Il PIL

Evviva, nella classifica del PIL dei paesi della UE l’Italia è secon…

Ah, no.
È la bandiera dell’Irlanda, quella.

P.S.: sia chiaro, sono tra quelli che pensano che il PIL non possa e non debba essere l’unico dato sul quale basare la determinazione del benessere e della ricchezza di un paese, anzi, credo che fare ciò generi danni non indifferenti che già la storia (recente soprattutto) registra in maniera indiscutibile. Il PIL è l’addendo di una somma che ha altri addendi, non può mai essere direttamente il risultato di essa. Ma, indubbiamente o ineluttabilmente, qualsiasi pur virtuoso idealismo deve fare i conti con la realtà oggettiva, almeno finché non lo si realizzi concretamente, e dunque non si può ignorare il PIL in qualità di dato analitico capace di dare una buona indicazione circa lo stato di salute di un’economia nazionale. Ovvero, in tal caso, la permanenza di uno stato pressoché cadaverico.

(Cliccate sull’immagine per saperne di più.)

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La necessità della Memoria, ogni giorno – e questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio

Questa sera, 28 gennaio duemila19, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 8a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE, intitolata I Giorni delle Memorie”.

La quasi concomitanza di questo ottavo appuntamento stagionale di RADIO THULE con il Giorno della Memoria, celebrato ieri, rende non tanto doveroso quanto necessario il tentativo di contribuire, nel piccolo che può fare il programma, a perpetrare la pratica del ricordo dei momenti più bui della nostra storia, anche per far sì – come lascia intendere il titolo della puntata – che non si debba considerare un’unica giornata nell’anno dedicata a ciò ma che ogni giorno sia utile per non dimenticare, ovvero per ricordare di non commettere nuovamente errori tanto spaventosi e tragici. In questa puntata RADIO THULE vi offre alcuni contributi “non ordinari” ma profondamente emblematici sulla Shoah, in prospettiva storica e con uno sguardo anche locale – senza che manchi la consueta selezione musicale di qualità e a tema -, cercando di evidenziare quanto sia necessario conservare la memoria per costruire un futuro migliore e come, viceversa, senza tale memoria – o memorie, al plurale, per quante siano quelle che la storia conserva – nuove tragedie come quelle del passato e anche peggiori sono e saranno inevitabili.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 11 febbraio, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

“La Stella di Andra e Tati”, la memoria affidata ai più giovani

Presentato il 13 aprile 2018 in anteprima a Torino nell’ambito del Festival Cartoons on the Bay, il cartoon La Stella di Andra e Tatidedicato alla deportazione delle sorelle Bucci ad Auschwitz, è il primo film di animazione europeo sull’Olocausto.

Per celebrare – nel piccolissimo che può fare il blog, e altrettanto farò anche domani, in Radio Thule – il Giorno della Memoria, trovo assai importante e significativo segnalare un’opera come questa, rivolta specificatamente al pubblico più giovane – la prima in ambito europeo, appunto, a colmare finalmente una lacuna non poco sconcertante. Credo infatti che il valore della memoria e del ricordo possa diventare tanto inestimabile quanto fondamentale (nel senso più pieno di tale termine e della sua origine, fondamento) in primis tra i più giovani, gli uomini di domani, coloro i quali hanno tra le mani il destino del mondo, la costruzione (anche su tali fondamenta, appunto) del suo futuro e la responsabilità di non commettere più gli errori del passato. A loro, ne sono certo, ci si deve affidare e non solo per quanto appena ho affermato ma pure perché, purtroppo, noi adulti abbiamo più volte dimostrato di non aver imparato molto, se non nulla, da tragedie pur tanto spaventose – basti considerare, per dirne una, l’aumento dei fenomeni di antisemitismo in tutta Europa, in Italia monitorati e studiati dall’Osservatorio antisemitismo della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – CDEC Onlus di Milano.
Affinché finalmente la domanda (retorica) posta da Primo Levi, «Perché la memoria del male non riesce a cambiare l’umanità? A che serve la memoria?» possa finalmente trovare una risposta definitiva.

P.S.: se siete registrati al portale RaiPlay (è gratuito, nel caso), potete vedere in podcast La stella di Andra e Tati qui.

Berlino, 9 novembre

Per accontentare i nostri alleati, è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. (…) Se sono stato informato correttamente quest’ordine diventa efficace immediatamente.

