Di cose che nessun ereader sa fare (tié!)

Ehi, voi coi vostri ipertecnologici ereader! Provate a fare questo, se ne siete capaci:

P.S.: sia chiaro, nulla in contrario agli ebook e agli ereader, stavo solo ironizzando. Ma di certo la meraviglia dei dipinti nascosti sui bordi dei libri antichi, una pratica nata intorno al 1600 che offre opere veramente stupefacenti, è qualcosa che mai nessuna diavoleria tecnologia contemporanea può riprodurre con uguale fascino.

Non si sa quanti ce ne siano ancora in circolazione di questi libri, ovviamente preziosissimi e assai ricercati dai collezionisti e dagli appassionati di arte libraria (ben danarosi, certo!). Una delle maggiori raccolte di essi (oltre 150 volumi) è custodita presso la Cary Graphics Art Collection, archivio di libri rari e antichi ospitata dal Rochester Institute of Technology di Henrietta, USA.
La collezione è presentata qui (da Wikipedia, in inglese) e in questo video:

I 100 migliori libri del 21° secolo (?)

Il “The Guardian”, che è uno dei più prestigiosi quotidiani al mondo, se non “il più” di tutti, ha stilato una classifica dei “100 migliori romanzi del 21° secolo” – ovvero, è bene specificarlo (che già qualcuno ha commentato cose tipo «degli ultimi 100 anni» o «ma se il secolo non è ancora finito!», eccetera), di quelli pubblicati in questi primi 19 anni e 9 mesi circa del secolo in corso.

Ora: io nei confronti di queste classifiche resto sempre abbastanza indifferente quando non scettico, dacché la loro ineluttabile parzialità – legata a fattori oggettivi, certo, ma non di meno limitanti – ne inficia il valore assoluto, e perché, in fin dei conti, la vecchia massima «De gustibus non est disputandum» resta sempre valida, nel bene e nel male. Mi chiedo anche quanto bene possano fare al mercato graduatorie parziali del genere, e se la letteratura, quando sia “grande” ovvero quando il valore letterario di certi testi sia elevato ed evidente, posa realmente essere ridotta a una mera classifica che, alla fine, ne banalizza l’impatto culturale legandolo ad aspetti soprattutto e dozzinalmente commerciali.

In ogni caso, dopo ‘sto personale pippone che tale è, e dunque niente affatto mirato a una critica a suddetta classifica del “The Guardian” – anzi, ogni cosa pubblica nella quale si disquisisca di letteratura alta è ben gradita e assai necessaria, sempre! Alla fine la classifica me la sono letta e studiata pure io, dunque… – vi invito a darle un occhio, cliccando sull’immagine in testa al post. Magari, me lo auguro, vi trovate cose estremamente interessanti e illuminanti ovvero qualcosa su cui riflettere o di cui criticare. Qui trovate un altro interessante articolo al riguardo, dal sito dell’Agi.

Una colpa grave

Fatto sta che saranno un venti giorni più o meno che non acquisto libri – anche perché ho gli scaffali di casa sui quali tengo quelli ancora da leggere che traboccano, e dopo averne acquistati almeno un buon centinaio, quest’anno – e mi sento terribilmente in colpa.
Già.

(L’immagine è presa da qui.)

Libri da vacanza (ediz. estate 2019)

Venerdì scrivevo sul mio profilo Twitter questa cosa:

Be’, è stata dura, in effetti, come sempre quando devo scegliere un nuovo libro da leggere e sia libero da letture “dovute”, ma ce l’ho fatta. Ecco qui la selezione di libri che metterò in valigia e vedrò di leggere durante il periodo vacanziero:

Da sinistra a destra, dall’alto in basso:

Ecco, a dire il vero tale selezione non è dogmatica, nel senso che, posta la ponderazione che l’ha preceduta, fino a che la valigia non è fuori da casa potrebbe avvenire qualche cambiamento istintivo… Si vedrà.

In ogni caso, ai tanti che approfittano del relax vacanziero per leggere qualche buon libro: buonissime letture, che siano anch’esse propedeutiche al riposo e al ristoro della mente e dell’animo!

La brutta fine del bibliomane

Nell’immagine: La morte di un bibliomane, incisione su rame di Johann Rudolf Schellenberg, 1785.

Ora: io posso ben dirmi un bibliomane, se con tale termine si può intendere anche un accumulatore seriale di libri da leggere, oltre che letti, ma sinceramente spero di non fare la sfortunata fine illustrata nell’opera del noto incisore svizzero, e neppure credo che sia una sorte (infausta) che qualche pur grande appassionato di libri si possa augurare dacché “migliore” di altre in forza della sua passione libraria!

Anche se, lo ammetto, gli scaffali della libreria di casa, in effetti parecchio carichi di libri, li ho fatti saldamente ancorare alle pareti. Sai mai che quel Schellenberg fosse anche un “chiaroveggente” – che è poi il termine aulico per indicare, in molti casi, il porta sfiga. Ecco.