Il PIL

Evviva, nella classifica del PIL dei paesi della UE l’Italia è secon…

Ah, no.
È la bandiera dell’Irlanda, quella.

P.S.: sia chiaro, sono tra quelli che pensano che il PIL non possa e non debba essere l’unico dato sul quale basare la determinazione del benessere e della ricchezza di un paese, anzi, credo che fare ciò generi danni non indifferenti che già la storia (recente soprattutto) registra in maniera indiscutibile. Il PIL è l’addendo di una somma che ha altri addendi, non può mai essere direttamente il risultato di essa. Ma, indubbiamente o ineluttabilmente, qualsiasi pur virtuoso idealismo deve fare i conti con la realtà oggettiva, almeno finché non lo si realizzi concretamente, e dunque non si può ignorare il PIL in qualità di dato analitico capace di dare una buona indicazione circa lo stato di salute di un’economia nazionale. Ovvero, in tal caso, la permanenza di uno stato pressoché cadaverico.

(Cliccate sull’immagine per saperne di più.)

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Invasione? Piuttosto “evacuazione”!

Cose interessanti e parecchio significative

Mentre buona parte del paese perde tempo, da anni, dietro l’inesistente “invasione” degli immigrati (la quale, ribadisco ancora una volta, “emergenza” viene fatta diventare dacché non risolta, anzi, aggravata da tutti i governi succedutisi negli ultimi anni, con modi ed esiti sempre peggiori e più deleteri), se di vera “emergenza” si deve parlare, ovvero d’una questione assolutamente grave tanto quanto vergognosamente ignorata e nascosta dai suddetti reggenti politico-istituzionali nazionali, lo si dovrebbe fare a riguardo delle centinaia di migliaia di italiani che dal paese se ne stanno andando, cercando una vita e un futuro migliori in una più evoluta e civile società straniera (qui trovate un po’ di numeri al riguardo, dai quali comprendere bene quale sia la vera “invasione” in atto. O la vera evacuazione, mi verrebbe da dire).
Non solo: l’infografica di seguito riprodotta, che prendo dalla pagina facebook della prestigiosa Rivista Il Mulino, mostra le regioni italiane da cui si sono verificate le maggiori partenze verso l’estero nel 2017. In testa, al di là della “prevedibile” Sicilia, tre delle regioni più “ricche” d’Italia: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna. La parte migliore del paese, quella col PIL più elevato (se si escludono le regioni a statuto speciale del Nord), quella che riteniamo più in grado di offrire opportunità, risorse, servizi, convenienze.

Ecco.

Cose interessanti e significative, appunto, su realtà delle quali crediamo di sapere e capire tutto quando invece sappiamo poco e, probabilmente, capiamo ancora meno. Già.

Evviva, è lunedì!

(Ieva Baklane, “Palm Springs Monday”, 2018.)

Comunque, mi permetto di osservare, ‘sto luogo comune del “Oddio-che-schifo-è-lunedì!”, con tanto di consuete frasi fatte sparse ovunque sui social, io non l’ho mai capito – ivi inclusa la giornata di oggi che sarebbe il “famigerato” blue monday, il giorno più triste dell’anno (se se, come no!). Anzi, lo “capisco” attraverso una chiave di lettura assai emblematica del “distorto” vivere contemporaneo. È lunedì, già, ieri era domenica e domani è martedì, embè? È finito il weekend, si torna a lavorare ma tra cinque giorni ce n’è un altro, dunque? E se ci volete arrivare, al prossimo weekend, dovete passare pure dal lunedì, no? Quindi? Che poi, a ben vedere, ciò che di bello si può fare nei giorni non lavorativi lo si fa e lo si gode proprio grazie a quei giorni lavorativi, lunedì incluso. So bene che possa essere ben più gradevole starsene a casa, o andarsene a zonzo, piuttosto che “subire” la consueta vita lavorativa feriale, ma forse proprio perché (non sempre, ma di frequente) non sappiamo non subire la consueta vita lavorativa feriale e lasciamo che ci soggioghi, incapaci di ricavarne almeno un qualche piccolo nobile* tornaconto morale o mentale – emolumenti a parte: fosse solo la soddisfazione di fare un lavoro utile o il piacere del metterci impegno per far sì che lo sia – percepiamo così negativamente il lunedì. E magari per lo stesso motivo il weekend, quando arriva, passa così veloce che nemmeno ce lo godiamo come potremmo.

