Alla fine è sempre la Natura che comanda!

Bene: a riprova di quanto scrivevo (con tutta l’ironia del caso) qui, sulla questione della Ever Given incagliata nel Canale di Suez per colpa anche, se non fondamentalmente, di un colpo di vento, alla faccia della nostra umana boria di (presunti) semidei dominatori su tutto ma invero dominati e messi a tacere da una mera e naturalissima raffica di vento, ecco che finalmente il colosso oggi ha ricominciato a muoversi. Questo grazie all’azione di numerosi escavatori, di rimorchiatori superpotenti, di tecnici del settore convenuti lungo il Canale da tutto il mondo con le loro senza dubbio notevoli tecnologie ma soprattutto, e in modo determinante, «grazie all’arrivo dell’alta marea con la Luna Piena». Come a ribadire, nuovamente: cari umani, ricordatevi che alla Natura non si comanda e senza la Natura non si fa nulla. Nonostante tutto il nostro progresso ipertecnologico, già.

Insomma: per il momento, a vantarci di essere i dominatori del mondo, invincibili e indiscutibili, si finisce per fare delle gran figure di… melma. Come quella sul fondo del Canale di Suez nella quale s’è infilata la prua della Ever Given fino a che la Luna e il mare non hanno deciso di dare una mano a quegli umani disperati e pressoché impotenti consentendo alla meganave di sbloccarsi. Ecco.

Un colpo di vento e siamo “sistemati”!

[Immagine tratta da “Il Post“, cliccateci sopra per leggere l’articolo da cui proviene.]
A pensarci bene, e al netto dei disagi generati dall’evento in sé, la cosa più sorprendente e a suo modo affascinante della vicenda della Ever Given incagliata nel Canale di Suez è che la gigantesca nave, una delle più grandi al mondo, è finita per incastrarsi in quel modo – come asserisce la stessa compagnia proprietaria della nave – «a causa di una improvvisa raffica di vento che l’ha fatta mettere di traverso». Ovvero: un colosso lungo come 4 campi da calcio, largo come le ali di un Airbus A330, pesante più di 220.000 tonnellate (come quasi 1.100 Statue della Libertà!), con a bordo 20.000 container stipati di merci e… wooof! Un colpo di vento ben assestato – non un uragano o altro di così catastrofico, si badi bene – e il colosso ha sbandato come un fuscello e s’è intraversato come qualsiasi minuscola barchetta.

Il che, se permettete l’interpretazione sarcastica, a me suona un po’ come una specie di ammonimento nei confronti della solita vanagloriosa “grandeur” dell’Homo Supersapiens contemporaneo: siamo ipertecnologici, ultraprogrediti, quasi pronti a sbarcare su Marte, capaci di costruire navi gigantesche, aerei ipersonici, grattacieli che arrivano alle nuvole, sempre pronti a crederci semidei dominanti indiscutibilmente su ogni cosa e poi, wooof! – basta una improvvisa raffica di vento a rimetterci al nostro posto, di nuovo chini e sottomessi alla potenza insuperabile della Natura – e per giunta ci stiamo pure rimettendo un sacco di soldi!

No, mi spiace: noi umani non siamo (ancora, e forse non lo saremo mai) quegli invincibili “dominatori” del pianeta che pensiamo di essere. Per fortuna, aggiungo.

Perché il nostro futuro dipende da biblioteche, dalla lettura e dal sognare ad occhi aperti… (Neil Gaiman dixit)

In questi giorni sto leggendo un romanzo del quale uno degli autori è Neil Gaiman, senza dubbio tra i più noti scrittori britannici contemporanei. Mi è per questo tornato in mente di aver letto, qualche tempo fa, un suo lungo articolo – originariamente parte del testo di una conferenza tenuta a Londra il 14 Ottobre dello scorso anno e poi uscito sul quotidiano inglese The Guardian – veramente molto interessante e sentito, fin dal titolo: “Perché il nostro futuro dipende da biblioteche, dalla lettura e dal sognare ad occhi aperti”, il quale in verità riassume fin troppo sbrigativamente i molti argomenti trattati in esso da Gaiman. Partendo da un’appassionata analisi dell’importanza della lettura presso i più giovani (cosa scontata ma mai troppo, vista anche la realtà dei fatti), l’autore britannico giunge ad illuminare l’altrettanto importante ruolo del lettore adulto nell’essere esempio e guida, in veste di genitore, per i bambini ma pure per l’intera società, che solo attraverso la maggior diffusione della cultura si può e si potrà definire sempre più avanzata, finendo per sostenere l’indispensabile presenza delle biblioteche nelle nostre città quali autentici baluardi culturali e luoghi in cui trovare quelle stesse atmosfere magiche che solo i libri (e ben più che la TV, come spiega Gaiman) sanno donare.
Una dissertazione, insomma, da leggere con attenzione e sulla quale meditare: nella sua (in fondo) schietta semplicità risulta parecchio lucida e assolutamente programmatica.
Di seguito riporto alcuni significativi estratti del testo, che può essere letto nella versione originale dal sito del Guardian QUI, e ottimamente tradotto in italiano da Valentina Nicoletti QUI, dal blog letterario Dusty Pages in Wonderland.

Gli adulti possono facilmente distruggere l’amore di un bambino per la lettura – non scoraggiate i bambini dal leggere, solo perché pensate che stanno leggendo la cosa sbagliata. Per i bambini non esistono né la lettura sbagliata, né la cattiva narrativa.

