Il paesaggio nella testa

[Il paesaggio intorno a San Quirico d’Orcia, Siena. Foto di Luca Micheli da Unsplash.]

Il paesaggio è un costrutto. Questa parola terribile significa che il paesaggio non va ricercato nei fenomeni ambientali, ma nelle teste degli osservatori.

(Lucius Burckhardt)

Perché quando ammiriamo un “paesaggio” come quello ritratto nell’immagine lì sopra, pensiamo sia bello? Perché le sue forme, i suoi colori, le vedute panoramiche che vi si generano sono sinonimo di bellezza, certamente, e perché un tale concetto di bellezza è quello che abbiamo culturalmente determinato nel tempo con lo sviluppo, anche in senso estetico, della nostra civiltà.

E se fosse invece che il paesaggio sopra raffigurato è “bello” soprattutto perché in realtà si forma dentro di noi, è una creazione della nostra mente e del nostro animo, e dunque mai nessuno di noi ordinariamente affermerebbe, per così dire, di essere “brutto” dentro?

Ne (ri)parlerò (perché l’ho già fatto di frequente, qui sul blog) a breve di questo tema e di Lucius Burckhardt, personaggio tanto poco noto quanto assai significativo e a suo modo illuminante.

Contro Chiara Ferragni (o no?)

No, mi spiace, ma a me questa cosa di Chiara Ferragni che gira l’Italia qui e là per luoghi d’arte e di gran pregio culturale non mi sta bene. Leggo da diverse parti (qui, ad esempio) di quanto abbia fatto bene la sua presenza agli Uffizi (gli ingressi degli under 25 sono aumentati di quasi il 30% di colpo) o degli effetti turistici dei suoi selfie nelle chiese e nei luoghi culturali del Salento (vedi lì sopra), ovvero di come la cultura, che nel (una volta) “Bel Paese” è assai poco considerata – e sostanzialmente denigrata dalla politica – possa e debba aver bisogno di infleuncer come lei e dei millemila like ai suoi post sui social, probabilmente messi da molti che (mi permetto la cattiveria, che tuttavia non credo così campata per aria) degli Uffizi quasi nemmeno sapevano l’esistenza…

Ecco, no, non mi sta bene, già. Insomma, perché Chiara Ferragni non viene anche a Colle di Sogno, uno dei più borghi della montagna lombarda? È un luogo meraviglioso in un paesaggio prealpino a dir poco leggiadro, con angoli assai caratteristici nei quali i selfie verrebbero benissimo e c’è pure una locanda in cui si mangia divinamente. Non a caso con Alpes ne abbiamo fatto la sede di un progetto a suo modo innovativo, Colle di Sogno, Un luogo dove re-stare, con il quale puntiamo a conseguire una rivalorizzazione e una rinascita del borgo e del suo territorio utilizzando come impulso principale e fondamentale l’apertura, l’inclusione e l’esperienza di resilienza degli abitanti, forti attrattori culturali di ulteriori esperienze analoghe nonché elementi ideali alla produzione di nuova cultura. In pratica, un progetto che vuole rivitalizzare per rivitalizzarsi: per fare di Colle di Sogno un luogo oltre modo vivo, forte della sua storia, determinato nel presente e capace di costruirsi un buon futuro.

Che diamine: c’è un posto così a un’ora d’auto da Milano e una persona indubbiamente assai intelligente e capace come Chiara Ferragni non ci viene a fare nemmeno un selfie? Eh no, non va bene, è uno scandalo, una cosa inaccettabile, ecco. Uffa!

P.S.: Chiara, comunque sappia che i pizzoccheri che fa il Luigi alla Locanda di Colle di Sogno sono imbattibili. Garantito!

David Sedaris, “Mi raccomando: tutti vestiti bene”

cop_mi raccomandoE’ ormai luogo comune sostenere che sovente la realtà supera la fantasia, e che le storie inventate e all’apparenza impossibili che si possono leggere nei romanzi vengono spesso superate, se non doppiate, dalle circostanze della realtà di questo nostro bizzarro mondo sul quale stiamo. Vero, senza dubbio: le cronache quotidiane ci presentano e raccontano fatti che solo il miglior romanziere saprebbe inventarsi e narrare ovvero, di contro, che senza alcuno sforzo chiunque potrebbe mettere per iscritto e ricavarne un romanzo – in fondo è ciò che fa ormai per “regola di marketing” la TV, coi suoi tanti programmi di spettacolarizzazione dei fatti di cronaca più disparati, reality e docu-fiction spesso di infima qualità
E invece la realtà ordinaria? Quella fatta da tutte le piccole, minime, insignificanti azioni quotidiane, comuni a buona parte degli essere umani sul pianeta, dai soliti gesti, le solite parole, i più ordinari e “classici” luoghi comuni – questi sì, tali da un sacco di tempo – quella che, insomma, è la vita di tutti i giorni e di tutti (o quasi) noi? Qui si possono trovare spunti letterari? Verrebbe da rispondere di no, e con piglio piuttosto deciso. Cosa potrebbe accadere nella vita quotidiana ordinaria che uno scrittore nemmeno tanto creativo non potrebbe facilmente inventarsi?
Ecco: qui – e lo affermo subito – sta la dote principale di David Sedaris, autore americano ritenuto da molti “il miglior umorista americano vivente” che, bisogna ammetterlo, in questo Mi raccomando: tutti vestiti bene (Mondadori, 2006, traduzione del solito bravo Matteo Colombo; orig. Dress you family in corduroy and denim, 2004) offre al lettore una bella prova a sostegno di tale impegnativa definizione…

Leggete la recensione completa di Mi raccomando: tutti vestiti bene cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!