Stereoscopiche scempiaggini

Leggo che un team di neuroscienziati dell’Università del Minnesota ha messo ad alcune seppie degli occhiali 3D e ha scoperto che godono della visione stereoscopica, una dote che «è frutto di un difficile calcolo che non avviene in modo automatico in ogni creatura dotata di un paio d’occhi», come ha dichiarato uno dei ricercatori coinvolti negli esperimenti, e che possiedono poche specie viventi, tra le quali l’uomo.

Cosa incredibile, senza dubbio… ma in realtà non è una buona notizia.
Per l’uomo non lo è, già.
Perché ora che sappiamo che anche le seppie sono dotate di facoltà comuni a quelle umane e d’altro canto rare tra le specie viventi, si conferma nuovamente che è l’uomo l’unica creatura sul pianeta a utilizzare tali elaborate e preziose facoltà per compiere di frequente delle gran scempiaggini*. E che pure le seppie, a quanto pare dotate di un’ottima capacità visiva, possono osservarlo nitidamente mentre le compie. Ecco.

(*: inizialmente avevo scritto “cazzate”, ma non volevo essere troppo scurrile ancorché il termine sarebbe probabilmente di più chiara e immediata comprensione.)

L’agonia dello sci, sulle Alpi italiane

Anche The Guardian, d’altro canto uno dei più prestigiosi quotidiani del mondo, si accorge e si occupa della lenta ma inesorabile agonia dell’industria dello sci sulle Alpi Italiane, in forza dei cambiamenti climatici in atto tanto quanto di gestioni economiche delle stazioni sciistiche sovente scellerate anche perché legate a schemi, strategie e convinzioni di un’epoca ormai passata – quanto meno perché allora nevicava con regolarità.

Eppure, gli unici che ancora pare non si rendano conto della realtà dei fatti e della loro stessa sorte segnata sono proprio molti di quei gestori delle stazioni sciistiche. Salvo rarissimi casi, alla guida di società che economicamente sono entità morte che camminano solo perché sostenute dai puntelli del finanziamento pubblico, e che rischiano di portare alla morte pure l’intero territorio in cui operano con il suo patrimonio ambientale, sociale e culturale dacché incapaci di ammettere quella realtà dei fatti e di ripensare il proprio operato ovvero di provare a guardare un poco di più verso il futuro, piuttosto di rimanere ancorati ad un presente che scivola via dal passato per restare incastrato dentro cumuli di neve artificiale – che quei gestori dissennati ancora credono sia una soluzione ai loro mali e che invece finirà per seppellirli definitivamente, basti constatare il costo di produzione annua citato dal The Guardian. Come fare buchi nello scafo di una nave che sta già affondando, in pratica.

Cambierà qualcosa, visto che la situazione climatica non cambierà affatto e tanto meno quella economica? A sentire i discorsi che personalmente odo da qualche mese a questa parte, ovvero da quando l’Italia, con Milano e Cortina, si è aggiudicata le Olimpiadi Invernali del 2026 con relativi giri di denaro, temo che cambierà qualcosa ma ancora in peggio.

D’altro canto, come dico spesso, è da sempre l’uomo ad avere bisogno della montagna, non viceversa. E se l’uomo è talmente dissennato da continuare a scavarsi la fossa sotto i propri piedi nonostante gli ammonimenti, quando ci cadrà dentro e non saprà più uscirci la eco dei suoi lamenti i monti la faranno tornare a lui stesso, non ad altri.

Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo del The Guardian – in inglese, ovviamente, ma di elementare comprensione e corredato di immagini fotografiche emblematiche.

I 100 migliori libri del 21° secolo (?)

Il “The Guardian”, che è uno dei più prestigiosi quotidiani al mondo, se non “il più” di tutti, ha stilato una classifica dei “100 migliori romanzi del 21° secolo” – ovvero, è bene specificarlo (che già qualcuno ha commentato cose tipo «degli ultimi 100 anni» o «ma se il secolo non è ancora finito!», eccetera), di quelli pubblicati in questi primi 19 anni e 9 mesi circa del secolo in corso.

Ora: io nei confronti di queste classifiche resto sempre abbastanza indifferente quando non scettico, dacché la loro ineluttabile parzialità – legata a fattori oggettivi, certo, ma non di meno limitanti – ne inficia il valore assoluto, e perché, in fin dei conti, la vecchia massima «De gustibus non est disputandum» resta sempre valida, nel bene e nel male. Mi chiedo anche quanto bene possano fare al mercato graduatorie parziali del genere, e se la letteratura, quando sia “grande” ovvero quando il valore letterario di certi testi sia elevato ed evidente, posa realmente essere ridotta a una mera classifica che, alla fine, ne banalizza l’impatto culturale legandolo ad aspetti soprattutto e dozzinalmente commerciali.

In ogni caso, dopo ‘sto personale pippone che tale è, e dunque niente affatto mirato a una critica a suddetta classifica del “The Guardian” – anzi, ogni cosa pubblica nella quale si disquisisca di letteratura alta è ben gradita e assai necessaria, sempre! Alla fine la classifica me la sono letta e studiata pure io, dunque… – vi invito a darle un occhio, cliccando sull’immagine in testa al post. Magari, me lo auguro, vi trovate cose estremamente interessanti e illuminanti ovvero qualcosa su cui riflettere o di cui criticare. Qui trovate un altro interessante articolo al riguardo, dal sito dell’Agi.

