Centotrenta in più o in meno

[Immagine tratta da qui.]
Massì, chissenefrega! Sono 130 morti? Embè, con tutti gli altri di prima poco cambia.

Il casino della Super League, quella sì che è una tragedia. Chissà che succederà nel calcio, ora.

E poi saranno stati veramente centotrenta? Che prove ci sono al riguardo? Nelle foto se ne vede solo qualcuno, le ONG sparano alto con i numeri per intascarsi più soldi possibile, lo sanno tutti.

E comunque erano i soliti clandestini, arabi, negri, mussulmani, c’era sicuramente qualche terrorista, ci tocca salvarlo e poi quello ci ammazza, chissà quante malattie c’hanno addosso, ma perché fuggono ancora, poi? Per essere più liberi? Noi qui sì che non siamo più liberi, nemmeno ci danno il coprifuoco alle 23, è una vergogna!

Se ne stiano a casa loro, quelli lì! Hanno pure i soldi per pagarsi il viaggio sui gommoni, hanno tutti il cellulare, sono tutti quanti giovani, le donne e i bambini se li portano dietro solo per obbligare le navi a salvarli. Ma quanto sono disumani? E c’è pure gente, qui, che li vorrebbe salvare tutti! Vogliono entrare in Europa da clandestini attraversando il mare mosso su quelle barchette, e poi si lamentano pure che crepano? Ma tu pensa!

Meno male che da lunedì c’è la zona gialla, possiamo tornare a respirare, a girare un po’ più liberamente, non dovremo più star dietro a queste notizie, a stare a casa confinati con il lockdown ci sentivamo tutti soffocati, vero? Fanno bene a non salvarli che sennò ci tocca pure pagarle, tutte quelle navi.

Ma ci pensate poi se li salvassimo tutti e poi scoprissimo che loro, che vengono dal deserto, dalla savana, dall’età della pietra, sono più civili di noi qui in Europa? Che figura ci facciamo?

No no, meglio non salvarli, così ci salviamo noi, ecco.

O no?

Un (ennesimo) inverno indegno

L’inverno che sta per finire è stato, a mio modo di vedere, un’altra stagione indegna per l’Europa e la sua civiltà, in tema di gestione dei flussi migratori. Oltre a quella ormai cronica nel contesto mediterraneo, la situazione venutasi a generare degli stati balcanici occidentali testimoniata dalle immagini che pubblico qui – solo alcune tra le innumerevoli che si posso trovare sul web – semplicemente non può essere accettata da nessuno. È vergognosa, ignobile, inumana: oggi, anno 2020/2021, peraltro dopo tutte le tante parole spese sulla questione negli anni scorsi non si possono trattare degli esseri umani in questo modo, punto.

Tutto quanto, lo ribadisco ancora una volta (qui trovate alcuni miei contributi sul tema), nasce a mio parere dal fatto che la politica, nei vari ambiti nazionali e in quello internazionale, continua a non considerare la questione immigrazione innanzi tutto dal punto di vista sociologico e antropologico, prima che da quello della gestione politica, in forza di ciò continuando (non certo inconsapevolmente) a non comprenderne la realtà e la portata fenomenologica in quegli ambiti citati oltre che sotto l’aspetto prettamente geopolitico. La questione viene indefessamente trattata a livello emergenziale, in senso strettamente sincronico al suo accadimento, senza alcuna visione diacronica e geografica, regolarmente oggettivizzata e strumentalizzata – in ogni senso, sovranista e xenofobo o globalista e buonista o che altro – in base agli interessi del momento oltre che per profonda ignoranza culturale, il che inevitabilmente ne disumanizza la realtà portando alle conseguenze che le immagini fotografiche illustrano.

Io non ho per nulla – e ribadisco: per nulla – una visione ideologica e strumentale della questione, rifuggo qualsivoglia bieco sovranismo o sconsiderato globalismo, non osservo quando accade nel Mediterraneo o nei Balcani oppure altrove come fosse mera cronaca e fonte di vuoto “opinionismo” ma, appunto, non posso non considerare tutto quanto se non partendo dal suo chiaro e potente senso culturale ovvero socioantropologico. Poi viene tutto il resto, ma nulla può venire se non si “entra” nella questione da quella porta analitica fondamentale, quando ogni altro “ingresso” non è che una forzatura distorcente e inesorabilmente degradante. Non sono sovranista o globalista, sono umanista, e non solo nell’accezione geografica o filosofica del termine ma soprattutto perché umano, io esattamente come gli individui ritratti nelle immagini qui presenti e coinvolti nelle varie situazioni correlate.

