Quei “pii sciacalli” in Thailandia

Ricordate il post di martedì scorso con quella domanda (che ovviamente supponevo di natura retorica) su quanto tempo sarebbe passato prima che dalla vicenda del salvataggio dei ragazzi dalla grotta in Thailandia ne fosse tratto un film, un TV-movie, un serial, una docufiction o che altro?
Ecco, la risposta è già arrivata. Altro che mesi o settimane, come proponevo – peraltro ben sapendo di sbagliare in eccesso:

La rivista di cinema Variety dice che la casa cinematografica Pure Flix Entertainment, specializzata in film di orientamento cristiano e per famiglie, sta cercando di ottenere i diritti per fare un film sull’operazione di salvataggio. Michael Scott, dirigente della società, vive in Thailandia per lunghi periodi e dice di aver assistito e aiutato durante le operazioni, e che sua moglie era cresciuta con Saman Kunan, il sommozzatore morto giovedì scorso durante i preparativi per l’estrazione.
(Da questo articolo de Il Post).

Film di orientamento cristiano”. Ecco, amen!
Beh, quanto meno ora non abbiamo solo la risposta alla mia suddetta domanda ma sappiamo pure l’orientamento confessionale degli “sciacalli” di turno. Prevedibile, d’altronde.
Sia chiaro, mi auguro di sbagliare e di essere fin troppo sarcastico sulla vicenda. Non che non possano mai essere lecite narrazioni di questo tipo: ovvio che dipenda molto da come siano svolte e con quali fini (culturali o meno). Ma da un fatto che ha ricevuto una copertura mediatica globale e in real time come raramente è avvenuto prima, con tanto di cronache ora per ora, continui live dal luogo degli accadimenti, analisi tecniche e scientifiche di ogni sorta e quant’altro, il dubbio che ne venga tratta la solita bieca e ipocrita spettacolarizzazione commercial-cinematografica assai utile a fare soldi da parte di chi la realizza sulle spalle di tutti i coinvolti nella vicenda stessa è assolutamente forte. Almeno per quanto mi riguarda.

Ah, ma tanto il denaro è del diavolo lo sterco, no? Mica di altri!

P.S.: per la cronaca, la situazione “potenziali sciacallaggi mediatici” è comunque in progress, vedi qui.

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Thailandia, scommesse aperte

Ok, ora che per fortuna laggiù in Thailandia tutto è finito per il meglio, si accettano scommesse su quanto (poco) tempo passerà prima che dalla vicenda ne venga tratto un film, un TV-movie, un serial, una docufiction o che altro.

Anni? Mesi? O forse settimane?

P.S.: l’infografica nell’immagine è tratta dal sito dell’ANSA, qui.

Chi c’è al capezzale del comatoso Salone del Libro di Torino?

Cultora-SaloneTorinoSiamo sinceri: pensavamo (ovvero ci hanno fatto credere) che fosse forte, atletico e aitante, invece il Salone del Libro di Torino è un malato claudicante, parecchio deperito se non già in stato comatoso. Ed è una cosa parecchio brutta, sia chiaro, dacché, piaccia o meno, si sia guastato e volgarizzato oppure no, resta almeno in linea teorica l’evento dedicato ai libri e alla lettura più importante in Italia, e potenzialmente il più prestigioso nonché fruttuoso per il comparto stesso.
Bene (male): posto ciò, come rivela l’articolo di Federica Colantoni su Cultora (cliccate sull’immagine lì sopra per leggerne l’originale), chi si sta ora organizzando per cercare di portare i soccorsi, o quanto meno qualche utile aiuto, al suddetto malato grave torinese? Gli editori, ok, ma quali? Quei grandi gruppi editoriali che hanno biecamente lottizzato il Salone con i propri megastand-supermercato relegando i piccoli e gli indipendenti a (quasi) mere comparse? No. Non sono pervenuti, lorsignori. Sono soprattutto gli editori indipendenti, piccoli e medi, a mettersi per primi in azione e cercare di salvare il Salone: Instar Libri, Chiarelettere, Minimum Fax, Sellerio… Poi c’è Longanesi, nome già più affine alla grande editoria ma dotato di propria fama prestigiosa, mentre degli altri oligopolisti dominatori del mercato editoriale nostrano, al momento in cui scrivo queste mie note, non c’è traccia. Arriveranno, probabilmente, quando capiranno come mettersi di traverso e far passare tale iniziativa di salvataggio come proprio merito esclusivo… In ogni caso, al momento, chi si sta impegnando per salvare l’evento torinese è soprattutto quella parte di editoria che dall’evento stesso è stata non di rado presa a pesci in faccia. E chissà, nell’augurabile caso che il salvataggio vada a buon fine, se il Salone si ricorderà poi di ciò, o se tornerà inesorabilmente a genuflettersi al volere e alle pretese dei grandi editori – quelli che vorrebbero tenere alto il vessillo della lettura e della produzione letteraria nazionale ma che, negli ultimi lustri, non hanno fatto che danni, oltre a un sacco di libracci di infimo livello.