Il paesaggio nella testa

[Il paesaggio intorno a San Quirico d’Orcia, Siena. Foto di Luca Micheli da Unsplash.]

Il paesaggio è un costrutto. Questa parola terribile significa che il paesaggio non va ricercato nei fenomeni ambientali, ma nelle teste degli osservatori.

(Lucius Burckhardt)

Perché quando ammiriamo un “paesaggio” come quello ritratto nell’immagine lì sopra, pensiamo sia bello? Perché le sue forme, i suoi colori, le vedute panoramiche che vi si generano sono sinonimo di bellezza, certamente, e perché un tale concetto di bellezza è quello che abbiamo culturalmente determinato nel tempo con lo sviluppo, anche in senso estetico, della nostra civiltà.

E se fosse invece che il paesaggio sopra raffigurato è “bello” soprattutto perché in realtà si forma dentro di noi, è una creazione della nostra mente e del nostro animo, e dunque mai nessuno di noi ordinariamente affermerebbe, per così dire, di essere “brutto” dentro?

Ne (ri)parlerò (perché l’ho già fatto di frequente, qui sul blog) a breve di questo tema e di Lucius Burckhardt, personaggio tanto poco noto quanto assai significativo e a suo modo illuminante.

“Forma = sostanza”: grande (e purtroppo non unica) devianza italiana

Amy Joy Watson, “Floating sequence”, 2013. Photo credits: http://www.janmurphygallery.com.au
Amy Joy Watson, “Floating sequence”, 2013. Photo credits: http://www.janmurphygallery.com.au

Leggevo qualche tempo fa sul mai troppo lodabile Artribune Magazine un’intervista a Daniele Pitteri, attuale direttore di Santa Maria della Scala a Siena, il cui progetto di riconversione da ospedale (uno dei più antichi d’Europa) a centro culturale ormai da vent’anni non riesce ad essere portato a termine. Dice al proposito Pitteri: «Il processo di riconversione e rigenerazione si è interrotto per un vizio italiano: pensare a un progetto di ristrutturazione architettonica senza una finalità contenutistica.»
Ho trovato questa affermazione assolutamente consona a un’impressione che da tempo ho maturato nella riflessione su cosa abbia reso l’Italia da potenziale nazione guida del pianeta a paese culturalmente e civicamente arretrato nonché in inarrestabile decadenza, ovvero a come, con l’andare del tempo e sempre più venendo ai giorni nostri, il nostro paese abbia tragicamente confuso due elementi totalmente diversi e complementari in ogni ambito e per ogni cosa: forma e sostanza. Confusi e ancor più sovrapposti, sempre a danno del secondo. Interpretazione analoga, a cui fa riferimento quanto detto da Pitteri a proposito di Santa Maria della Scala, è quella inerente a contenitore e contenuto: il primo può anche essere il più bello, prezioso, funzionale, meglio concepito, intelligente geniale che ci sia ma, senza il secondo, sarà sostanzialmente qualcosa di inutile e dunque, appena dopo, di potenzialmente dannoso per quello stesso ambito per il quale avrebbe dovuto invece rappresentare un pregio.
Credo sia una delle più drammatiche devianze di cui soffra l’Italia, questa: troppo spesso si punta al superficiale, lo si fornisce di una utilità e un significato che inevitabilmente non può avere, lo si rende scopo, obiettivo finale, risultato massimo da conseguire per meri fini di visibilità – ovvero di interessi vari e assortiti: d’immagine, politici, economici, eccetera – dimenticandosi per precisa strategia ma, a volte, pure per tragica ignoranza, che non è la forma a sancire la bontà d’un progetto ma è la sostanza che contiene, quella che in fondo genera la forma stessa e che ne giustifica la realtà. Insomma, per esemplificare chiaramente: un libro con una meravigliosa copertina e pagine fatte d’una carta delle più pregiate se non ha un testo dentro da leggere libro non è, molto semplicemente!
Purtroppo, una tale devianza in fondo non è che l’ennesima dimostrazione dell’italica incapacità di interpretazione, nonché di gestione strategica, del tempo e della propria storia: si dimentica rapidamente il passato, ci si rifiuta di vedere nel futuro, si resta dunque ancorati ad un presente che viene reso unico momento importante ed al quale viene chiesto di conferire un qualche valore a ciò che viene progettato e realizzato. Peccato però che il presente, formalmente, non esiste, per sua stessa definizione – e per ineluttabile sorte cronologica – diventa rapidamente passato; ugualmente la non programmazione del futuro ne soffoca da subito qualsiasi buona potenzialità, così che quando a sua volta diventa presente è già vuoto, sterile, inutile, scivolando nel passato come nulla fosse. Questo avviene in quasi ogni ambito della vita del paese: quello politico in primis (nel quale in verità una programmazione del futuro c’è: quella per assicurarsi la poltrona parlamentare o la relativa influenza pubblica il più a lungo possibile!) ma pure in quello economico, industriale, infrastrutturale… Persino, e ciò per molti aspetti è cosa ancora più drammatica, nell’ambito culturale: ove la cultura è campo che come nessun altro si nutre del passato per costruire nel presente il miglior futuro (un futuro fondamentale per qualsiasi società civile che voglia ritenersi realmente tale), troppo di frequente in Italia viene ridotta a mera iniziativa d’immagine, sovraccaricata di interessi alieni ad essa e parecchio biechi, assoggettata alle leggi di ambiti che nulla vi hanno a che fare e che la trasformano in un ennesimo prodotto di consumo, spesso nella forma “usa e getta”.
Ci infiliamo sempre di più in forme all’apparenza belle e lodevoli che tuttavia all’interno risultano del tutto vuote di sostanza: vuote, soprattutto, di qualsiasi elemento che possa consentire all’intera società di comprendere, apprendere, guardare avanti, svilupparsi, progredire, evolvere sotto ogni punto di vista. Ma qualsiasi pur meravigliosa “forma”, se svuotata d’ogni possibile “sostanza”, prima o poi crollerà. E se, una volta crollata, ci rammaricheremo di aver perso la sua bellezza piuttosto di capire di non averla colmata di sostanza, ne costruiremo un’altra che in breve nuovamente crollerà. L’essere impantanati in un presente sterile e avviluppato su sé stesso significa anche questo: privilegiare unicamente la forma dello spazio presente ignorando la sostanza del tempo della storia. Se non comprenderemo ciò, non potremo far altro che lamentarci cronicamente che tutto, qui, non funziona come dovrebbe, che si ripetono sempre gli stessi errori, che invece di progredire si regredisce, che tutto cambia ma nulla cambia mai veramente… In fondo, la forma senza la sostanza è come un corpo senza spina dorsale: non potrà mai realmente reggersi in piedi.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