Così dichiarava, proprio il giorno 9 novembre del 1989, Günter Schabowski, membro del Politburo del Partito Socialista Unitario della Germania e Ministro della Propaganda della DDR. La fine del Muro di Berlino, insomma, il quale “cadeva” esattamente 29 anni.

Berlino è una città bellissima e affascinante, ricca di arte, cultura, luoghi storici fondamentali, angoli meravigliosi, musei, gallerie d’arte, locali unici al mondo. Ma, io credo, chiunque dovrebbe recarsi almeno una volta a Berlino per entrare direttamente in contatto – un contatto fisico e insieme spirituale – con la storia del Muro di Berlino, una delle più sconcertanti follie mai messe in atto dal genere umano. Chiunque dovrebbe recarsi in città, magari in uno di quei luoghi ove qualche brandello del muro originario sia ancora in piedi, e toccarlo, sentire la ruvidezza del suo cemento sulle mani, cercare di percepire cosa ancora quei pezzi diroccati di sbarramento abbiano da raccontare – ed è ancora tantissimo, io credo. E magari spendere ancora una mezza giornata in un museo o in uno spazio culturale che conservi in modo vivido e attivo la memoria di quella follia assoluta e di tutto ciò che ne conseguì fino a quel 9 novembre di ventinove anni fa.
Una follia talmente assoluta da non poter (purtroppo) mai diventare superata, nel suo senso profondo: sempre didattica, sempre illuminante, sempre ammonitrice.
Andateci, dunque, a toccare con mano e spirito il Muro berlinese: vi servirà moltissimo.

Leggere Claudio Vercelli

[…] L’essere cittadini implica senz’altro il chiedere di venire riconosciuti come persone, con la propria specificità, ma anche l’accettare di essere leali nei confronti delle norme e delle regole che garantiscono la vita insieme. Tra di esse, la fedeltà alle istituzioni. Ma bisogna poi vedere quali siano, e cosa comportino, queste regole. Soprattutto, da chi vengano dettate e con quali obiettivi. Poiché non sono il prodotto di qualcosa di astratto, ma di concreti rapporti di forza. Non sempre la legalità, infatti, corrisponde alla legittimità. È legale ciò che è conforme alle regole vigenti; è legittimo ciò che risponde ad imperativi morali non sindacabili.
La questione del potere, ossia di chi ha la forza di decidere e di imporre sugli altri la propria volontà, è allora strategica. In una democrazia liberale e sociale i centri di potere, non a caso, sono molti. Principalmente per evitare che troppa forza si concentri in poche mani. Quando questo invece avviene, le minoranze quasi sempre sono a rischio. Non per capriccio del potente di turno, autocrate, despota, dittatore o capo che sia (anche il “popolo” può essere dispotico, se vogliamo ragionare in questi termini), ma per l’ossessione che si crea rispetto a chi non è omologabile agli interessi e agli obiettivi di una maggioranza che viene completamente schiacciata su un conformismo che è funzionale al potere medesimo. Chi non aderisce a tale principio di “fede” è da subito messo ai margini. Per non dire di peggio. […]

Claudio Vercelli, autore del brano qui sopra – tratto da qui – è uno storico (e intellettuale, uno dei pochi che io riesca a definire tale) che trovo imprescindibile per chiunque voglia analizzare e (cercare di) comprendere la realtà contemporanea, le sue origini storiche – soprattutto moderne – nonché il futuro che probabilmente ci aspetta. Per questo spesso mi trovo a citarlo, qui sul blog, e ugualmente per questo, ovvero per quanto ho appena scritto, voglio segnalare l’uscita, proprio oggi, di un altro suo volume che io credo molto importante: Neofascismi, per le Edizioni del Capricorno (cliccate sulla copertina qui accanto per saperne di più).

Un libro in fondo importante da leggere in primis proprio per chi si dica “di destra”, per capire che se il pensiero e la cultura di destra contemporanei non sanno/sapranno far altro che identificarsi in mere forme di neofascismo (sia pure post ideologico e deculturato come quello attualmente più votato, in Italia), non fanno e faranno altro che firmare la propria autocondanna a morte. Cosa del tutto deleteria, a mio modo di vedere, ma d’altro canto in perfetta par condicio funerea con la parte ideologica (o presuntamente tale/post tale) opposta, peraltro.