Perché il nostro futuro dipende da biblioteche, dalla lettura e dal sognare ad occhi aperti… (Neil Gaiman dixit)

In questi giorni sto leggendo un romanzo del quale uno degli autori è Neil Gaiman, senza dubbio tra i più noti scrittori britannici contemporanei. Mi è per questo tornato in mente di aver letto, qualche tempo fa, un suo lungo articolo – originariamente parte del testo di una conferenza tenuta a Londra il 14 Ottobre dello scorso anno e poi uscito sul quotidiano inglese The Guardian – veramente molto interessante e sentito, fin dal titolo: “Perché il nostro futuro dipende da biblioteche, dalla lettura e dal sognare ad occhi aperti”, il quale in verità riassume fin troppo sbrigativamente i molti argomenti trattati in esso da Gaiman. Partendo da un’appassionata analisi dell’importanza della lettura presso i più giovani (cosa scontata ma mai troppo, vista anche la realtà dei fatti), l’autore britannico giunge ad illuminare l’altrettanto importante ruolo del lettore adulto nell’essere esempio e guida, in veste di genitore, per i bambini ma pure per l’intera società, che solo attraverso la maggior diffusione della cultura si può e si potrà definire sempre più avanzata, finendo per sostenere l’indispensabile presenza delle biblioteche nelle nostre città quali autentici baluardi culturali e luoghi in cui trovare quelle stesse atmosfere magiche che solo i libri (e ben più che la TV, come spiega Gaiman) sanno donare.
Una dissertazione, insomma, da leggere con attenzione e sulla quale meditare: nella sua (in fondo) schietta semplicità risulta parecchio lucida e assolutamente programmatica.
Di seguito riporto alcuni significativi estratti del testo, che può essere letto nella versione originale dal sito del Guardian QUI, e ottimamente tradotto in italiano da Valentina Nicoletti QUI, dal blog letterario Dusty Pages in Wonderland.

Gli adulti possono facilmente distruggere l’amore di un bambino per la lettura – non scoraggiate i bambini dal leggere, solo perché pensate che stanno leggendo la cosa sbagliata. Per i bambini non esistono né la lettura sbagliata, né la cattiva narrativa.

La narrativa ha due funzioni. In primo luogo, è un vera e propria droga alla lettura. La necessità di sapere cosa succede dopo, il bisogno di voltare pagina, l’esigenza di andare avanti, anche se ciò che leggiamo ci appare difficile, perché qualcuno è in difficoltà e bisogna sapere come tutto andrà a finire… è una vera e propria droga. Poi ti costringe a imparare nuove parole, a pensare nuovi pensieri per andare avanti, per scoprire che la lettura di per sé è piacevole. Una volta imparato questo, siete sulla buona strada per leggere di tutto.

E la seconda cosa che la narrativa produce è la costruzione dell’empatia. Quando si guarda la TV o un film, si osservano cose che accadono ad altre persone. La prosa narrativa è qualcosa che si costruisce attraverso la combinazione di 26 lettere e una manciata di segni di punteggiatura e voi,  solo voi, usando la vostra immaginazione, create un mondo e la gente che lo abita, in modo che possiate guardare attraverso altri occhi. Si arriva a sentire cose, visitare luoghi e mondi che altrimenti non avreste mai conosciuto. Si impara che anche il resto delle persone là fuori è un “io”. Ci si comporta come qualcun altro, e quando si torna al proprio mondo, si procede in modo che questo si trasformi leggermente.

La narrativa è in grado di mostrare un mondo diverso, trasporta in un luogo in cui non si è mai stati. Una volta che hai visitato altri mondi, come quelli in cui si mangia frutta fatata, non si può mai essere del tutto a proprio agio con il mondo nel quale si è cresciuti, e il malcontento è una buona cosa: le persone scontente possono modificare e migliorare i loro mondi, li vivono meglio e li rendono diversi.

Un altro modo per distruggere l’amore di un bambino per la lettura, ovviamente, è quello di assicurarsi che non ci siano libri di ogni genere in giro e non dare loro un posto dove leggere quei libri. Io sono stato fortunato, avevo un ottimo locale biblioteca da piccolo. Ho avuto quel tipo di genitori che potevano essere persuasi ad accompagnarmi biblioteca sulla strada per andare a lavoro durante vacanze estive, e il tipo di bibliotecari ai quali non importava che un piccolo ragazzo non accompagnato tornasse in biblioteca ogni mattina per sbirciare nelle schede del catalogo per bambini alla ricerca di libri con fantasmi, magia, razzi spaziali, oppure vampiri, investigatori, streghe e altre meraviglie.

Le biblioteche sono sinonimo di libertà, libertà di leggere, libertà di idee, libertà di comunicazione. Creano l’educazione (che non è un processo che termina il giorno in cui lasciamo la scuola o università), intrattenimento, creazione di spazi sicuri e facile accesso alle informazioni.

L’alfabetizzazione è più importante che in passato in questo mondo di testo ed e-mail, un mondo di informazioni scritte. Abbiamo bisogno di leggere e scrivere, abbiamo bisogno di cittadini globali che possano leggere comodamente, comprendere ciò che stanno leggendo, capire le sfumature e farsi capire.

Abbiamo l’obbligo di leggere per piacere, in privato e in luoghi pubblici. Se leggiamo per piacere, se gli altri ci vedono leggere, allora impariamo, esercitiamo la nostra immaginazione. Mostriamo agli altri che la lettura è una buona cosa.

Abbiamo (noi scrittori, n.d.s.) l’obbligo di dire ai nostri politici quello che vogliamo, di votare contro i politici di qualsiasi partito che non capiscono il valore della lettura nella creazione di cittadini meritevoli, che non vogliono agire per preservare e proteggere le conoscenze e favorire l’alfabetizzazione. Questa non è una questione di politica di partito. Questa è una questione di umanità comune.