Ricercare e identificare il Genius Loci

Visto che qualcuno se n’è detto (ammirevolmente, o inopinatamente) interessato, cliccando sull’immagine qui sopra potrete scaricare il testo – in file pdf con tanto di diapositive della presentazione e relativo riferimento nel testo – della mia classroom sul tema Ricercare e identificare il Genius Loci: l’importanza dell’identità nei progetti culturali, per il ciclo “Alpes@Home” a cura dell’Officina Culturale Alpes (cliccate qui per saperne di più al riguardo).

Ringrazio di cuore i suddetti inopinati interessati e chiunque vorrà scaricare, leggere e persino apprezzare il documento.

P.S.: la presentazione la potete vedere anche qui sotto:

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In dialogo con il Genius Loci… su Zoom, domani!

Spesso in luoghi di grande valore paesaggistico, culturale e sociale vengono concepiti progetti e realizzati eventi di varia natura – e magari assai prestigiosi – del tutto scollegati dal luogo stesso e dalle sue peculiarità, che per questo alla fine risultano di successo mediatico ma troppo autoreferenziali e decontestualizzati – anche in casi nei quali sembra che “parlino” del luogo. Questo alla lunga, ma di frequente anche in tempi molto brevi, può generare non vantaggi ma autentici danni al luogo che li ospita, e certamente ne offusca la cultura peculiare e l’identità col rischio potenziale (e paradossale) di trasformarlo infine in un ennesimo non luogo.

Come si può invece pensare a progetti culturali che realmente valorizzino i luoghi ospitanti nel modo più ampio possibile e conseguano per essi risultati proficui e duraturi nel tempo? Su quali buone basi si potrebbe agire, per lavorare al meglio in questo senso?

Ne parleremo domani, mercoledì 22 aprile alle ore 17, nella classroom che avrò l’onore di tenere su Zoom per il ciclo Alpes@Home curata da Alpes, intitolata Ricercare e identificare il Genius Loci. L’importanza dell’identità nei progetti culturali.

Cliccate sull’immagine in testa al post per avere ogni informazione utile al riguardo, oppure qui. Vi aspetto!

Luoghi, non luoghi, neo luoghi

Un “luogo”, in forza di processi di variegato degrado materiale e immateriale, può diventare un non luogo – come da tempo ha ben spiegato Marc Augé – ovvero uno spazio abitato/vissuto ma privo, o privato, della sua identità peculiare. A volte prima diventa iper luogo, sovraccaricandosi di significati via via meno consoni ed emblematici che ne intaccano lo spirito, fino al punto di implodere nella propria negazione. Di contro un non luogo può essere recuperato e tornare a essere luogo, a volte addirittura neo luogo, con una propria rivitalizzata identità.

Ma allo spazio che è “luogo” eppure, per varie motivazioni, non viene più riconosciuto come tale oppure viene frequentato in forme e modi banali e convenzionali, dunque del quale si può dire che non è non luogo ma non ancora neo luogo, che potrebbe succedere? Quali processi di identificazione e definizione lo possono condizionare, dunque definire? E come poterli attivare, con quali strumenti e progettualità che possano rendere virtuosi quei processi e non invece svilenti, come invece non di rado (e pur con tutta l’eventuale buona fede del caso) avviene?

Ne parleremo mercoledì 22 aprile, alle ore 17, nella classroom che avrò l’onore di tenere su Zoom per il ciclo Alpes@Home curata da Alpes, intitolata Ricercare e identificare il Genius Loci. L’importanza dell’identità nei progetti culturali.
Cliccate sull’immagine in testa al post per avere ogni informazione utile al riguardo, oppure qui. Vi aspetto!