Per tali motivi ritengo ineluttabilmente quelle immagini e quelle situazioni inaccettabili e vergognose, tanto più che accadono nella parte formalmente più civile e avanzata del pianeta. Per farla breve: o si permette a quelle persone che decidono di migrare di restare nei propri paesi d’origine garantendo loro un’esistenza dignitosa così che non siano costretti a partire (ma è un’evenienza che mi sembra ancora assai lontana dal poter essere realizzata, visto poi lo scarso impegno dei paesi più avanzati al riguardo), oppure, se li si fa partire, li si deve accogliere altrettanto dignitosamente, compatibilmente con le possibilità dei luoghi d’accoglienza e come l’umanità di noi che “umani” ci definiamo, di nome, di fatto e per “virtù”, impone a qualsiasi individuo che non stia commettendo gravi misfatti. Ogni altra eventualità che porti a situazioni come quelle in corso nei Balcani o altrove è un atto criminale, ne più ne meno.

Ecco, io la penso così.

P.S.: qui potete scaricare gratuitamente il dossier La rotta balcanica. I migranti senza diritti nel cuore dell’Europa, edizione aggiornata a cura della rete RiVolti ai Balcani. Cliccando poi i link di origine delle varie immagini, nell’elenco qui sotto, potete raggiungere altri contenuti sul tema.

[Fonti originarie delle immagini: https://www.open.online/2021/02/21/campo-profughi-lipa-silvia-maraone-intervista-video/, https://twitter.com/bentivoglimarco/status/1352141306710159362, https://twitter.com/bentivoglimarco/status/1352141306710159362, https://www.farodiroma.it/il-tema-dei-migranti-non-puo-essere-tralasciato-nella-trattativa-del-governo-draghi-invece-per-inseguire-una-coesione-politica-lo-si-ignora/, https://finnegans.it/balcani-la-rotta-dei-disperati-di-diego-lorenzi/, https://www.fanpage.it/politica/perche-a-nessuno-interessa-della-catastrofe-umanitaria-dei-migranti-in-bosnia/]

La questione dei migranti, anche nel 2020

[Immagine tratta da gazzettadelsud.it, fonte qui.]

Anche l’anno 2020 che si sta per concludere, oltre alle tante cose brutte che ha portato, ha reso nuovamente e invariabilmente chiara la tragicità della questione migratoria – nel bacino mediterraneo, quello verso cui ovviamente possiamo guardare con maggior dettaglio, ma non solo lì. È una tragedia sotto ogni punto di vista, evidenziata soprattutto da macroepisodi (due su tutti per il 2020, l’incendio nel campo profughi di Moria, sull’isola greca di Lesbo, e i continui naufragi che hanno comportato oltre novecento morti) ma che poi si dipana in innumerevoli altri casi singoli che, nel complesso, tratteggiano un quadro della realtà tanto spaventoso quanto rimosso, costantemente trascurato. Perché, inutile dirlo, le strumentalizzazioni d’ogni sorta delle varie parti politiche non segnalano affatto un interesse verso la questione ma, al contrario, denotano il mero e bieco sfruttamento a fini propagandistici della stessa: un ulteriore oltraggio nei confronti dei migranti e delle loro tragiche vicende umane oltre che un altro elemento di deterioramento della questione, sempre più incompresa, irrisolta, incancrenita, deleteria per tutti.

Ecco, appunto: l’incomprensione persistente al riguardo, per ignoranza, cattiveria, incapacità intellettuale, carenza culturale o che altro. Anche in questo 2020, mi pare – e ribadisco ciò che ho più volte affermato in passato, qui sul blog (clic) e altrove – nessuno di alcun ambito politico, e ribadisco nessuno (inclusi tanti sedicenti “esperti”), ha mai voluto o tentato di comprendere realmente il fenomeno migratorio, che è un fenomeno geostorico, antropologico e sociologico prima che politico. E infatti soltanto sociologi e antropologi (ma nemmeno tutti, pure qui) nel tempo hanno tentato di mettere in luce la complessità del fenomeno e la necessità di una sua approfondita conoscenza al fine di determinare le migliori politiche per la sua gestione – qualsiasi essa sia, permissiva o repressiva. Dei politici, invece, mai nessuno. Continuamente ci si limita a osservare la superficie del fenomeno e lì ci si ferma, senza alcun approfondimento. Quelli che detengono la gestione politica del fenomeno decidono forse di respingere o ammettere ma non riflettono, non ponderano, agiscono nel “qui e ora” (modus operandi ormai tipico della politica odierna) senza considerare il passato e senza programmare il futuro. Non vogliono vedere, considerare, comprendere (per evidente bieco interesse, qui) che i fenomeni migratori sono, nel bene e nel male, parte integrante della mobilità delle genti umane nello spazio e nel tempo, connotando l’esistenza stessa e il valore vitale dell’Homo Sapiens. Sono come un fiume il cui corso e il defluire vadano studiati e regimentati. E se si cerca di bloccarlo, un tale fiume, ovvero se lo si lascia totalmente libero di scorrere, finisce inesorabilmente per fare danni, in entrambi i casi e in relazione al tempo che viviamo e a come abbiamo costruito il mondo nel quale viviamo.