Un concorso letterario onesto, una volta tanto! “Un Monte di Poesia” 2012, Abbadia San Salvatore, Siena

Chi mi conosce lo sa (visto che non perdo l’occasione di rimarcarlo), voi che ora leggete questo post e probabilmente non lo sapete ora lo saprete, che io non amo proprio i concorsi letterari… Anzi, che dico? Li ritengo, nella loro gran parte, una bella e buona fregatura attuata sulle spalle di speranzosi e ingenui (loro malgrado) aspiranti scrittori/poeti, un efficace specchietto per le allodole atto a spillare un po’ di soldi ai suddetti (e nel complesso dei bei gruzzoletti), offrendo di contro un valore artistico e letterario fruibile assolutamente nullo, ancorché spesso sbandierato ai quattro venti. Quando poi mi ritrovo a leggere sui bandi di concorso cose del genere “costo d’iscrizione: € 30,00” (trentaaaa?!?!?!) se non peggio, in tutta sincerità mi ribolle il sangue!
Ma certamente, e per fortuna, ci sono le eccezioni. Non sono tante, a mio parere, ma ci sono. Ad esempio, il Concorso Letterario “Un Monte di Poesia”, organizzato ad Abbadia San Salvatore in provincia di Siena, lo è: non ha rinomanza internazionale, va bene (ma, diciamola tutta, quanti concorsi che indicano pomposamente nel proprio nome “Premio Internazionale…” l’hanno veramente?), ma è ben organizzato, onesto (€ 10,00 di iscrizione “base”, più che ragionevoli!), trasparente, e per di più si prefigge anche lo scopo di dare visibilità ai piccoli comuni della montagna toscana: un modo intelligente di legare la cultura al territorio nella quale si genera e viene accolta, coinvolgendo il territorio stesso nel senso e nella sostanza dell’evento.
Cliccate sull’immagine del logo per visitare il sito web del Concorso, leggere e scaricare il bando di partecipazione, nonché per conoscere ogni altra utile informazione in merito.