Una vita italiana più sterile, automatica, indecente

“Il mondo contadino, dopo circa quattordicimila anni di vita, è finito praticamente di colpo”, e anche l’Italia, anche l’Italietta, non è andata a morire in nessun luogo. Si è lasciata tramortire, lentamente, violentemente, come in un risucchio repentino, senza lasciare nulla se non l’acrimonia e, appunto, l’indifferenza. Ora, quando giro l’Italia nelle sue devastanti periferie urbane, quando la trapasso nei paesini delle cinture degli hinterland fumigosi, nella nebbia pesante che puzza di letame chimico, o quando entro nelle latterie dove si parla della tris bevendo Campari – io tasto il polso a una morte avvenuta che si è tradotta in una vita più sterile, automatica, indecente.

(Giuseppe GennaAssalto a un tempo devastato e vile, 1a ediz. PeQuod 2001, ultima ediz. “3.0” Minimum Fax 2010.)

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Le notizie più “importanti”, e più inutili

Ma non sarebbe finalmente il caso di pubblicare un quotidiano sul quale non ci siano notizie relative alla “politica” e al relativo teatrino dei partiti e dei politici, se non quelle assolutamente fondamentali (e non sono più di quattro o cinque all’anno)? Non ci vorrebbe una buona volta il coraggio di ammettere che le suddette notizie che così tanto infarciscono gli organi di informazione italiani non sono altro che marchette da elargire a questo o quell’altro riferimento partitico, le quali all’opinione pubblica e al suo livello di cognizione civica non provocano altro che danni? Non dovrebbe essere la missione naturale e imprescindibile della stampa quella di comunicare al pubblico l’essenza dei veri fatti piuttosto della vuotezza di così tante parole, di informare e non di annunciare, di agevolare a chiunque la comprensione della realtà invece di appoggiare chi la vuole mistificare per propri esclusivi fini? O, più semplicemente, di comunicare notizie utili e importanti, non cronache arroganti e sterili?

Si dice tanto, e spesso, di come la “politica” abbia ormai raggiunti livelli infimi, eppoi quotidianamente le prime pagine ovvero le homepage di tutti i giornali o i sommari dei notiziari radiotelevisivi – senza contare gli innumerevoli talk show – traboccano di citazioni, dichiarazioni, asserzioni, provocazioni, blaterii, slogan, sparate, smargiassate, stupidaggini dei politici del momento. Ma, sinceramente, tale informazione politica cosa porta di buono e utile al paese, alla sua opinione pubblica, alla conoscenza della realtà dei fatti, alla consapevolezza civica delle persone? Veramente è il caso di consumare tonnellate di carta e inchiostro, o di energia elettrica e mano d’opera tecnologica ovvero di quant’altro di assimilabile, per comunicare “notizie” che non comunicano nulla e non fanno altro che peggiorare continuamente i suddetti livelli politici, quelli del pubblico confronto sociale, la chiarezza e la cognizione della realtà nonché, per inesorabile pandemia e conseguente circolo vizioso, la qualità dell’informazione e dei suoi organi?

Per me no, non è assolutamente il caso. E sono convinto che se la stampa sprecasse meno tempo nelle chiacchiere dei politici e lo impiegasse invece per diffondere notizie, cronache e approfondimenti su temi realmente importanti, il nostro mondo sarebbe molto migliore, meno ipocrita e incattivito, più consapevole e civile, ecco.
E magari la stampa, in tal modo, non sarebbe nemmeno così in crisi come pare sia, già.

I mal-viventi

Comunque, vorrei denotare che è pur comprensibile ma perfettamente inutile dare dei “fascisti” a chi di tale epiteto si vanta e se ne inorgoglisce o inneggia a dittatori sconfitti e seppelliti dalla storia e dal tempo, esattamente come era inutile dare dei “comunisti” a chi un tempo avrebbe voluto vedere l’Armata Rossa gironzolare per le italiche vie o credeva Stalin un liberatore dei popoli oppressi. Peraltro gli italiani hanno la memoria cortissima o nulla e non sanno fare – non hanno mai saputo fare – i conti con la storia, la propria in primis: anche per questo la contrapposizione destra/sinistra, per entrambe le parti post-ideologicizzatasi e totalmente deculturata, si è incastrata su un contraddittorio spaventosamente infantile e stupido, grazie alla cui nullità gli estremismi più biechi possono urlare sguaiatamente senza che nessuno sappia più zittirli.

Per cui, quelli che da una parte o dall’altra – alternativamente preponderanti, in Italia – calpestano la legge, la politica (quella vera), la democrazia (quella vera), il senso civico, la cultura, l’onestà intellettuale, l’intelligenza, la dignità, il futuro del paese e dei suoi abitanti (con buona pace di quelli sodali con i suddetti), li si chiamino frequentemente con termini ben più consoni e obiettivi: mal-viventi, ad esempio. Perché, letteralmente, vivono male essi per primi, così in balìa delle proprie devianze psicomentali, e di conseguenza fanno vivere male tutti gli altri; perché rendono il vivere qualcosa di attinente al male, quando dovrebbe sempre essere il contrario; perché, come da definizione, vivono al di là, ovvero fregandosene, delle leggi civili e ancor più morali, di contro pretendendo spesso di imporre loro morali ritenute indiscutibili ma in realtà totalmente distorte e degradanti; e perché, ultimo ma non ultimo, si comportano spesso da malviventi nel senso più diffuso del termine ovvero agevolano la malvivenza di altri innescando processi di “influenza” reciproca.
Ecco.

Hasta la dirección siempre, camerata Lele!

A me ‘sta cosa che Dario Giulio Alessandro Gabriele – per gli amici LeleMora diriga L’Unità mi pare una notizia (fake? non fake?) sublime.

Sì, voglio dire: ci si lamenta tanto della spettacolarizzazione delle notizie e dell’informazione? E allora perché non dare uno dei quotidiani storici italiani direttamente in mano a un agente dello spettacolo? Di più: si dibatte da tempo riguardo la punibilità o meno dei giornalisti, no? E dunque perché non elevare alla carica di direttore d’una redazione giornalistica uno con la fedina penale più sporca d’un trafficante colombiano? Non solo: si discute tanto delle post ideologie dominanti, della destra che non è la destra e della sinistra che assomiglia alla destra… Quindi, mettere a direttore dello storico organo d’informazione della sinistra un fascista convinto mi pare perfetto!

Insomma: tutto coerente, tutto consequenziale, tutto assolutamente italiano. E tutto così spassosamente sublime! Suvvia, di che vi lamentate, dunque?