Poi, si può essere favorevoli o contrari, buonisti o rigoristi, sovranisti o globalisti o tutto ciò che si vuole ma mai, e ribadisco mai, bisogna dimenticare che si sta parlando di esseri umani, non di pedine di un giochetto politico-ideologico i cui tornaconti finali sono evidentemente altri. E in quanto esseri umani, i migranti sono innanzi tutto i “protagonisti” buoni o cattivi di un fenomeno antropologico, sociologico, culturale, storico, civico: se non si considera, comprende e, se possibile, risolve questa natura peculiare della questione, ogni altra azione al riguardo risulterà incoerente, ipocrita, dannosa per tutti e comunque destinata al fallimento.

Ecco, questo è il mio post per oggi, 25 dicembre 2020. “Natale”? Mah!

Una cosa evidente, sull’immigrazione

Sulla questione “immigrazione”, in ogni caso, un’evidenza prima di ogni altra mi pare palesemente certa: in questi anni nessuno di alcun ambito politico, e ribadisco nessuno (inclusi tanti sedicenti “esperti”), ha mai voluto o tentato di comprendere realmente il fenomeno migratorio, che è un fenomeno geostorico, antropologico e sociologico prima che politico. E infatti soltanto sociologi e antropologi (ma nemmeno tutti, pure qui) nel tempo hanno tentato di mettere in luce la complessità del fenomeno e la necessità di una sua approfondita conoscenza al fine di determinare le migliori politiche per la sua gestione – qualsiasi essa sia, permissiva o repressiva. Dei politici, invece, mai nessuno.

Col risultato di un peggioramento della realtà del fenomeno stesso, e con la proporzionale crescente (e di questo passo irrisolvibile) difficoltà di controllo. Gli ambiti politici di destra hanno utilizzato e utilizzano un approccio di natura meramente xenofoba e razzista camuffato da “difesa dei confini” o altro di simile; quelli di sinistra continuano ad assoggettarsi a una visione globalista che, al di là del reciproco “volemose bene” del momento, dimentica del tutto la portata storica del fenomeno e le conseguenze socioeconomiche. Entrambi sono atteggiamenti rovinosi e perdenti, per motivi uguali e opposti nonché, ribadisco, perché non fanno altro che osservare la superficie del fenomeno e lì si fermano, senza alcun approfondimento. Respingono o ammettono ma non riflettono, non ponderano, agiscono nel “qui e ora” (modus operandi ormai tipico della politica odierna) senza considerare il passato e senza programmare il futuro. Non vogliono comprendere che i fenomeni migratori sono, nel bene e nel male, parte integrante della mobilità delle genti umane nello spazio e nel tempo, connotando l’esistenza stessa e il valore vitale dell’Homo Sapiens. Sono come un fiume il cui corso e il defluire vadano studiati e regimentati. E se si cerca di bloccarlo, un tale fiume, ovvero se lo si lascia totalmente libero di scorrere, finisce inesorabilmente per fare danni, in entrambi i casi e in relazione al tempo che viviamo e a come abbiamo costruito il mondo nel quale viviamo. Che è il “territorio” in cui scorre quel fiume (e ne scorrono tanti altri): se sbarriamo drasticamente le sue acque, la pressione prima o poi abbatterà lo sbarramento, e se invece lo lasciamo libero di esondare ovunque finirà per fare disastri anche dove non dovrebbe. Qual è la soluzione migliore, dunque? Ovviamente degli argini ben concepiti e studiati, che diano libertà di scorrimento all’acqua ma che evitino che la stessa possa causare danni, rendendola anzi un potenziale bene prezioso per chiunque.
Ecco.

