La questione dei migranti, anche nel 2020

[Immagine tratta da gazzettadelsud.it, fonte qui.]

Anche l’anno 2020 che si sta per concludere, oltre alle tante cose brutte che ha portato, ha reso nuovamente e invariabilmente chiara la tragicità della questione migratoria – nel bacino mediterraneo, quello verso cui ovviamente possiamo guardare con maggior dettaglio, ma non solo lì. È una tragedia sotto ogni punto di vista, evidenziata soprattutto da macroepisodi (due su tutti per il 2020, l’incendio nel campo profughi di Moria, sull’isola greca di Lesbo, e i continui naufragi che hanno comportato oltre novecento morti) ma che poi si dipana in innumerevoli altri casi singoli che, nel complesso, tratteggiano un quadro della realtà tanto spaventoso quanto rimosso, costantemente trascurato. Perché, inutile dirlo, le strumentalizzazioni d’ogni sorta delle varie parti politiche non segnalano affatto un interesse verso la questione ma, al contrario, denotano il mero e bieco sfruttamento a fini propagandistici della stessa: un ulteriore oltraggio nei confronti dei migranti e delle loro tragiche vicende umane oltre che un altro elemento di deterioramento della questione, sempre più incompresa, irrisolta, incancrenita, deleteria per tutti.

Ecco, appunto: l’incomprensione persistente al riguardo, per ignoranza, cattiveria, incapacità intellettuale, carenza culturale o che altro. Anche in questo 2020, mi pare – e ribadisco ciò che ho più volte affermato in passato, qui sul blog (clic) e altrove – nessuno di alcun ambito politico, e ribadisco nessuno (inclusi tanti sedicenti “esperti”), ha mai voluto o tentato di comprendere realmente il fenomeno migratorio, che è un fenomeno geostorico, antropologico e sociologico prima che politico. E infatti soltanto sociologi e antropologi (ma nemmeno tutti, pure qui) nel tempo hanno tentato di mettere in luce la complessità del fenomeno e la necessità di una sua approfondita conoscenza al fine di determinare le migliori politiche per la sua gestione – qualsiasi essa sia, permissiva o repressiva. Dei politici, invece, mai nessuno. Continuamente ci si limita a osservare la superficie del fenomeno e lì ci si ferma, senza alcun approfondimento. Quelli che detengono la gestione politica del fenomeno decidono forse di respingere o ammettere ma non riflettono, non ponderano, agiscono nel “qui e ora” (modus operandi ormai tipico della politica odierna) senza considerare il passato e senza programmare il futuro. Non vogliono vedere, considerare, comprendere (per evidente bieco interesse, qui) che i fenomeni migratori sono, nel bene e nel male, parte integrante della mobilità delle genti umane nello spazio e nel tempo, connotando l’esistenza stessa e il valore vitale dell’Homo Sapiens. Sono come un fiume il cui corso e il defluire vadano studiati e regimentati. E se si cerca di bloccarlo, un tale fiume, ovvero se lo si lascia totalmente libero di scorrere, finisce inesorabilmente per fare danni, in entrambi i casi e in relazione al tempo che viviamo e a come abbiamo costruito il mondo nel quale viviamo.

Poi, si può essere favorevoli o contrari, buonisti o rigoristi, sovranisti o globalisti o tutto ciò che si vuole ma mai, e ribadisco mai, bisogna dimenticare che si sta parlando di esseri umani, non di pedine di un giochetto politico-ideologico i cui tornaconti finali sono evidentemente altri. E in quanto esseri umani, i migranti sono innanzi tutto i “protagonisti” buoni o cattivi di un fenomeno antropologico, sociologico, culturale, storico, civico: se non si considera, comprende e, se possibile, risolve questa natura peculiare della questione, ogni altra azione al riguardo risulterà incoerente, ipocrita, dannosa per tutti e comunque destinata al fallimento.

Ecco, questo è il mio post per oggi, 25 dicembre 2020. “Natale”? Mah!

Cancellare il razzismo, annientare i razzisti

Ciò che è accaduto martedì 8 dicembre scorso nella partita di calcio per la “Champions League” PSG-Basaksehir (cliccate sull’immagine per saperne di più) è tanto grave – l’episodio razzista – quanto ammirevole – la partita sospesa per decisione comune delle due squadre di uno sport, il calcio, che purtroppo resta ancora, con i suoi stadi, un covo per il razzismo più becero e schifoso, tale proprio perché manifestato in un momento ludico.

Non ci sono ne “se” e ne “ma” al riguardo: il razzismo non va semplicemente contrastato, va concretamente distrutto. E i razzisti non possono essere semplicemente messi al bando, vanno socialmente perseguitati e culturalmente annientati.
Loro che a fare i razzisti si credono i più forti, duri e puri, sono in verità la parte più debole, alterata e nociva della società. Quella parte che proprio loro stessi definirebbero “razza inferiore”, già.

Non è una questione di idee sostenute o di relative parti politiche: un’idea, in forma di opinione politica o altro di similare, anche quando discutibile resta un’espressione di libertà democratica; un atteggiamento come il razzismo è sempre e comunque un crimine e come tale va trattato, indiscutibilmente.

Intanto, in Polonia…

“Aprite le trattorie e chiudete le chiese. Dio è dappertutto, la roba buona invece no”.

(Traduzione dell’amico superpoliglotta Luca Calvi, dalla cui pagina facebook ho tratto l’immagine. Sulla triste realtà polacca contemporanea, potete leggere questi articoli de “Il Post” oppure questo ottimo approfondimento da “Il Tascabile“.)

La “statura” dei leader politici

Comunque, la “statura” dei leader politici (a prescindere dalle idee espresse e dai partiti rappresentati) la si può ben riconoscere e valutare anche dalla capacità degli stessi di “vedere” nel futuro: non dico remoto, ma almeno qualche mese avanti – peraltro, questa, sarebbe una delle doti fondamentali richieste a qualsiasi buon politico a prescindere dalle idee espresse e dai partiti rappresentati, ribadisco.

Ecco, mi pare che anche in questo l’Italia sia messa veramente benissimo e si vede – nel presente, già.

(Foto e nome, nell’immagine tratta da qui e risalente a poco più di 3 mesi fa, sono parzialmente celati per rendere del tutto irriconoscibile – sì sì! – il politico in questione, preso qui a mero esempio – seppur palese e ordinariamente macroscopico – tra i tantissimi italici possibili al riguardo.)