Una previsione piuttosto attendibile, forse, sulle prossime elezioni USA

[Immagine tratta dal web, presente su vari siti e pagine social.]
Bisogna constatare che il Presidente degli USA in carica è così incapace, incompetente, bugiardo, ipocrita, scriteriato, inaffidabile, incolto, meschino, incoerente, bullo, bifolco, fanfarone, sbruffone, egotista, razzista, misogino, vile, distruttivo, deviato, grottesco, impresentabile, ed è tutto questo in maniera crescente, che, in considerazione della sostanziale pochezza del suo avversario nonché della realtà generale della massa votante americana, alle elezioni presidenziali del prossimo 3 novembre ha notevoli probabilità di vincere ed essere rieletto. Già.

Questa potrebbe essere – a suo modo – un’“ottima” notizia per chi si voglia dichiarare “antiamericano”, per come nell’ipotesi di cui sopra la decadenza degli USA a livello globale e la disgregazione sul piano interno proseguirebbero inesorabili; potrebbe di contro essere una notizia assai meno buona per chi abbia a cuore le sorti future dell’intero pianeta e non solo dal punto di vista geopolitico.

O forse, chissà, avverrà l’esatto opposto. Come disse Platone, «La politica, nella comune accezione del termine, non è altro che corruzione»: dei valori, delle idee, degli ideali, della realtà, della verità. “Corruzione” ovvero degenerazione o alterazione, in ogni senso.

Già, chissà.

Impariamo la filosofia con il patriarca di Kiev!

Oggi, ad esempio, impariamo cos’è un sillogismo.

Sillogismo” è un «termine filosofico con cui Aristotele designò la forma fondamentale di argomentazione logica (s. categorico), costituita da tre proposizioni dichiarative connesse in modo tale che dalle prime due, assunte come premesse, si possa dedurre una conclusione
Ecco, di seguito schematizzato, un esempio assai calzante:

[Foto di Håkan Henriksson (Narking), opera propria, CC BY 3.0, fonte Wikimedia Commons.]
    • Prima proposizione: il patriarca di Kiev ha definito il Covid «una punizione divina contro i gay» ovvero «contro i matrimoni omosessuali».
    • Seconda proposizione: il patriarca di Kiev ha contratto il Covid.
    • Conclusione: il patriarca di Kiev è gay ovvero si è sposato (in gran segreto, nel caso) con un altro uomo.

Un’argomentazione logica pressoché perfetta, senza dubbio.

Arrivederci alla prossima piccola lezione di filosofia!

Il governo migliore

[Photo by Miguel Bruna on Unsplash]
La crisi di livello globale generate dalla pandemia del coronavirus ha messo ancor più di prima in luce (benché non ve ne fosse affatto bisogno) l’inadeguatezza di molti poteri politici un po’ ovunque, sul pianeta. Inadeguatezza dovuta a incapacità, inettitudine, sbruffonaggine, ignoranza, mancanza di sensibilità, di visione, di percezione della realtà ovvero distacco da essa, menefreghismo, malignità… Tutte doti sempre ben presenti in quasi tutti i leader politici e di governo, come fossero caratteristiche ineludibili per conquistare quelle cariche di potere – ma il condizionale da me appena utilizzato è probabilmente del tutto retorico. Vi sono casi certamente più eclatanti, come quelli di USA e Brasile nei quali le figure di potere mirano all’autocrazia ma finiscono invece per autodelegittimarsi proprio in forza della loro incredibile inadeguatezza, ma pure nei governi locali queste da me rimarcate sono circostanze ormai ordinarie – in Italia la si conosce mooooolto bene, questa desolante realtà.

Dunque, mi chiedo: a fronte di questa situazione palese nonché viste le citate bieche spinte vieppiù autocratiche di tanti governi “democratici”, nel tanto blaterato “niente sarà come prima” determinato dal coronavirus non sarebbe ormai il momento di contemplare un’autentica rivoluzione politica globale per la civiltà umana ovvero un salto evolutivo socioculturale veramente potente e innovatore, cioè l’eliminazione sostanziale di qualsiasi potere politico?

Per dirla in altre e più franche parole: nell’anno 2020, terzo millennio, l’Homo Sapiens Sapiens ormai Super Technologicus è invece tanto primitivo dal punto di vista politico da aver ancora bisogno di un potere superiore governante, dominante, vigilante, non di rado soggiogante, che controlli la sua così decantata “civiltà”? Non sarebbe piuttosto l’ora di mettere in pratica quello che già il fondamentale Thoreau indicò nella sua Disobbedienza Civile, cioè che «il governo migliore è quello che non governa affatto» semplicemente perché la società che dovrebbe governare non ne ha più il bisogno?

Ci dovremmo pensare, secondo me. Anche per evitare che quella paradossale primitività politica della civiltà umana si acuisca sempre di più, con effetti tragicamente deleteri.

“La voce del popolo”

[Foto di Aubrey – Opera propria, CC BY-SA 1.0; fonte qui.]

L’Ur-Fascismo si basa su di un populismo qualitativo. In una democrazia i cittadini godono di diritti individuali, ma l’insieme dei cittadini è dotato di un impatto politico solo dal punto di vista quantitativo (si seguono le decisioni della maggioranza). Per l’ Ur-Fascismo gli individui in quanto individui non hanno diritti, e il “Popolo” è concepito come una qualità, un’ entità monolitica che esprime la volontà comune. Dal momento che nessuna quantità di esseri umani può possedere una volontà comune, il leader pretende di essere il loro interprete. Avendo perduto il loro potere di delega, i cittadini non agiscono, sono solo chiamati, pars pro toto, a giocare il ruolo del Popolo. Il Popolo è così solo una finzione teatrale. Per aver un buon esempio di populismo qualitativo, non abbiamo più bisogno di Piazza Venezia o dello Stadio di Norimberga. Nel nostro futuro si profila un populismo qualitativo Tv o Internet, in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venire presentato e accettato come la “Voce del Popolo”.

Ecco, poi, che faccio ricerche tra infiniti appunti per cercare alcune cose e me ne saltano fuori altre altrettanto utili. Soprattutto da riproporre e rileggere – anche periodicamente e comunque regolarmente: come gli articoli di Umberto Eco sull’Ur-Fascismo, usciti su “La Repubblica” nel 1995 (e i cui principi sono oggi raccolti in questo libro edito da La Nave di Teseo), quando la pervasività psicomentale della TV non era ancora così spinta (quantunque già lo fosse parecchio, ai tempi), quella di internet era allo stato embrionale, e le pulsioni neofasciste non erano certo sostenute da bassi populismi e sovranismi biecamente propagandati – almeno per gran parte – da una politica sempre più allo sbando come oggi sta accadendo, non soltanto in Italia, 25 anni dopo le parole di Eco. Il quale di nuovo dimostra la grande e lucidissima sagacia che ha sempre contraddistinto il suo pensiero e l’obiettiva, profonda visione della realtà che sapeva formulare come pochi altri, al punto da risultare non solo adattissima al presente (come si nota bene nella citazione) ma ancora molto “avanti”, e per questo pienamente illuminante.

Il brano lì sopra citato, in particolare, viene da questo articolo de “La Repubblica”; cliccate qui per leggerlo nella sua interezza. E leggetelo che è alquanto utile, appunto.