Un’impressione (eretica)

[Immagine tratta da qui.]
Io ho l’impressione, forse sbagliata (nel caso non me ne dolgo, così come non esulto in caso di ragione), forse ancor più eretica, per molti versi, che il personaggio politico italiano della foto sia sensibilmente più intelligente, o meno squinternato (evito di usare termini più rudi) di come appaia pubblicamente e della percezione che di sé, per convenienza politica, vuole fornire all’opinione pubblica, evidentemente modulata sul tipo, sulle “idee” e sulle pretese del suo elettorato di riferimento. Ovviamente davanti alle telecamere e ai microfoni recita una ben determinata parte, come fanno tutti i politici, il che d’altro canto non esclude che ella creda veramente a certe palesi sciocchezze (a volte di sconcertante livello) spesso proferite all’uditorio mediatico. Tuttavia, ribadisco, mi pare che la signora, nel recitare il proprio copione ideologico-politico-propagandistico ovvero nel sentire/leggere altre sue cose non legate al teatrino suddetto, dimostri in certi casi un’intelligenza e un’assennatezza maggiore di buona parte degli altri suoi colleghi che, invece, figuri infimi sembrano e infimi effettivamente sono, se non peggio.

Tuttavia, ribadisco, forse mi sbaglio – magari la signora è invece incredibilmente mendace oppure presenta un disturbo borderline di personalità, chissà – e comunque non è certo questo un endorsement d’alcun genere, visto che la mia distanza intellettuale, ideologica, culturale, morale dal teatrino politico al quale anche il personaggio su cui disserto qui appartiene, per colpa conscia o suo malgrado, resta sempre notevolmente e inesorabilmente maggiore di quella di MACS J1149 Lensed Star 1 (“Icarus”) dal pianeta Terra. Ecco.

Quelli contro il “Green Pass”

Che poi, la cosa che fa più ridere, di quelli che scendono nelle piazze contro il “Green Pass”, le restrizioni, gli obblighi vaccinali e tutto il resto di affine gridando «Li-ber-tà! Li-ber-tà! Li-ber-tà!», è che nel mentre che sfilano e si radunano e riprendono con lo smartphone ciò che stanno facendo e riprendono se stessi e si fanno selfie che pubblicano sui social media (ovviamente ce ne sono anche nella foto qui sopra, tratta da questo articolo di “Open”) e chattano a destra e a manca coi loro sodali e poi se ne tornano al parcheggio dove hanno lasciato l’auto e lo pagano con la carta di credito e poi prendono l’autostrada con il Telepass e magari se ne tornano a casa di corsa mettendosi davanti alla tivù sperando di essere stati ripresi dalle telecamere dei TG oppure controllando quanti «Mi piace» hanno raccolto i loro post su Facebook e Instagram, ecco, facendo tutto questo e senza contare le altre cose quotidianamente similari, quelli – se si vuole restare sul loro stesso piano di “ragionamento” – mettono a repentaglio e limitano la loro “libertà” ben più che qualsiasi passaporto e prescrizione restrizione di sorta, dimostrando per giunta tutta la loro inguaribile attitudine all’asservimento più inerte e inetto, oltre che pernicioso – per gli altri, in primis.

E la cosa divertentissima è che tutto ciò se lo fanno da soli!

Posto poi, gli stessi individui, magari invocare al primo fatto di cronaca le immagini delle telecamere di sicurezza che riprendono le vie pubbliche, quelle stesse telecamere che hanno ripreso e registrato la loro presenza nelle strade (parimenti a chissà quanti altri smartphone nelle mani di ignoti) nel mentre che urlavano «Li-ber-tà! Li-ber-tà! Li-ber-tà!»

Be’, non sembra quasi uno dei più folli sketch dei Monty Python?

Eh, la “libertà”. Proprio (clic).

Riguardo Voghera

[Immagine tratta da “Open“, cliccateci sopra per leggere l’articolo dal quale è tratta.]
Dunque, riguardo a ciò che è successo a Voghera… Da una parte abbiamo un individuo con precedenti penali e problemi psichici, già sottoposto a TSO e che vive da sbandato, forse a volte un po’ troppo molesto. Dall’altra ne abbiamo uno forse un po’ troppo esaltato, che gira quotidianamente per le pubbliche vie, tra i suoi concittadini, armato di una pistola calibro 22 con il colpo in canna e senza la sicura.

Be’, mi spiace molto per gli amici vogheresi e per la loro magnifica città ma, personalmente, mi pare che da qualsiasi parte la si osservi questa è, nella sostanza, una triste storia di degrado sociale, morale e culturale. E pure politico, inesorabilmente.

Il “pass” che servirebbe veramente

[Immagine tratta dal web, rielaborata da Luca.]
Va benissimo il Green Pass, ne sono un più che convinto sostenitore, fosse per me lo renderei obbligatorio e valido ovunque eccetto che per entrare nel bagno di casa.

Però, se posso, farei notare che – dal mio punto di vista, nè! – altrettanto importante e anzi di più, anche perché starebbe a monte del primo – risulterebbe un Brain Pass. Sì, un certificato simile nella forma al Green Pass con il quale, se questo fornisce la garanzia che il suo intestatario è vaccinato contro il Covid-19, l’altro garantisce parimenti che il suo intestatario possiede la lucidità mentale, la vitalità intellettuale e la cognizione culturale (che non hanno nulla a che fare con il grado di istruzione, sia chiaro) per potersi dimostrare vaccinato contro l’ignoranza, con tutte le sue numerose e pericolosissime “varianti”.

Scommettiamo che, se effettivamente si potesse istituire questo Brain Pass, non servirebbe più né il Green Pass e nemmeno qualsiasi altro lasciapassare di tal sorta? Eh, scommettiamo?

Sul razzismo, a margine

[Foto di Melk Hagelslag da Pixabay.]
A margine delle varie discussioni in corso negli ultimi giorni sull’inginocchiarsi o meno per qualcosa o qualcos’altro, è bene ricordare che il razzismo non solo è un fenomeno sociale la cui manifestazione, anche più che discriminare altri individui, discrimina ovvero identifica perfettamente quali siano quelli più idioti, nella società suddetta, ma pure che è sostanzialmente basato sul nulla, dato che il presupposto dell’esistenza di razze umane biologicamente e storicamente “superiori” e di altre “inferiori” è assolutamente arbitrario, preconcetto e scientificamente errato. Un’idiozia totale, insomma, che solo dei perfetti idioti potrebbero sostenere e manifestare, appunto.

Ma esiste, in verità, una forma di “razzismo” (inteso come fenomeno discriminatorio) sostenibile e, anzi, auspicabile: quello contro i razzisti. Se fossimo tutti quanti “razzisti”, noi confronti dei razzisti, vivremmo in un mondo molto migliore, meno ipocrita e più avanzato. Poco ma sicuro.