«Ambientalisti da salotto» vs «montanari duri e puri»

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Se trovo assolutamente stupida l’espressione «ambientalisti da salotto» che leggo ancora di frequente in giro – anche perché vi sono ambientalisti di quel “genere” che hanno fatto cose eccelse a favore degli spazi naturali e, nello specifico, delle montagne – trovo altrettanto stupida l’esaltazione, parimenti frequente, del montanaro quale “difensore incrollabile” delle sue montagne: ho conosciuto frotte di montanari “duri e puri” che non hanno esitato un istante a svendere le proprie montagne al primo immobiliarista o impiantista di passaggio, figuriamoci!

Quindi, suvvia, siamo seri e vediamo di usare il buon senso nel discernere veramente e motivatamente chi-fa-cosa evitando qualsivoglia insulsa polarizzazione, utile solo a certe frange di stupidi (appunto) e a certa politica ideologica che le alimenta – e pensa di farsi forte con i loro sbraiti. I territori naturali, antropizzati o meno, e le montagne sono altrove, dove vi siano cittadini attenti all’ambiente anche se vivono in grandi centri urbani e montanari profondamente consapevoli di ciò che sono le loro montagne, entrambi sensibili alla realtà delle cose e al miglior rapporto possibile tra uomo e Natura. E queste persone, “diverse” ma uguali, devono poter parlarsi, discutere, confrontarsi, riflettere insieme, agire insieme in modalità compiutamente metromontana.

Tutti gli altri è bene che restino a languire nella loro sterile insipienza.

Gli «ambientalisti da salotto» circolano ancora?!

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«Ambientalisti da salotto». Non di rado leggo ancora questa pittoresca definizione (rivolta anche a me, che non posso definirmi “ambientalista” e in salotto ci sto pochissimo) e confesso che non riesco a non ridere nel leggerla. Un po’ come se vedessi qualcuno che usa un cellulare Nokia degli anni Novanta credendo che sia molto migliore di quelli odierni, ecco.

Rido per diversi motivi: primo, appunto, per la grottesca vetustà della definizione. Mamma mia cari “amici”, siete ancora fermi lì? Suvvia, il tempo corre avanti, evolvete anche voi!

Secondo: perché non ho mai capito come mai uno che si interessi di ambiente dal salotto di casa debba necessariamente essere peggio di chi se ne interessi altrove: ho conosciuto “ambientalisti da salotto” con una sensibilità verso le tematiche di difesa ambientale e un’attività, quando dal loro salotto uscivano, ben maggiore di molti “paladini del territorio” sempre in giro a parlare ma mai ad agire oppure agendo male. Certo, so bene che la definizione sarebbe rivolta proprio a chi parla tanto e nulla fa: ma quanti soggetti così ce ne sono in circolazione fuori da qualsivoglia salotto, soprattutto tra quelli così adusi a proferire quella definizione?

Terzo: perché chi se ne sta in salotto effettivamente fa molti meno danni all’ambiente dei tanti che se ne escono e girano per i territori naturali con enormi SUV, in moto, escavando piste, costruendo impianti, cementificando ove possibile e senza alcun rispetto per l’ambiente e il paesaggio, per poi accusare gli altri che criticano tali comportamenti di essere «ambientalisti da salotto».

Quarto: perché puntualmente chi tira fuori questa definizione è colui che non ha altri argomenti da proporre a sostegno delle proprie “idee” (e forse nemmeno ha “idee” da proporre) e quindi non trova di meglio che ripetere pappagallescamente cose del genere, per giunta cadendo nella solita, sterile, stupida polarizzazione ideologica e tematica in voga ovunque nel nostro paese, dall’ambito politico in giù (o in su).

Quinto: perché gli pseudo-ambientalisti (da salotto o da altri locali domestici) le cui posizioni sono più dannose che benefiche per l’ambiente esistono veramente, così come esistono i “paladini della montagna” (o di qualsiasi altro ambito) le cui idee e azioni sono altrettanto deleterie e distruttive. Solo che, bisogna dirlo, almeno i primi parlano tanto e non fanno nulla, i secondi sbraitano e sovente fanno dei gran danni. Se proprio ci sia da buttare qualcuno dalla torre, la scelta viene facile.

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In realtà, ci sono molte più persone che invece sanno dire e fare cose, a tutela dell’ambiente naturale, assolutamente virtuose, benefiche, concrete, efficaci. Guarda caso gli “ambientalisti da salotto” e quelli che danno loro contro si ritrovano molto più spesso sui social che in giro per montagne e spazi naturali. E per fortuna che vanno così le cose: altrimenti quelli che si proclamano e credono “ambientalisti veri” in modo del tutto ingiustificato, i quali purtroppo a loro volta circolano fin troppo, le montagne e gli ambienti naturali li avrebbero già distrutti da tempo.

Dunque, evviva chiunque rispetti e tuteli veramente e consapevolmente l’ambiente: dal salotto, dalla cucina, dal bagno di casa oppure sulle montagne e altrove.

