Quella “destra” alla deriva a bordo della C-Star

Ne avrete certamente letto da qualche parte, tra luglio e agosto: prima gli innumerevoli problemi di permessi, poi l’accusa di avere a bordo clandestini, quindi il fermo del capitano della nave e dell’equipaggio, poi ancora le avarie e la beffa di dover essere soccorsa dalla nave di una ONG impegnata nel salvataggio dei migranti… Mi pare di poter dire che la ridicola epopea della “C-Star”, la nave noleggiata dall’organizzazione di estrema destra Generazione Identitaria con lo scopo di fermare la congetturale “invasione” di clandestini nel Mediterraneo, sia lo specchio perfetto di ciò che è la “destra”, oggi, fuori e dentro gli agoni politici: una massa informe di infantili palloni gonfiati capaci soltanto di esprimersi (sgrammaticamente, peraltro) attraverso futili slogan retorici e anacronistici, di contro incapaci di compiere qualsivoglia azione concreta di qualche “buona” sostanza. E l’atto finale della suddetta spedizione anti-immigrazione, dello scorso 22 agosto, con cui viene dichiarata “un successo, indubitabile e totale” una missione durata 5 giorni (!) durante i quali la nave nemmeno s’è vista in prossimità d’alcun gommone di migranti clandestini, inanellando di contro una figuraccia dietro l’altra, è la (inutile peraltro) prova finale di quanto sopra.

Tutto il contrario, in buona sostanza, di ciò che potrebbe e dovrebbe essere un’autentica destra contemporanea, emancipata totalmente dal proprio passato e dai relativi conformismi nostalgici, consapevole di sé stessa, dei propri principi originali, identitaria in senso strettamente culturale e politicamente virtuosa ovvero pure populista, nel caso, ma con appropriato senno e serietà adeguata.
Ci sarebbe ben bisogno di una destra del genere, esattamente come ci sarebbe bisogno di una sinistra lontanissima dall’attuale suo simulacro fariseo, ipocrita, ormai del tutto dimentico della propria storia e degli ideali originari e totalmente asservito al sistema di potere vigente come meglio la più laida borghesia reazionaria non saprebbe fare.

Sia chiaro: non c’è affatto da sottovalutare questa generale deriva delle ideologie classiche verso biechi lidi di non pensiero concettualmente svuotati d’ogni cultura originaria, tanto tragicomici quanto imbarbarenti; di contro, non resta che sperare che i due suddetti elementi, ormai del tutto complementari e integrati in un’unica “mandria” ferina priva al suo interno di qualsiasi effettiva differenza, finiscano per disintegrarsi vicendevolmente, e attendere che ciò inesorabilmente avvenga. Il più presto possibile, ovviamente.

P.S.: cliccando sull’immagine in testa al post, potrete leggere un approfondito reportage di Valigia Blu sulla questione “C-Star / Generazione Identitaria”.

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Come un orso venuto dallo spazio

Sono come un orso spaziale che per qualche bizzarro motivo ha sbagliato il pianeta sul quale atterrare.

In ogni caso, la tuta l’ho addosso. Se occorre, sono pronto a decollare verso altri mondi migliori di questo. La Terra sta diventando sempre più un luogo troppo primitivo e selvaggio, per un orso come me.

La “nave” dell’editoria italiana, e gli scogli sempre più vicini

Scrivo queste riflessioni a poche ore dalla chiusura di Tempo di Libri, la nuova fiera dell’editoria di Milano anti-Salone del Libro di Torino. Su di essa ho mantenuta ferma l’opinione personale formulata fin dall’inizio: una spacconata dell’AIE, alla quale non ho voluto partecipare. Tuttavia, tali riflessioni prescindono da come sia andato l’evento milanese e dalle testimonianze (piuttosto significative) degli amici che, da addetti ai lavori o da visitatori, vi sono stati.
Sono riflessioni, semmai, legate a ciò che si può effettivamente cogliere da una visione generale del comparto editoriale nazionale la quale, lo dico da subito (mi) regala sempre più panorami assai foschi, e senza che niente e nessuno riesca o sappia accendere una minima luce che li possa rischiarare. L’impressione personale, insomma, è quella di un comparto che, a fronte di una situazione del mercato dei libri sempre più “drammatica” – rimarcata per l’ennesima volta dall’ISTAT proprio durante Tempo di Libri, continui ad andare avanti come se nulla fosse, anzi, come se il mercato suddetto sia sempre più prospero. Al punto da creare due eventi fieristici del tutto simili l’uno all’altro a nemmeno un mese di distanza e in due città praticamente contigue, una delle quali un evento sui libri ce l’ha già: follia pura, e totale dissonanza cognitiva dalla situazione reale dell’editoria in Italia!
Ma questo sconcertante – e parecchio irritante, per lo scrivente – doppione fieristico non è che la più macroscopica prova di una sempre più sconcertante ottusità e cecità del comparto editoriale, che continua “allegramente” lungo la strada intrapresa anni fa verso la quantità al posto della qualità, verso la produzione continua di libroidi senza alcun valore letterario presentati come grandi successi ma che poi, puntualmente, si rivelano boomerang commerciali (e culturali), verso il folle meccanismo della sovrapproduzione di titoli e copie al fine di finanziare e tenere in piedi i bilanci aziendali – ma in realtà affossando sempre più le case editrici e allargando a dismisura i “buchi” dei suddetti bilanci (si veda al riguardo questo illuminante articolo di Antonio Tombolini), verso l’oligopolio dei canali distributivi (i quali ormai sono diventati i veri controllori del mercato, gusti del pubblico inclusi) e con la costante incuria nei confronti delle librerie, il cui valore culturale e sociale continua a non essere riconosciuto né tanto meno supportato – istituzionalmente o meno, come accade in altri paesi: Francia, ad esempio.
Nel frattempo, di azioni realmente efficaci, almeno in potenza, per cambiare le sorti del mercato editoriale che, di questo passo, paiono sempre più segnate, non se ne vedono. Si reclamano iniziative più di principio che di concretezza come la revisione della legge Levi – tanto, da che è stata varata, è stata pure puntualmente ignorata dalle grandi catene di distribuzione -, non ci si adopera per creare finalmente una rete che abbia forza “politica” contro la deriva “industrialistica” dei grandi editori, i quali sempre più trattano i libri come meri oggetti di consumo, non si mettono in atto azioni di promozione della lettura di sostanza più che di immagine, ad esempio riguardo le scuole: è inutile portare in “gita” le scolaresche nelle grandi fiere del libro, sono semmai i libri – e tutto ciò di affine a loro, scrittori compresi – che devono entrare nelle scuole!
Sono troppo pessimista, dite voi? Può essere… spero di esserlo, sul serio. Ma da un comparto editoriale che per contrastare l’ormai cronica emorragia di lettori (il che significa inevitabilmente emorragia di cultura diffusa, lo ricordo sempre!) si mette a litigare a colpi di fiere-fotocopia per mostrarsi più bello e più bravo dell’evento concorrente, beh, in tutta sincerità, non mi aspetto nulla di buono, ma proprio nulla. La verità è che sono tutti imbarcati – quelli dell’editoria italica, con poche eccezioni – su una nave piena di falle che si sta dirigendo su una rotta drammaticamente dritta e diretta verso gli scogli, ma tutti quanti guardano dall’altra parte quanto è bello il tramonto sul mare. O qualche anima pia che abbia veramente a cuore il futuro dei libri e della lettura si decide finalmente a mettere mano al timone e cambiare rotta al più presto, o per lo schianto finale è solo questione di tempo. Poco tempo.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

