Bauhaus (canino)

In questo mese di aprile 2019 ricorrono i 100 anni dalla nascita del Bauhaus, una delle più importanti scuole di architettura, design, arti visive e applicate del Novecento (e non solo).
Bene, ecco un messaggio recapitato di recente in quel “meraviglioso” paese (virtuale) delle meraviglie (accidentali) che è la mia casella di posta elettronica:

Beh… “bau-haus”.
Chapeau! – non c’è che dire!
Già un nome così, per un albergo per cani, è un’autentica genialata, ancor più considerando il centenario suddetto. Se poi saltasse fuori che la sede dell’albergo canino è stata progettata da Walter Gropius, da Ludwig Mies van der Rohe o da qualche loro discepolo contemporaneo, caspita, ci sarebbe da dargli un premio di prestigio internazionale! Se lo meriterebbero tutto.

Se per di più cambiassero il loro furgone raffigurato nell’immagine con il modello qui sotto

…trainato da un’auto di rappresentanza come questa…

…per quanto mi riguarda entrerebbero direttamente nel mito più imperituro! Già.

P.S.: cliccate sulle immagini per saperne di più di ciascuna.

 

Annunci

Il dandy come ribelle perfetto

Richard Dighton, “The Dandy Club”, 1818.

Il dandy è una delle prime sfide contro la minaccia d’una civiltà di massa, è, così parve al Baudelaire, una muta e sprezzante ribellione contro il materialismo d’un’era democratica: una affermazione di singolarità, di esclusivismo da parte dell’individuo, sia pure in un campo frivolo (ma Byron metteva Brummell accanto a se stesso e a Napoleone), e, a dire il vero, nel genuino prototipo attinse un grado di perfezione mai più raggiunto. Eleganza senza vistosità, arguzia talora così sottile da non trovare altra espressione che un silenzio significativo.

(Mario Praz, ‪I volti del tempo, Edizioni scientifiche italiane, Napoli, 1964, pag.228.)

Lo sviluppo intellettuale? Merito di Dürrenmatt!

Charlotte Kerr, la seconda moglie di Friedrich Dürrenmatt, un giorno di gennaio del 1992 telefonò a Mario Botta: «Sarebbe disposto a venire a Neuchâtel? Ho deciso di regalare la casa di Dürrenmatt e il terreno per costruirvi un museo. Mi mancano i soldi per la costruzione, ma sono certa che li troveremo… Allora, che ne dice? Perché non viene a dare un’occhiata?» «Che c’entrano i soldi quando si tratta di Dürrenmatt? A lui devo il mio sviluppo intellettuale. Certo che vengo.»

(Conversazione citata da Donata Berra nella postfazione de La Valletta dell’Eremo, Edizioni Casagrande, Bellinzona, 2002, pag.83. Il “museo” in questione è il Centre Dürrenmatt Neuchâtel, al quale fa riferimento l’immagine in testa al post: cliccateci sopra per saperne di più, oppure cliccate qui per visitarne il sito web.)

Friedrich Dürrenmatt, “La Valletta dell’Eremo”

C’è il serio rischio, sappiatelo, che questa mia “recensione” (termine virgolettato dacché usato per mera semplicità e rapidità di concetto, dovrei parlare di impressioni di lettura, semmai), si risolva in men che non si dica, poche righe e stop, detto tutto. E non perché non abbia da dirvi a sufficienza sul libro in questione, anzi, forse proprio per il motivo opposto, che tuttavia sottosta a un superiore ordine di “giudizio” (altro termine che uso per brevità) il quale potrebbe risolvere tutto quanto rapidamente, appunto. Nemmeno conta il fatto che il testo in questione occupi meno di settanta pagine: nuovamente la sua brevità è direttamente proporzionale agli elementi di discussione che può far scaturire. Conta invece moltissimo il fatto che, per il sottoscritto – ma, sia chiaro, sono l’ultimo e il più “piccolo” in prestigio a sostenere quanto di seguito – Friedrich Dürrenmatt sia senza alcun dubbio uno dei più grandi scrittore europei dell’intero Novecento, nobilissimo rappresentante di un panorama letterario, quello svizzero, piccolo come il proprio territorio nazionale eppure di grande spessore e altissima qualità. La Valletta dell’Eremo (Edizioni Casagrande, 2002, cura e traduzione di Donata Berra; orig. Vallon de l’Ermitage, 1986) è un perfetto esempio di quanto ho appena affermato, pur rappresentando un’opera “secondaria” nella bibliografia di Dürrenmatt che tuttavia, nella sua particolarità, ne rispecchia in modo evidente la personalità umana e letteraria []

(Leggete la recensione completa de La Valletta dell’Eremo cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

La libertà è una decisione dello spirito

La libertà è una decisione dello spirito. È lo spirito che decide di essere libero, se non ne è capace, non c’è libertà che lo possa aiutare.

(Friedrich Dürrenmatt citato da Donata Berra nella postfazione de La Valletta dell’Eremo, Edizioni Casagrande, Bellinzona, 2002, pag.84.)