Per giunta, non solo quelle due opposte “fazioni” agiscono in modi inadeguati alla gestione virtuosa del fenomeno migratorio ma, per il solito infantilismo che attanaglia la politica di oggi, non fanno altro che scontrarsi e battagliare l’uno contro l’altro. Un disastro nel disastro, insomma.
Eppure, fermarsi a riflettere qualche istante in più sulla questione è – sarebbe – la cosa più semplice e logica da fare; di contro, nella nostra epoca governata da una politica fatta di slogan e fake news anziché da fatti concreti e visioni del futuro, la logica è ormai stata bandita, troppo poco funzionale agli interessi di potere, troppo bisognosa di un’azione che all’elettore contemporaneo non viene più richiesta, anzi, viene drasticamente deprecata: il pensiero.

Poi, ribadisco, di cose utili e preziose da mettere in atto al riguardo – rispetto del diritto internazionale e adeguamento delle leggi nazionali, migration partnerships aggiornate, corridoi umanitari e canali regolari controllati, eventuali tetti d’ingresso, politiche di inclusione (e non di integrazione – prima o poi tornerò su questa fondamentale differenza) adeguate ed efficaci, eccetera – ce ne sono da fare, bell’e pronte e scientificamente verificate. Ma se l’interesse di chi se ne dovrebbe occupare, in un senso o nell’altro, è quello di promuovere e cavalcare l’aggravamento della questione per meri fini propagandistici ed elettorali, a scapito dell’intero paese e della sua società, allora la regola resta sempre quella: chi semina vento raccoglie tempesta. E basta.

(L’immagine in testa al post, puramente illustrativa – i dati risalgono al 2011 – è tratta da qui. Cliccateci sopra, per ingrandirla.)

Ius solA

Suvvia, siamo sinceri: tutta la discussione – istituzionale e pubblica, favorevole o contraria – intorno all’approvazione o meno della legge per l’ottenimento dello Ius soli è il frutto di una gigantesca ipocrisia. Sì, perché da entrambe le parti lo Ius soli è stato eletto a facile “bersaglio” dell’attenzione generale al fine di non affrontare i reali problemi legati alla questione immigratoria, forse per mera ignoranza d’azione verso di essa, magari anche per una certa dose di nostrana meschinità.

In primis, la legge sullo Ius soli – ma, per la cronaca, si deve parlare di Ius soli temperato, che non è ciò che spesso viene fatto credere dagli organi di (non) informazione – non rappresenta affatto una concessione politica ma il riconoscimento giuridico di un diritto civico e civile, semmai garantito dalla legge, non concesso. A tutti gli effetti, non c’è tanto una legge da approvare o meno quanto un diritto da riconoscere e garantire o da disconoscere e rifiutare, si decida in un senso o nell’altro.

In secondo luogo, viene fatto credere che lo Ius soli sia una “soluzione” oppure un “danno” riguardo la realtà dei flussi migratori, o quanto meno che sia ad essa correlato e invece no, non c’entra un bel niente con essi. Ciò probabilmente perché – punto tre – non c’è appunto alcuna volontà ovvero alcuna capacità di regolare al meglio il controllo di tali flussi, in quanto nel campo politico non c’è alcuna reale e proficua comprensione sociologica e culturale di essi, cosa che rappresenterebbe il primo passo per la loro efficace regolarizzazione anche giuridica. Le uniche cose che scaturiscono da questo paese al riguardo sono bieca xenofobia (altrimenti detta “razzismo”) oppure demagogico compatimento (altrimenti detto “buonismo”), sui quali viene costruito il solito consenso elettorale inevitabilmente populista e totalmente meschino, senza proporre alcuna buona e credibile soluzione – nuovamente né in un senso né nell’altro.

Così, come al solito, l’Italia lascia incancrenire un problema potenziale che, inesorabilmente, diviene cronico e sempre meno risolvibile, nascondendo tale inettitudine genetica nazionale dietro un falso problema, sovraccaricato di non senso politichese al fine di concentrare su di essi l’attenzione pubblica sviandola da altre ben più gravi magagne.

E dunque, in fin dei conti: meglio un paese dotato di una legge sullo Ius soli unita a un’efficace strategia di controllo dei flussi immigratori con relativo programma istituzionale d’integrazione socioculturale, oppure un paese privo d’una legge sullo Ius Soli nonché di qualsiasi reale e attiva comprensione istituzionale del fenomeno immigratorio, con relativa mancanza di gestione politica e, ancor prima, socioculturale di esso?

Ecco, fine discussione.