi anni fa, col quale Ceronetti “denunciava” la sconcertante ipocrisia presente nella domanda che tutti poniamo a chiunque altro ci si pari davanti, appena dopo il saluto: come stai? Domanda ipocrita, già, dacché quasi mai ci importa veramente come sta la persona che abbiamo di fronte, perché dunque frutto di un automatismo conformista ed emotivamente sterile, e perché è una domanda che, quasi sempre, richiede se non “pretende” una risposta falsa – quel «bene, grazie!» con tutte le sue possibili varianti che, appunto, facilmente non rispecchia la realtà personale e generale. Ed è così, funziona proprio così, inesorabilmente. Sembrerebbe un pensiero fin troppo cinico, questo, ma rifletteteci sopra se piuttosto non sia sul serio alquanto obiettivo e meno ipocrita (o per nulla tale) di ogni altra considerazione al riguardo, e se le relative eccezioni non siano molte meno delle conferme!

Ecco, questo era Guido Ceronetti. Era, purtroppo – per la nostra cultura, per la nostra società. Purtroppo per noi tutti.

(L’immagine in testa al post è tratta da http://www.mangialibri.com)