La narrativa ha due funzioni. In primo luogo, è un vera e propria droga alla lettura. La necessità di sapere cosa succede dopo, il bisogno di voltare pagina, l’esigenza di andare avanti, anche se ciò che leggiamo ci appare difficile, perché qualcuno è in difficoltà e bisogna sapere come tutto andrà a finire… è una vera e propria droga. Poi ti costringe a imparare nuove parole, a pensare nuovi pensieri per andare avanti, per scoprire che la lettura di per sé è piacevole. Una volta imparato questo, siete sulla buona strada per leggere di tutto.

E la seconda cosa che la narrativa produce è la costruzione dell’empatia. Quando si guarda la TV o un film, si osservano cose che accadono ad altre persone. La prosa narrativa è qualcosa che si costruisce attraverso la combinazione di 26 lettere e una manciata di segni di punteggiatura e voi,  solo voi, usando la vostra immaginazione, create un mondo e la gente che lo abita, in modo che possiate guardare attraverso altri occhi. Si arriva a sentire cose, visitare luoghi e mondi che altrimenti non avreste mai conosciuto. Si impara che anche il resto delle persone là fuori è un “io”. Ci si comporta come qualcun altro, e quando si torna al proprio mondo, si procede in modo che questo si trasformi leggermente.

La narrativa è in grado di mostrare un mondo diverso, trasporta in un luogo in cui non si è mai stati. Una volta che hai visitato altri mondi, come quelli in cui si mangia frutta fatata, non si può mai essere del tutto a proprio agio con il mondo nel quale si è cresciuti, e il malcontento è una buona cosa: le persone scontente possono modificare e migliorare i loro mondi, li vivono meglio e li rendono diversi.

Un altro modo per distruggere l’amore di un bambino per la lettura, ovviamente, è quello di assicurarsi che non ci siano libri di ogni genere in giro e non dare loro un posto dove leggere quei libri. Io sono stato fortunato, avevo un ottimo locale biblioteca da piccolo. Ho avuto quel tipo di genitori che potevano essere persuasi ad accompagnarmi biblioteca sulla strada per andare a lavoro durante vacanze estive, e il tipo di bibliotecari ai quali non importava che un piccolo ragazzo non accompagnato tornasse in biblioteca ogni mattina per sbirciare nelle schede del catalogo per bambini alla ricerca di libri con fantasmi, magia, razzi spaziali, oppure vampiri, investigatori, streghe e altre meraviglie.

Le biblioteche sono sinonimo di libertà, libertà di leggere, libertà di idee, libertà di comunicazione. Creano l’educazione (che non è un processo che termina il giorno in cui lasciamo la scuola o università), intrattenimento, creazione di spazi sicuri e facile accesso alle informazioni.

L’alfabetizzazione è più importante che in passato in questo mondo di testo ed e-mail, un mondo di informazioni scritte. Abbiamo bisogno di leggere e scrivere, abbiamo bisogno di cittadini globali che possano leggere comodamente, comprendere ciò che stanno leggendo, capire le sfumature e farsi capire.

Abbiamo l’obbligo di leggere per piacere, in privato e in luoghi pubblici. Se leggiamo per piacere, se gli altri ci vedono leggere, allora impariamo, esercitiamo la nostra immaginazione. Mostriamo agli altri che la lettura è una buona cosa.

Abbiamo (noi scrittori, n.d.s.) l’obbligo di dire ai nostri politici quello che vogliamo, di votare contro i politici di qualsiasi partito che non capiscono il valore della lettura nella creazione di cittadini meritevoli, che non vogliono agire per preservare e proteggere le conoscenze e favorire l’alfabetizzazione. Questa non è una questione di politica di partito. Questa è una questione di umanità comune.

E se invece si facesse scoppiare una rivolta dei libri?

Già, piuttosto che di forconi o altro del genere e di così “fumoso”, se non bieco… In fondo, buona parte dei malanni che stanno uccidendo l’Italia nascono in primis da un grave problema culturale. Ignoranza, insomma, in senso generale e soprattutto nel senso di ignorare la realtà, dalla quale deriva la mancanza di consapevolezza e senso civici, il menefreghismo imperante, l’abulia sociale, la spiccata tendenza ad assoggettarsi a qualsiasi potere (o pseudo-tale) che accontenti i propri egoismi… Tutte cose sulle quali prospera e s’ingrassa chi vuole dominare, da sempre e ovunque: il popolo ignorante è ben più semplice da governare che quello consapevole, informato, acculturato – qualità che ne sottintendono un’altra ancor più fondamentale: libero.
Una rivolta dei libri, una rivoluzione culturale che spazzi via ogni cosa che offende l’intelligenza, l’onestà, l’etica e il buon senso comune: e non pensate che, da questo punto di vista, la prima cosa ad essere spazzata via sarebbe proprio la miserabile casta politica che l’Italia si ritrova?

In effetti, dice bene Doctor Who, il personaggio della nota serie TV della BBC prodotta e sceneggiata da Russell T. Davies…:

You want weapons? We’re in a library. Books are the best weapon in the world. This room’s the greatest arsenal we could have. Arm yourself!

(Volete armi? Andate in una biblioteca. I libri sono l’arma migliore nel mondo. Questo luogo è il più grande arsenale che potremmo avere. Armatevi!)

Booksareweapons