INTERVALLO – Inghilterra/Galles, “The Book Barge” Independent Bookshop

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The Book Barge, una libreria indipendente su un barcone navigante i canali tra Inghilterra e Galles…
Cliccate sull’immagine per saperne di più!

Quando i libri diventano ispirazione per l’arte contemporanea, ed espressione profonda di essa

Un bellissimo progetto artistico che farà parte degli eventi collaterali della prossima 55a Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia e per il quale l’oggetto-libro è fondamentale sia in senso teorico che pratico è I libri d’acqua, presentato dall’artista napoletano Antonio Nocera con la curatela di Louis Godart e di Laura Fusco.

Leggendo dalla presentazione del progetto…:
Con il progetto “I libri d’acqua” l’artista focalizza l’attenzione sul tema della migrazione come fenomeno sociale totale. Al centro della sua riflessione è posta l’importanza della Antonio-Nocera_photomobilità umana come espressione di una libertà fondamentale di movimento e aspirazione all’emancipazione, che l’artista esprime simbolicamente attraverso il viaggio. Le opere di questo progetto sono dominate dalla presenza del mare, ora chiaro e limpido ora nero come il catrame, ora calmo e rasserenante ora impetuoso e angosciante. Su queste acque galleggiano nidi carichi di esserini che rimandano la memoria ai barconi di migranti che, in tutte le epoche, hanno solcato i mari in cerca di un luogo dove costruire una nuova casa.
Il progetto “I Libri d’acqua” rientra nella tematica sviluppata negli ultimi anni dall’artista con “Oltre il nido”, progetto nato dalla riflessione sul tema della casa come aspirazione primaria e diritto fondamentale dell’essere umano, simbolicamente rappresentato dal nido. (…) Per la realizzazione delle sue opere l’artista attinge dalla millenaria sapienza artigiana veneziana l’uso di materiali pregiati come il vetro e la carta. Per il progetto site specific al Monastero di S. Nicolò, Antonio Nocera realizzerà un grande libro da collocarsi nell’area centrale a cielo aperto del chiostro e l’opera sarà oggetto di donazione al Comune di Venezia nel corso della cerimonia di inaugurazione.
L’installazione principale verrà accompagnata da opere, dipinti e sculture, facenti parte del complesso progetto “I Libri d’acqua” oltre che da un video documentario sulla creazione dell’opera, arricchito da approfondimenti sui temi dell’esposizione con un particolare focus sull’art 13 della DUDU (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)

Trovo – ovviamente, mi verrebbe da dire – molto interessante la scelta di rappresentare il senso tematico del progetto artistico attraverso l’oggetto-libro, appunto: una sorta di (ri)affermazione della potenza di esso, e dell’insuperabile capacità che detiene nel portare il più rapidamente e il più chiaramente possibile un messaggio di valore quale è certamente, e tanto quello alla base del progetto di Nocera. Una facoltà che rende il libro la rappresentazione più vivida e immediata del termine “cultura”, che l’arte visiva contemporanea – a sua volta possente espressione culturale – riconosce (come già fatto spesso, in passato, e come farà ancora in futuro) tanto quanto, purtroppo, la letteratura invece non è più capace di testimoniare, paradossalmente, per proprio autolesionismo editoriale
Cliccate QUI o sull’immagine di Antonio Nocera per visitare il sito web del progetto I libri d’acqua, e conoscerne ogni altro dettaglio.