Un ragionamento sempre più necessario, «oltre le tifoserie»

Mi è sembrato fosse necessario, all’inizio di questo 2023 di tragedia climatica, aprire una riflessione sul futuro dello sci, del turismo invernale, dell’accoglienza, e in particolare ancora dell’innevamento artificiale alla luce dei cambiamenti, appunto, climatici. Seria e laica. Ho detto che dobbiamo avere una sede chiara per farlo, per aprire questa riflessione, permanente (perché non si esaurisce e non è tra centro-destra e centro-sinistra, tra tifosi, tra maldestri fautori dell’una o dell’altra posizione, si o no contro sci, inverno caldo, innevamento con cannoni). La sede può essere (se non Palazzo Chigi), il Ministero del Turismo, insieme con il Ministero dell’Ambiente, quello degli Affari regionali che ha la competenza in materia montagna. Oltre le logiche negativiste e partitiche. […]
Per tornare agli impianti di risalita, occorre valutare dove e come (farne altri e potenziare gli esistenti), oltre demagogia e facili luoghi comuni. Il dramma climatico che stiamo vivendo non lascia scampo. E con il Governo, con le Commissioni parlamentari che hanno specifica competenza, in sede istituzionale, è necessario un ragionamento oltre schemi e ‘si è sempre fatto così’. Fare come abbiamo sempre fatto, bene o male che fosse, su sport invernali, sci e innevamento programmato, turismo nelle Alpi e negli Appennini, potrebbe non avere senso di futuro, imbrigliando montagna e turismo in una strategia del passato. Noi vogliamo stare nel futuro. Senza rischiare di sprecare milioni e milioni di euro per un investimento a perdere nel bel mezzo della tragedia climatica che ancora qualcuno nega.

Questi sono alcuni passaggi dell’intervento di Marco Bussone – Presidente dell’Uncem, Unione Nazionale Comuni e Enti Montani, dal titolo Oltre le tifoserie pubblicato sul suo sito web il 7 gennaio 2023, e ampiamente ripreso da molti organi di stampa.

Un intervento importante da parte di una figura istituzionale dell’ambito montano nazionale, che nuovamente palesa la necessità ormai inderogabile in carico a tutti i soggetti che operano nei territori di montagna di riflettere attentamente quando non di ripensare radicalmente la frequentazione turistica invernale sui monti, alla luce delle realtà attuali e future climatiche, ambientali, ecologiche, economiche, sociali, culturali. Una necessità che significa futuro, come segnala anche Bussone, quando viceversa ignorarla significa oblio pressoché inevitabile, per le montagne e per le loro comunità.

Cliccate sull’immagine in testa al post (tratta dallo stesso sito web di Marco Bussone) per leggere l’intervento nella versione integrale.

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Il gigantesco tritacarne olimpico

Su “Il Giorno” di sabato 31 dicembre scorso è uscita una bella e illuminante intervista a Michele Comi in tema di Olimpiadi invernali e turistificazione selvaggia delle montagne con il pretesto del “grande” evento olimpico. Michele sa essere sempre chiaro, lucido e pragmatico, d’altro canto vivendo di e in montagna dunque conoscendo a fondo la realtà alpina italiana: la sua testimonianza dal campo è ben lontana da qualsivoglia strumentalizzazione e assolutamente aderente a quella sensibilità e alla cura che i nostri territori montani abbisognerebbero e che invece vengono puntualmente disattese, in primis da buona parte dei loro amministratori pubblici. La cui volontà di svendita e consumo delle montagne appare veramente competitiva in un modo che nemmeno nelle gare olimpiche si potrebbe constatare!

Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo, oppure scaricatelo in pdf qui.

P.S.: si noti il tentativo della redazione del giornale di generare una sorta di par condicio con l’articolo in taglio basso, dedicato guarda caso all’area sciistica della valle nella quale vive e lavora anche Michele. Per carità, liberissimi in redazione di impostare il giornale come loro pare e piace, ci mancherebbe, ma l’accostamento è comunque significativo, ecco.

“L’Extraterrestre” sul Monte San Primo

Anziché buttare via questi milioni, sarebbe meglio investirli per rimuovere gli impianti abbandonati, e poi potenziare tutta una serie di attività assolutamente sostenibili come pastorizia ed agricoltura di montagna, una buona manutenzione dei sentieri, investire nella biodiversità provvedendo a rimboschimenti con essenze autoctone. Molto meglio che costruire parcheggi, pensati per favorire il trasporto privato, evitare di consumare altro suolo, e magari istituire delle navette. Insomma, ci troviamo di fronte a due visioni contrapposte della montagna. Una, già fallita, che pensa a valorizzare nei termini di una spesa pubblica dissennata, investimenti a pioggia ancora puntati sulla cementificazione del territorio, e l’altra, dolce, rispettosa della montagna, da vivere in armonia, in accordo con i tempi, pensandola come un patrimonio prezioso di flora, fauna, di acque, di un paesaggio unico da lasciare in eredità alle generazioni future.

Giovedì 15 dicembre, sull’inserto “L’Extraterrestre” de “Il Manifesto”, è uscito un bell’articolo firmato da Teodoro Margarita sulle iniziative contro lo scriteriato progetto di “sviluppo turistico” del Monte San Primo messe in atto dal Coordinamento nato appositamente e composto da decine di associazioni del mondo della montagna e dell’ambientalismo lombardo. Nelle scorse settimane ne ho scritto spesso sul blog, qui trovate l’elenco degli articoli pubblicati. L’articolo de “L’Extraterrestre” lo potete leggere interamente cliccando sull’immagine del titolo oppure in pdf qui.