Economia vs ecologia, ancora, inesorabilmente: anche così la nostra “casa” va a rotoli

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Nel nostro mondo, l’economista si occupa di economia e l’ecologo di ecologia.

Be’, che c’è di strano? – qualcuno si chiederà.

Nulla, in effetti. O forse tutto.

Già, perché in questo nostro mondo – per quello che oggi è questo nostro mondo, con tutti i suoi problemi e innanzi tutto con gli effetti sempre più pesanti della crisi climatica e del degrado ambientale – probabilmente sarebbe meno strano se l’economista si occupasse (anche) di ecologia e l’ecologo di economia. Il primo, per capire come sostenere economicamente la salvaguardia ecologica del pianeta, e il secondo per comprendere come gli ecosistemi planetari possano sostenere lo sviluppo economico del nostro mondo – oltre a mille altri buoni motivi e scopi.

Ci pensavo, a questo, dopo una chiacchierata con Matteo Motterlini, figura accademica e scientifica di gran prestigio, intorno al suo indispensabile libro “Scongeliamo i cervelli, non i ghiacciai” (da leggere assolutamente, ne ho scritto qui) e alla devastante contrapposizione tra “economia” e “ecologia”, due termini in origine gemelli e complementari per come entrambi contengano la radice “eco” cioè (dal greco) οἴκος/oikos, “casa”, il nostro pianeta, la vera unica casa che abbiamo e abitiamo tutti insieme. Una contrapposizione dalla quale scaturiscono molti dei problemi che affliggono il nostro mondo – le cui conseguenze subiamo tutti – e che rende altrettanto evidente quella tra “sostenibilità” e “sviluppo”, in verità termini e concetti oggi divenuti antitetici esattamente come economia e ecologia. Ma, è bene rimarcarlo, antitetici per ragioni illogiche e sconsiderate, oltre che per aver dimenticato quell’origine etimologica comune e fondamentale.

Per questo oggi, nel nostro mondo odierno ovvero da qualche tempo a questa parte, che l’economista si occupi solo di economia e l’ecologo solo di ecologia non è per nulla normale. È strano, illogico, inverosimile… Anzi, pure inquietante e pericoloso. Quando sapremo riconnettere l’“economia” con l’“ecologia” e finalmente armonizzare i rispettivi ambiti, con tutto ciò che ne deriva, per il beneficio di tutti? Quando torneremo a essere, anche qui, veramente normali?

Il metodo più efficace per rendere “sostenibile” ogni progetto da realizzare sulle montagne

Di seguito vi verrà illustrato nel dettaglio il metodo migliore e più efficace per rendere “sostenibile” qualsiasi progetto di infrastrutturazione, urbanizzazione, turistificazione, cementificazione, consumo di suolo e altro di simile nei territori montani e di particolare pregio ambientale.

Non è così complicato, basta seguire attentamente i punti indicati:

  1. Prendere un progetto qualsiasi, anche il più palesemente impattante.
  2. Scriverci da qualche parte «sostenibile».

Ecco fatto!

Semplice, vero? Infatti è un metodo già alquanto diffuso e impiegato dagli enti pubblici italiani, che ne possono garantire la notevole efficacia politica e mediatica.

Provateci anche voi se diventerete sindaci, presidenti e assessori di provincia, di comunità montana, di regione, di altri dicasteri, soggetti istituzionali e di governo locale, responsabili di società che operano per conto del pubblico, eccetera. Ne trarrete una gran soddisfazione, garantito!

(Per leggere l’articolo al quale si riferisce l’immagine in testa al post, cliccate qui. Per leggere invece altre considerazioni interessanti sul tema, cliccate qui.]

Una montagna… di rifiuti!

Aaaah, che bella la montagna, la sua natura incontaminata, le vette, i boschi, i prati, i sentieri da percorrere per immergersi nel suo ambiente intatto, il benessere che sa donare lontano dalle città, bla bla bla bla…

[Foto inserita da me nell’articolo dell’Agi di Jas Min su Unsplash. Cliccateci sopra per leggerlo.]
Sì, certo. Come no!

Piuttosto, evidentemente quelle che contribuiscono a creare queste montagne di rifiuti sono persone che in realtà rifiutano la montagna, non la amano come magari sostengono ma la disprezzano, dunque sarebbe forse il caso di rifiutare loro la montagna. Cioè di allontanarle da essa e dai suoi territori: se queste persone non riescono nemmeno a compiere il pur elementare sforzo di capire quanto la bellezza delle montagne sia delicata e dunque da preservare a partire dai piccoli gesti individuali – gesti peraltro di educazione e civiltà basilari, mica roba da supereroi – è bene che sulle montagne non ci salgano, ecco. Non la meritano costoro, la bellezza delle montagne, e queste non meritano di essere trattate così male da tali individui. Facciamocene tutti quanti una ragione – loro, soprattutto – e amen.