Di un “Erbario Sospeso”

Le pagine di un libro sono minuti, legati da un filo di cotone.
Solo quando vengono aperte, diventano un tempo di parole.
Cà Berizzi è un libro. Chiuso per tanto tempo e recentemente restaurato con un nuovo filo di cotone.
Sabina, come un ospite discreto, ha aperto queste pagine. Ma non ci ha scritto nulla.
Ha scelto, tra le erbe, quelle che sentiva sue. Ha aperto questo libro di pietre medioevali, capaci di assorbire, ma anche ignorare. E poi ha richiuso il libro.
L’esposizione di Sabina all’interno del complesso di Cà Berizzi nasce da due suggestioni e da un pensiero lungo quanto la sua ricerca di significato. La prima deriva da Tiziano Terzani che racconta:
“Quando Ossendowski descrive la piana stupenda dei Mongoli intorno a Urga, e l’odore di una certa erba, ( che ho subito identificato, perché i Mongoli la seccano e ne fanno incenso per i loro templi), sono andato subito a cercarla e, fra le pagine del libro in cui la descrive, ne ho messo a seccare un mazzetto…”
Terzani ibrida la pagina con i profumi reali. La parola «iberna» una sensazione viva e spinge a un viaggio. Che Terzani gioca a riportare in vita.
Chiudere un libro è come fermare il tempo. Un’erba, al suo interno, sarà sempre a suo agio. All’inizio sarà il ricordo di qualcosa o di qualcuno. Poi il ricordo svanirà, si fonderà con la carta. Abiterà quel tempo sospeso.
La seconda suggestione è tra le pagine di Orwell, in 1984 []

Tratto dal testo critico di Mauro Ceresoli della mostra Erbario Sospeso, di Sabina Sala, inaugurata sabato 6 luglio scorso presso la BibliOsteria di Cà Berizzi, un luogo del quale di frequente vi parlo dacché lo trovo sublime, e che con la suggestiva esposizione di Sabina Sala – tale anche perché strettamente legata al mondo dei libri e della lettura, il che me la rende assai intrigante – acquisisce se possibile ancora maggior fascino.

Cliccate sull’immagine per leggere il testo critico completo, oppure cliccate qui per avere qualsiasi altra informazione utile sulla visita della mostra e sull’accoglienza offerta dalla BibliOsteria.

INTERVALLO – Corna Imagna (Bergamo), BibliOsteria Cà Berizzi

Caberizzi-logocaberizziSoggiornare – qualche ora, o magari qualche giorno – in una biblioteca, mangiando e dormendo al cospetto di migliaia di libri. Un sogno, per ogni appassionato di lettura… no, una realtà! Giusto domenica prossima, 29 maggio, sarà infatti inaugurata la BibliOsteria Cà Berizzi, un luogo che trasuda fascino da ogni singolo elemento che lo compone!
Cà Berizzi è un’antica dimora nobiliare del XVIII secolo che sorge a Corna Imagna, piccolo e bellissimo centro dell’omonima valle delle prealpi bergamasche: edificata in pietra locale con pregevoli elementi architettonici, lo stabile ospita dall’estate 2015 la (altrettanto bella nonché ricca) Biblioteca “Costantino Locatelli” del Centro Studi Valle Imagna, associazione che si occupa di cultura, economia e amministrazione della montagna e che ha promosso il recupero dell’edificio. Da domenica, appunto, in una seconda ala dello stesso apre un’osteria con camere, dove mangiare raffinate riproposizioni della cucina locale e dormire in ambienti suggestivi, e uno spazio polifunzionale che potrà ospitare diversi eventi culturali.
La particolarità di Cà Berizzi è proprio la contaminazione tra questi ambienti, che sapranno trasformarsi in relazione alle diverse iniziative. L’obiettivo è la costruzione di proposte culturali e ambientali, declinate via via anche in chiave eno-gastronomica, in grado di promuovere le eccellenze del territorio.

13254057_1036493503099280_6201214573514482069_nCliccate sulle immagini per visitare il sito web di Cà Berizzi, oppure cliccate qui per la pagina facebook della BibliOsteria. E buoni soggiorni culturali!