Eppoi – scusate il generalizzato e cinico sarcasmo – quelli che si lamentano di quanto siano deprimenti i lunedì, che hanno fatto di così grandioso nel weekend? Sono andati su Marte?
Ecco.
Con tutto il rispetto del caso, sia chiaro.

*: posto che ormai non sia più il lavoro che nobilita l’uomo, come recita(va) quel vecchio adagio, semmai il contrario.

Offerte di lavoro

Mmm… Vediamo…
Ecco qua, “OFFERTE DI LAVORO”. Ho comprato un quotidiano, stamattina, per constatare cosa ci sia in giro di interessante sul tema.
Dunque… «Cooperativa di Boscaioli Etici ricerca taglialegna per ampliamento personale, no uso macchinari meccanici (motoseghe ecc.), richiesta buona esperienza nella pratica di arti marziali» (no, mai praticate arti marziali. Però, se un giorno potrò essere tra i primi colonizzatori di Marte, quando lassù l’uomo sarà sbarcato, mi piacerebbe fare il pittore, imprimere su tela i bellissimi orizzonti del pianeta… Praticherò arti marziane! Aahahah, eheh… Ehm… Vabé, nulla.)
«L’Infiammato, casa di produzione di film a luci rosse, ricerca attori per ruoli di secondo piano; richiesta massima professionalità, minima propensione alla lamentela» (“ruoli di secondo piano”… Dunque non si potrà certo intervenire nell’ideazione delle sceneggiature… No, allora no!)
«Consorzio di ditte di costruzioni tradizionali in legno d’arredamento d’interni ricerca personale particolarmente sballato e con esperienza nella lavorazione industriale e artistica dei legnami. Rivolgersi a Stube-Facenti Spa» (no, mai lavorato il legno).
«Avete serissimi problemi di natura finanziaria, legale, giudiziaria, e non sapete come risolverli? Primario ente di ricerca astronautica assume personale per pionieristiche missioni interplanetarie; esperienza di volo non necessaria, possibilità di ritorno pressoché nulle; corresponsione dello stipendio a partenza avvenuta» (eh, sì, bello, interessante! Ma non dicono quanto pagano! No, non c’è da fidarsi.)
«Massima serietà, minimo impegno, alti guadagni, difensore d’ufficio garantito» (uh, troppo facile così! No, non mi fido nemmeno di questo.)
«Cercate un lavoro non troppo faticoso e che vi possa lasciare molto tempo libero a disposizione? Importante società in profonda crisi finanziaria assume figure di vario genere e professionalità per immediato conferimento in cassa integrazione a tempo indeterminato» (Mmm, non male questo… Però temo non sia così… sostentante come lavoro, ecco.)
Be’, accidenti… Credo che non sarà proprio facile trovare un qualche impiego di soddisfazione.

(Tratto da La mia ragazza quasi perfetta, uno dei libri più importanti e maggiormente apprezzati da critica e pubblico di questa prima parte di XXI secolo – ovviamente eccetto Bella Belén, la biografia fotografica di Belén Rodriguez, il cui spessore filosofico-letterario d’altro canto è di raro valore, difficilmente eguagliabile. Credo.)

Quelli che lavorano col…

Tra i buoni propositi per l’anno appena iniziato: accrescere la personale insofferenza verso quelli che lavorano male, che la mattina occupano il proprio posto di lavoro tanto per tirar sera, che se ne sbattono altamente della qualità di ciò che fanno e delle conseguenze che ne derivano a danno altrui, che svolgono le proprie mansioni, i propri compiti, i propri doveri professionali e non col… anzi, di più: a mentula canis, ecco.

Sarà per quanto sopra ovvero per l’insofferenza crescente, appunto, ma a me pare che tali figure siano in costante aumento. Sbaglierò forse, chissà.