Perché si pratica la caccia oggi?

[Immagine generata con Google Gemini AI.]
Io, lo dico, da subito, di principio non sono contrario alla caccia. Non la praticherei mai e poi mai e certamente preferirei che non venisse praticata, ma questo è il mio pensiero, nel quale posso contemplare (senza assentirvi) alcuni argomenti a favore insieme a molti altri che la contrastano.

Detto ciò, a una domanda – quella fondamentale, in effetti, ma che qui non vuole essere né retorica né polemica o provocatoria – non riesco a dare una risposta: perché si pratica ancora la caccia, oggi?

Non certo per procacciarsi un sostentamento alimentare altrimenti carente, come accadeva un tempo.

Dunque per cosa? Per preservarne la tradizione secolare? Per l’inimitabile bontà delle pietanze che se ne possono ricavare? Per passione verso la pratica, le armi o i cani da riporto? Perché si è ammiratori di Aldo Leopold [1]? Per puro divertimento?

Insomma, c’è qualche motivazione ammissibile e sostenibile, quantunque vi si possa essere d’accordo o meno, oppure tutto rimanda alla sfera del mero appagamento istintuale personale, libero e legittimo (dacché giuridicamente consentito) ma parimenti più o meno contestabile?

Mi piacerebbe capirlo, senza vantare verità già scritte o puntare dita accusatorie contro chicchessia (anzi, la gran parte dei cacciatori che conosco dalle mie parti sono tra le persone più gradevoli e tranquille) ma chiedendo almeno un minimo di pensiero sensato e articolato al riguardo.

[1] Per chi non lo sapesse, Aldo Leopold, padre dell’ecologia conservativa e tra i massimi difensori dell’ambiente dell’epoca moderna, specie nella prima parte della sua vita fu un appassionato cacciatore, anche se più avanti criticò aspramente l’evoluzione contemporanea dell’attività venatoria e ne ripensò radicalmente la pratica. Al proposito si veda qui.