Ora, a fronte della sempre più grande e decisa mobilitazione generale di così tante associazioni e persone a favore della salvaguardia del San Primo e di un suo sviluppo autentico, realmente valorizzante le innumerevoli peculiarità del suo territorio e non degradante nonché ambientalmente impattante come quello proposto in primis dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano e del Comune di Bellagio – con il mefistofelico supporto di Regione Lombardia – si attende non solo un confronto serie tra le parti ma pure una presa di coscienza generale, civica e culturale innanzi tutto, di certa politica locale così avulsa, nei propri pensieri e nelle relative azioni, dallo stesso territorio che amministra e dalle sue realtà. Sarebbe una cosa assolutamente apprezzabile, se ciò avvenisse; sarebbe viceversa inquietante se gli enti suddetti perseverassero nelle loro dissennate idee, e lo sarebbe non solo per il Monte San Primo ma, emblematicamente, per tutte le nostre montagne e per il loro – il nostro futuro.

Serve ancora “ragionare” sul cambiamento climatico in montagna?

Il Presidente dell’UNCEM Marco Bussone, commentando gli ultimi stanziamenti che il Ministero degli Affari regionali ha aggiunto per il 2023 al FOSMIT, il Fondo per lo sviluppo delle montagne, «per promuovere iniziative volte a sostenere e realizzare politiche a favore della montagna», citato nell’articolo qui sopra riprodotto così afferma:

96 milioni più altri 11 milioni di euro che andranno all’innevamento artificiale, con perplessità di alcuni, ma sappiamo che su questo fronte occorrono efficaci ragionamenti legati al cambiamento climatico, alle crisi in corso che nelle aree montane arrivano prima.

Be’, al riguardo devo proprio fare i complimenti al Presidente Bussone: nemmeno Adam Ondra nella sua forma più smagliante saprebbe arrampicarsi meglio sugli specchi!

«Con perplessità di alcuni»: “alcuni”? «Occorrono efficaci ragionamenti legati al cambiamento climatico»? Ma se è da trent’anni e più che si producono ragionamenti sul cambiamento climatico, efficaci proprio perché basati su inoppugnabili dati scientifici e conseguenti lucidi ragionamenti sugli effetti concreti nei territori montani! E ne dovrebbero occorrere ancora?

A fronte di ciò, sarebbe più intellettualmente onesto dirsi apertamente favorevole allo spendere soldi pubblici per innevare artificialmente le piste!

D’altro canto sono certo che l’UNCEM, sodalizio altre volte assai lodevole nella sua azione politica, non voglia mostrarsi alleata e tanto meno connivente con chi pretenda di farsi pagare dalla collettività infrastrutture turistiche sovente illogiche, ecologicamente immotivate, economicamente fallimentari e ambientalmente dannose, peraltro togliendo fondi al sostegno dei servizi basilari per le comunità alpine e di un’economia locale virtuosamente circolare. Non occorrono di certo altri «ragionamenti» per capire quanto rovinose siano queste strategie politico-gestionali per le montagne, dato che già si palesavano tali decenni fa. Non serve più ragionare, serve agire, cambiare, innovare, costruire un autentico buon futuro per i monti e per le comunità che li abitano. E sarebbe bene farlo presto tanto quanto dirlo chiaro e tondo, senza troppi altri giri di parole.

Una bella giornata, sul Monte San Primo

La camminata di sensibilizzazione di ieri sul Monte San Primo contro il dissennato progetto di “sviluppo turistico” dell’area proposto, anzi, imposto dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio si è rivelata un successo che ha superato ogni più rosea aspettativa; l’avervi partecipato è per motivo di grande orgoglio e piacere.

Centinaia di persone giunte da tutta l’alta Lombardia, famiglie, comitive, giovani, meno giovani, cani d’ogni razza, oltre ovviamente alle rappresentanze delle associazioni che formano il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, non hanno solo dimostrato la loro ferma contrarietà a quel progetto illogico manifestando un senso civico prezioso e importante, ma nel vederle poi spargersi per gli itinerari del San Primo, ammirarne le innumerevoli meraviglie, fotografarne le vedute più spettacolari, nel chiacchierare con loro su quanto fascino naturale avessero davanti, hanno anche dimostrato un grande affetto per questo territorio, la cui bellezza non ha certamente bisogno di opere banali e degradanti da luna park montano, oltre modo costose ma di attenzione, sensibilità, conoscenza delle sue peculiarità e del suo grande valore naturalistico, cultura, competenza, visione del suo miglior futuro possibile. Ovvero di uno sviluppo veramente contestuale al luogo e alle sue caratteristiche e di una conseguente avveduta progettualità, che le sappia esaltare e possa spandere l’affetto e la sensibilità dimostrato ieri dai presenti alla camminata a chiunque giunga sul San Primo, un luogo della mente e del cuore che sa entrare nell’animo a tutti.

Avanti così, dunque, per la salvezza del Monte San Primo dalla turistificazione più insensata e a salvaguardia futura della sua bellezza!